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Iscritto il: 25/01/2026, 11:44
Lo sfruttamento delle acque del torrente Vajont ai fini di produzione di energia elettrica è cosa più antica rispetto al progetto della diga del Vajont.
A inizio del 1900 Gustavo Protti, titolare dell'omonimo cartonificio ubicato a Codissago, aveva inoltrato domanda per poter utilizzare le acque del torrente per la produzione della corrente necessaria al funzionamento dei suoi macchinari.
Il progetto prevedeva la realizzazione di un piccolo sbarramento in località Ponte di Casso, alto appena 8 metri e approntato con lo scopo di deviare le acque del torrente in apposito condotto realizzato in fianco destro attraverso passaggi in galleria e in canale aperto sul fianco del costone. Il punto di presa era realizzato in sponda sinistra per poi passare in sponda destra.
Il canale a condotta forzata così realizzato avrebbe avuto una capacità di 700 litri/minuto, sufficienti per azionare una turbina in grado di alimentare i servizi dello stabilimento.
Quote dell'impianto:
• punto di presa: 571 s.l.m.
• sbarramento: 623 s.l.m.
• canaletta: 674 s.l.m.
La struttura venne autorizzata e realizzata. Le foto che seguono sono tratte dal fascicolo processuale digitalizzato, di libera consultazione e utilizzo.
Per completezza, la famiglia Protti verrà annientata nel disastro del 9 ottobre, con un unico sopravvissuto che al momento dei fatti non si trovava a Longarone.
Oggi il sentiero che adduce alla canaletta Protti è solo in parte percorribile, almeno nel tratto coincidente con la Ferrata della Memoria; oltre essa le gallerie risultano quali completamente ostruite dai detriti trasportati dall'ondata che scavalcò la diga. L'avvicinamento e la percorribilità di tali strutture richiedono attrezzatura specifica (imbrago, cordini, moschettoni, caschetto, pila) e molta prudenza, trattandosi di zona dissestata ed esposta. E' altresì visibile dal fianco destro della forra, lungo la strada che porta all'ex centrale del Colomber.
UN APPROFONDIMENTO QUI
A inizio del 1900 Gustavo Protti, titolare dell'omonimo cartonificio ubicato a Codissago, aveva inoltrato domanda per poter utilizzare le acque del torrente per la produzione della corrente necessaria al funzionamento dei suoi macchinari.
Il progetto prevedeva la realizzazione di un piccolo sbarramento in località Ponte di Casso, alto appena 8 metri e approntato con lo scopo di deviare le acque del torrente in apposito condotto realizzato in fianco destro attraverso passaggi in galleria e in canale aperto sul fianco del costone. Il punto di presa era realizzato in sponda sinistra per poi passare in sponda destra.
Il canale a condotta forzata così realizzato avrebbe avuto una capacità di 700 litri/minuto, sufficienti per azionare una turbina in grado di alimentare i servizi dello stabilimento.
Quote dell'impianto:
• punto di presa: 571 s.l.m.
• sbarramento: 623 s.l.m.
• canaletta: 674 s.l.m.
La struttura venne autorizzata e realizzata. Le foto che seguono sono tratte dal fascicolo processuale digitalizzato, di libera consultazione e utilizzo.
Per completezza, la famiglia Protti verrà annientata nel disastro del 9 ottobre, con un unico sopravvissuto che al momento dei fatti non si trovava a Longarone.
Oggi il sentiero che adduce alla canaletta Protti è solo in parte percorribile, almeno nel tratto coincidente con la Ferrata della Memoria; oltre essa le gallerie risultano quali completamente ostruite dai detriti trasportati dall'ondata che scavalcò la diga. L'avvicinamento e la percorribilità di tali strutture richiedono attrezzatura specifica (imbrago, cordini, moschettoni, caschetto, pila) e molta prudenza, trattandosi di zona dissestata ed esposta. E' altresì visibile dal fianco destro della forra, lungo la strada che porta all'ex centrale del Colomber.
UN APPROFONDIMENTO QUI
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Iscritto il: 31/01/2026, 15:15
Ho ricavato questa immagine da una mappa miltare americana della zona del 1941 messa gentilmente a disposizione dall'Università del Texas dove appare il percorso della canaletta in questione.

La mappa conpleta si trova a questo indirizzo.
La raccolta completa si trova qui.
ciao
La mappa conpleta si trova a questo indirizzo.
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ciao
Mai arrabbiarsi, solo meravigliarsi ...
(citazione Arturo Nicolodi)
(citazione Arturo Nicolodi)
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Iscritto il: 25/01/2026, 11:44
Grazie pojana! Materiale di prim’ordine!
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Iscritto il: 25/01/2026, 11:44
Abbiamo accennato alla villa Protti, che sorgeva nei pressi di Fortogna in località Faè.
Le prime tracce storiche di questa struttura risalgono ai primi del 1800, voluta da Antonio Talacchini, grosso imprenditore dell’epoca al quale si deve anche il tracciato della statale 51 d’Alemagna, in quel tempo un semplice tracciato postale. La casa faceva in realtà parte di una grande tenuta comprensiva di un parco, di una piccola chiesa e di una segheria.
Agli inizi del Novecento tutta la tenuta fu acquistata da Gustavo Protti, proprietario dell’omonimo cartonificio. Nel 1917 Villa Protti fu il quartiere generale di Rommel per la “battaglia di Longarone” in cui catturò ben 10000 soldati italiani.
La notte del disastro la struttura fu colpita dall'ondata che distrusse Longarone, annientando quasi completamente la famiglia Protti: si salvò una sola persona che in quel momento non si trovava in paese.
Grazie al gruppo FB "Longarone e dintorni: ieri, oggi e domani" proponiamo le foto che seguono. Da sole rendono l'idea più di mille parole.
Le prime tracce storiche di questa struttura risalgono ai primi del 1800, voluta da Antonio Talacchini, grosso imprenditore dell’epoca al quale si deve anche il tracciato della statale 51 d’Alemagna, in quel tempo un semplice tracciato postale. La casa faceva in realtà parte di una grande tenuta comprensiva di un parco, di una piccola chiesa e di una segheria.
Agli inizi del Novecento tutta la tenuta fu acquistata da Gustavo Protti, proprietario dell’omonimo cartonificio. Nel 1917 Villa Protti fu il quartiere generale di Rommel per la “battaglia di Longarone” in cui catturò ben 10000 soldati italiani.
La notte del disastro la struttura fu colpita dall'ondata che distrusse Longarone, annientando quasi completamente la famiglia Protti: si salvò una sola persona che in quel momento non si trovava in paese.
Grazie al gruppo FB "Longarone e dintorni: ieri, oggi e domani" proponiamo le foto che seguono. Da sole rendono l'idea più di mille parole.
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Iscritto il: 16/02/2026, 15:22
Da brividi...
Sapevo del cartonificio Protti ma non della villa che probabilmente continuavo a confondere con villa Malcom!
Lo sfruttamento idraulico del torrente Vajont per l'alimentazione del cartonificio è stato per quei tempi qualcosa di fantascientifico, sarebbe interessante capire meglio sotto l'aspetto tecnico la sua realizzazione soprattutto avuto conto dell'asperità dei luoghi!
Sapevo del cartonificio Protti ma non della villa che probabilmente continuavo a confondere con villa Malcom!
Lo sfruttamento idraulico del torrente Vajont per l'alimentazione del cartonificio è stato per quei tempi qualcosa di fantascientifico, sarebbe interessante capire meglio sotto l'aspetto tecnico la sua realizzazione soprattutto avuto conto dell'asperità dei luoghi!
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Iscritto il: 25/01/2026, 11:44
Circa invece il cartonificio Protti (prima cartonificio "Marsoni & C.", poi conosciuto anche come "Cartiere di Verona"), esso viene costruito nel 1899 per volontà del cav. Gustavo Protti (che sarà anche sindaco di Longarone), entrando in funzione l'anno successivo con una forza-lavoro di 150 operai.
La struttura era ubicata allo sbocco della forra del Colomber, tra Longarone e Codissago, più o meno dove oggi sorge il punto informazioni e si può dire essere stata la struttura industriale più direttamente legata alla fluitazione del legno e alla sua lavorazione sul posto. L'approvvigionamento elettrico per i macchinari che funzionavano H24 era stato studiato con la derivazione del torrente Vajont, con punto di presa al ponte di Casso dove era stato eretto un piccolo sbarramento di 8 metri di altezza e con trasferimento dell'acqua attraverso un sistema di gallerie e canali aperti che arrivava presso una vasca di carico collocata poco più a monte dello stabilimento. Tale vasca di carico faceva funzionare una piccola turbina in grado di assicurare la corrente necessaria al funzionamento dei macchinari.
Il cartonificio verrà disintegrato dall'ondata del 9 ottobre. Di esso sarà recuperata solo una delle ruote in pietra che servivano a ricavare la cellulosa.
La struttura era ubicata allo sbocco della forra del Colomber, tra Longarone e Codissago, più o meno dove oggi sorge il punto informazioni e si può dire essere stata la struttura industriale più direttamente legata alla fluitazione del legno e alla sua lavorazione sul posto. L'approvvigionamento elettrico per i macchinari che funzionavano H24 era stato studiato con la derivazione del torrente Vajont, con punto di presa al ponte di Casso dove era stato eretto un piccolo sbarramento di 8 metri di altezza e con trasferimento dell'acqua attraverso un sistema di gallerie e canali aperti che arrivava presso una vasca di carico collocata poco più a monte dello stabilimento. Tale vasca di carico faceva funzionare una piccola turbina in grado di assicurare la corrente necessaria al funzionamento dei macchinari.
Il cartonificio verrà disintegrato dall'ondata del 9 ottobre. Di esso sarà recuperata solo una delle ruote in pietra che servivano a ricavare la cellulosa.
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Iscritto il: 16/02/2026, 15:22
Interessante il discorso del cambio della ragione sociale, sarebbe bello comprenderne i motivi che personalmente ritengo legati a una evoluzione produttiva del cartonificio, che sembra passare in pochi anni da una realtà pseudo-locale a una di ben più ampio respiro, magari con commesse anche a livello nazionale.
Guardando bene le foto, la sua ubicazione sembra coincidere - o quantomeno approssimarsi - con quella del lago creato dall'impatto dell'ondata uscita dalla forra....
Guardando bene le foto, la sua ubicazione sembra coincidere - o quantomeno approssimarsi - con quella del lago creato dall'impatto dell'ondata uscita dalla forra....
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Iscritto il: 25/01/2026, 11:44
Confermo. Cercando di fare collimare le foto del cartonificio con quelle del lago, la struttura sembra proprio sorgere dove si trovava quest'ultimo che peraltro ritengo essere stato disintegrato prima dal gigantesco spostamento d'aria dell'ondata in uscita dalla forra...
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Iscritto il: 16/02/2026, 15:22
Impressionante... grazie come sempre per la vostra competenza.
Altra foto della pozza all'uscita dalla forra dopo la tragedia, dall'archivio dei Vigili del Fuoco
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https://www.facebook.com/groups/676123572904875/
"La mente è come un paracadute: funziona solo se si apre" - Albert Einstein
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