Il nome di Augusto Protti nella valle del Piave è legato al notevole impulso industriale dato grazie al suo cartonificio, la cui presenza e ingrandimento comportarono anche la realizzazione di importanti opere accessorie.
Ma a Longarone il cognome Protti è legato anche ad altre meritorie realizzazioni industriali, sempre connesse al ciclo produttivo del legno: infatti negli anni Trenta il figlio di Osvaldo, Giovanni Battista Osvaldo Protti [1], realizzò in località Faè di Longarone lo stabilimento "Faesite", specializzato nella produzione di pannelli in legno da destinare agli impieghi più diversi: il legno veniva macinato, quindi “sfibrato”, ricomposto e poi pressato ed asciugato, col prodotto finale rappresentato da un pannello di spessore variabile, molto flessibile e allo stesso tempo decisamente resistente, che fu commercializzato anche all’estero ed utilizzato per pareti, pavimenti, soffitti, carrozzerie, mobili, carpenteria edilizia. L'inaugurazione dello stabilimento venne fatta in pompa magna il 29 novembre 1936, alla presenza del Duce. Vi trovarono lavoro circa 250 persone. Destino volle che quello stabilimento - salvatosi per pochi metri dalla distruzione portata dall'onda di discesa del 9 ottobre - venisse adottato come primo centro di soccorso, con tutte le maestranze impiegate fin dai primi minuti dopo il disastro nel portare soccorso alle vittime del disastro. L'importanza della "Faesite" di Longarone è così riassunta da Agostino Sacchet:
“Con la fine della Faesite Longarone ha perso molti posti di lavoro e un prodotto di qualità che portava, in Italia e all’estero, il nome di un suo paese. Faesite rimane il nome di un prodotto, inserito nel vocabolario della lingua italiana, realizzato in altri stabilimenti, che però non ha più alcun collegamento con Longarone”.

Una rara immagine della zona di Faè-Desedan con lo stabilimento della Faesite (foto Burloni, cartolina viaggiata 3 giugno 1941, collezione Simone Osta)
Del cartonificio Protti si trova traccia fin dalla fine dell'Ottocento, sebbene lo stesso fosse denominato "Cartoneria S. Marsoni & C.": il suo sito di edificazione si trovava in sponda sinistra del Piave, all'altezza dell'abitato di Codissago, quasi in corrispondenza dell'uscita della forra del Vajont. La ragione sociale non deve trarre in inganno: l'opificio cambiò nome più volte, tanto che nel 1963 era denominato "Cartiere di Verona", anche se per tutti rimase sempre il "cartonificio Protti". Il suo ciclo produttivo partiva proprio da quel legname che - attraverso la c.d. fluitazione - giungeva in valle del Piave dalle località di taglio poste più a monte; da esso veniva ricavata la cellulosa e quindi la carta, nei vari formati richiesti dalle aziende fruitrici.

Una delle prime foto-cartolina del cartonificio Protti, ancora con la prima ragione sociale (collezione Elda Deon Cardin)
La storia del cartonificio è però legata anche alla realizzazione del primo progetto idraulico di utilizzo del torrente Vajont a scopi idroelettrici.
A inizio del 1900 Gustavo Protti aveva inoltrato domanda per poter utilizzare le acque del torrente per la produzione della corrente necessaria al funzionamento dei suoi macchinari. Il progetto prevedeva la realizzazione di un piccolo sbarramento in località Ponte di Casso, alto appena 8 metri e approntato con lo scopo di deviare le acque del torrente in apposito condotto realizzato in fianco destro attraverso passaggi in galleria e in canale aperto sul fianco del costone. Il punto di presa era realizzato in sponda sinistra per poi passare in sponda destra.
Il canale a condotta forzata così realizzato avrebbe avuto una capacità di 700 litri/minuto, sufficienti per azionare una turbina in grado di alimentare i servizi dello stabilimento.
Quote dell'impianto:
• punto di presa: 571 s.l.m.
• sbarramento: 623 s.l.m.
• canaletta: 674 s.l.m.

Una rara immagine dello sbarramento realizzato al ponte di Casso per la captazione delle acque del torrente Vajont (credits ProgettoDighe)

Il progetto dello sbarramento al Ponte di Casso (credits ProgettoDighe)

La canaletta Protti in uscita dalla forra del Vajont e in discesa verso lo stabilimento (credits ProgettoDighe)
L'acqua captata dal torrente Vajont veniva quindi raccolta in una vasca collocata a monte del cartonificio, da cui partiva una condotta forzata collegata a una piccola turbina all'interno dello stabilimento. Sia le acque in esubero che quelle utilizzate dalla turbina venivano quindi restituite al Piave, come del resto obbligava la normativa di settore.

Una foto degli anni Cinquanta che offre una panoramica dell'area ove sorgeva il cartonificio Protti: a sinistra, la forra del Vajont, ancora senza la diga; più al centro, in alto, la discesa della canaletta e la cascata di restituzione delle acque del Vajont al Piave


Infine, la residenza della famiglia Protti, di cui Augusto fu anche sindaco di Longarone. Gli imprenditori occuparono una villa ubicata più a sud, nei pressi di Fortogna: si trattava di una costruzione antica, dotata di un bel parco. Di essa rimane oggi solo una fotografia:

La sera del 9 ottobre 1963 la famiglia Protti si trovava in casa, come molte famiglie longaronesi. La villa era ubicata proprio al centro del mirino dell'ondata di discesa che, dopo avere distrutto Longarone e le frazioni limitrofe, prese la via del mare. La costruzione fu disintegrata e gli occupanti perirono tutti; si salvò un unico erede dell'illustre famiglia, unicamente perchè si trovava lontano da Longarone.


Il sito dove sorgeva villa Protti dopo il passaggio dell'ondata del 9 ottobre: nella foto in basso, sullo sfondo, si nota la gigantesca sequoia sopravvissuta fino ai giorni nostri


La grande sequoia sopravvissuta: sul tronco sono evidenti ancora oggi i segni lasciati dall'ondata del 9 ottobre
Oggi il sentiero che adduce alla canaletta Protti è solo in parte percorribile, almeno nel tratto coincidente con la Ferrata della Memoria; oltre essa le gallerie risultano quali completamente ostruite dai detriti trasportati dall'ondata che scavalcò la diga. L'avvicinamento e la percorribilità di tali strutture richiedono attrezzatura specifica (imbrago, cordini, moschettoni, caschetto, pila) e molta prudenza, trattandosi di zona dissestata ed esposta. E' altresì visibile dal fianco destro della forra, lungo la strada che porta all'ex centrale del Colomber.

Giocondo Protti sul davanzale di una delle finestre rivolte verso il giardino del palazzo (credits Lorenzo Dal Cortivo)

La scalinata di Palazzo Sartori - Protti - Micheletto con Maria De Pretto e Gustavo Protti nel 1910 (credits Lorenzo Dal Cortivo)

Cartonificio Protti, anno imprecisato.
Questa foto inedita offre una buona visuale sul cartonificio Protti e sugli edifici adibiti a tenditoi per la carta appena prodotta.
In primo piano, la strada Campelli che prosegue verso la strada vecchia per Erto.
L'intera area antistante il punto di scatto verrà occupata dal lago creato dall'impatto dell'ondata di tracimazione in uscita dalla forra.
Credits: gruppo FB "Longarone, ieri oggi e domani"
Gianmarco Calore
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[1] Giovanbattista Osvaldo Protti, nato a Longarone il 14 ottobre 1879 e deceduto con la famiglia nella catastrofe del Vajont del 9 ottobre 1963. Laureato in scienze agrarie a Milano, nel 1903, si occupa da subito delle aziende agricole familiari nel trevigiano e nel Bellunese, in particolare della tenuta di Villanova-Faè, gravemente danneggiata dalle inondazioni del 1882 e con la messa a dimora di oltre centomila piante, principalmente resinose, con lo sviluppo di allevamenti di razze pregiate lattifere, con l’opportuno appoderamento rende fertili larghe zone improduttive sulla riva destra del Piave, da Villanova a Desedan, crea un’azienda di montagna modello superando con larga visione le concezioni agricole industriali del tempo. Collabora col padre che aveva fondato fin dal 1900 il cartonificio Gustavo Protti & C. a Longarone, il più grande esistente allora in Europa. Nel 1935 fa sorgere la società per azioni Faesite, con stabilimento a Faè di Longarone, costruito nella sua stessa tenuta di Faè, prima fabbrica in Italia di pannelli di fibra di legno. Opera anche nel Meridione. Ricopre numerose cariche di carattere pubblico nelle provincie di Belluno, di Rovigo, nel Parlamento italiano e in istituzioni private regionali e nazionali. (credits Renato Bona)
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