Questa è una storia strana.
E' probabilmente tra le prime che vengono raccontate quando si parla della tragedia del Vajont, ed è talmente tanto radicata nel comune sentire da essere ormai parte integrante di quel 9 ottobre. Io stesso ne ho sentito parlare da ragazzino, avrò avuto sì e no 12 anni, quando per la prima volta salii alla diga.
Si narra infatti che quella sera, al momento del distacco della frana, ci fosse una corriera che stesse percorrendo la strada che da Cimolais scendeva a Longarone e che venne travolta scomparendo per sempre con tutti i suoi occupanti. Questa è in estrema sintesi l'ossatura del discorso.
Poi, passa il tempo e ciascuno l'arricchisce con particolari "inediti", ma anche contraddittori: la corriera era in realtà un pullman turistico tedesco; non scendeva da Cimolais ma era a Longarone; chi spergiura di averne conosciuto l'autista, altri che sostengono che la carcassa fu trovata nel greto del Piave, semisommersa di detriti, ma che non fu recuperata a causa di un odore nauseabondo che vi proveniva dall'interno...
Insomma, un'ossatura di una storia inizialmente verosimile diventa traballante proprio a causa delle sue contraddizioni, dei suoi troppi particolari postumi.
Ma le storie si sa, una volta che attecchiscono sono come la gramigna: diventa difficilissimo estirparle o quantomeno addomesticarle...
Da quando mi occupo del Vajont ho sempre cercato di prediligere le fonti primarie, prime fra cui gli atti processuali che sono stati messi a disposizione di tutti dopo un'immensa opera di digitalizzazione. A seguire, i testi più accreditati e confrontati con gli articoli di stampa dell'epoca. La vox populi ho sempre cercato di prenderla come spunto per i successivi accertamenti.
Ebbene, su questa storia dico subito che non c'è assolutamente nulla di ufficiale.
Tuttavia ogni storia che sconfini in leggenda muove sempre i suoi primi passi da un fondamento di verità: un piccolo seme che fa germogliare una pianta che poi qualche giardiniere inesperto "imbastarda" con altre, nella convinzione di fare un bene ma ottenendo invece risultati catastrofici.
Val Zoldana, 22 marzo 1959. C'è una pattuglia delle guardie forestali che di prima mattina interrompe la circolazione sulla s.s. 251, nei pressi della diga di Pontesei. Per chi non è pratico della zona, ci troviamo sul versante della valle del Piave opposto rispetto a quello dove sta sorgendo la diga del Vajont: prendendo proprio il Piave come riferimento, ci troviamo in destra orografica mentre il Vajont è in sinistra. In mezzo ai due versanti, Longarone.
Il posto di blocco si è reso necessario perchè sulla strada e sui suoi muri di contenimento sono apparse crepe e fenditure sempre più grandi, sintomo di una zolla di frana in movimento. Di prima mattina c'è una corriera degli "Autoservizi Zoldana" che sta scendendo verso Longarone: arrivata in località Ponte Alto trova il blocco dei forestali. Stupore, imprecazioni, qualche bestemmia di chi deve raggiungere il posto di lavoro... L'autista che si toglie il berretto e si gratta la testa, cercando una soluzione che sembra introvabile: non è mica come oggi, che con un telefonino in tasca riesci a fare tutto! A quell'epoca non c'erano manco le cabine telefoniche, se volevi telefonare dovevi andare nel posto telefonico pubblico (di solito un'osteria, un ristorante, un albergo, posti sempre aperti anche di notte) e contattare il centralino di Longarone (se eri fortunato) o quello di Belluno chiedendo di essere messo in comunicazione con l'abbonato che cercavi...
Ma quelle crepe si allargano. Le vedono i forestali, le vedono i passeggeri e anche l'autista che intanto ha smesso di grattarsi la testa e si è rimesso il berretto. La soluzione più logica e sensata è quella di fare allontanare tutti. E così viene fatto: passeggeri, autista e forestali fanno appena a tempo ad attraversare una passerella pedonale che porta sull'altro versante della val Zoldana perchè alle 7 dalla località Fagarè si stacca la frana che lentamente ma inesorabilmente scende nel bacino di Pontesei.
Grida, incredulità, la certezza di essere stati miracolati. Sì perchè la frana scendendo nel lago solleva un'ondata, un niente se paragonata a quella del Vajont, ma in grado comunque di fare danni. Sbatte sulla sponda opposta del lago, dove due geometri fanno appena a tempo a mettersi in salvo ma travolgendo un operaio che non verrà più ritrovato, genera un'altra ondata che scavalca di poco il coronamento della diga scendendo verso Longarone. La corriera viene effettivamente travolta dall'acqua che la solleva, le fa compiere una mezza rotazione e la va a depositare - acciaccata ma vuota - su un terrapieno poco più in basso. Il veicolo verrà poi recuperato, sistemato e rimesso in servizio.
Fu probabilmente questo il seme che farà germogliare la leggenda della corriera-fantasma. Il primo innesto che ha dato forza a questa leggenda è stato poi il ritrovamento nel greto del Piave - siamo già dopo il disastro del Vajont - di una carcassa di corriera. Vuota. Si trattava probabilmente di una delle corriere che la sera venivano parcheggiate nel piazzale della stazione di Longarone, pronte l'indomani mattina per salire verso il Cadore o scendere verso il Trevigiano.
E l'odore nauseabondo? Beh, provate solo a parlare con i soccorritori... Morti dappertutto, umani e no, fognature e caldaie a gasolio completamente distrutte... Il primo odore che tutti i soccorritori ricordano era proprio quello della nafta. E poi, il resto...
Ecco. Chi ancora oggi crede che ci sia una corriera piena di gente sepolta da qualche parte da quel 9 ottobre può rasserenarsi. Almeno in questo.
Commenti sul forum QUI
