Dati generali
• Catalogazione: disastro ambientale
• Area interessata: Media e Alta Valtellina (paesi di Tartano, San Pietro di Berbenno, Ardenno, Fusine, Selvetta e Cedrasco, Talamona, Morbegno, Torre di Santa Maria, Chiuro, Sondalo, S. Antonio Morignone, Aquilone e frazioni circostanti)
• Vittime accertate: 53
• Massa di frana: non ufficialmente stimata [1]
• Danni diretti quantificati: svariate abitazioni e strutture turistiche; danni alla viabilità
Le premesse
L'alluvione della Valtellina fu un fenomeno estremo in realtà composto da più eventi concentrati non solo nella Valtellina ma anche nella vicina Svizzera.
Le cause furono una concatenazione di eventi meteo tra i più estremi, in un'estate definita già all'epoca molto calda. Infatti a partire da metà luglio a ridosso delle Alpi andò ammassandosi una forte area depressionaria di origine artica che si scontrò con una massa quasi altrettanto imponente di aria calda e umida. Nonostante un brusco calo pressorio, le temperature non si abbassarono, tanto che nei giorni immediatamente precedenti il disastro lo zero termico era stato localizzato a 4000 metri. Il risultato fu lo sviluppo di fortissimi fenomeni piovosi che si concentrarono nella media e alta Valtellina e in Svizzera, appena oltre confine.
Il disastro
Il primo fenomeno alluvionale avvenne il 18 luglio verso le 17:30 quando un'enorme massa di acqua e detriti travolse l'abitato di Tartano distruggendo un condominio e un albergo adiacente causando 21 vittime. Quasi contemporaneamente il fiume Adda, ingrossatosi repentinamente, non trovando sfogo ruppe gli argini esondando e travolgendo gli abitati di San Pietro in Barbenno, Ardenno, Fusine, Selvetta e Cedrasco, interrompendo i collegamenti stradali e ferrovieri. Ulteriori esondazioni e allagamenti furono segnalati anche più a valle.
I soccorsi si mossero molto rapidamente e provvidero come prima cosa allo sgombero dei centri abitati, salvando in questo modo parecchie vite umane. Infatti le piogge (che continuavano a cadere abbondanti) stavano creando problemi nell'alta Valtellina dove sulle montagne circostanti cominciavano a evidenziarsi profonde fessurazioni soprattutto sul versante montuoso della Val Pola, ai piedi del monte Zandilla: e infatti proprio da qui alle 7:18 del 28 luglio si staccò un'imponente massa di frana [2] stimata sull'ordine dei 40 milioni di mc che travolse distruggendoli completamente gli abitati di Sant'Antonio Morignone e Aquilone (frazioni di Valdisotto), fortunatamente già evacuati. Tuttavia tale frana travolse e uccise una squadra di 7 operai che stava cercando di ripristinare la viabilità interrotta; fango e detriti risalirono per alcune centinaia di metri la sponda opposta uccidendo 35 persone che erano state invece lasciate in alcune frazioni ritenute erroneamente al sicuro.
La frana costituì poi un enorme sbarramento al corso dell'Adda, formando un bacino naturale che andò via via riempiendosi sempre di più. L'aumento dell'intensità piovosa portò il lago a una crescita di 20 cm l'ora, con un incombente rischio di tracimazione e conseguente catastrofe a valle. La soluzione adottata fu drastica: sfollare gli abitanti di tutti i centri abitati da Sondalo a Sondrio per poi procedere a una tracimazione controllata del lago [3]. Le operazioni iniziarono il 30 agosto fino a completo svuotamento del bacino. In seguito il fiume Adda si scavò un proprio nuovo corso sul corpo della frana.
A seguito di tali eventi il Parlamento Italiano emanò la legge n. 102/1990 in cui si deliberava di destinare una somma di 2 400 miliardi di lire nel sessennio 1989-1994 per il riassetto e il monitoraggio idro-geologico, la ricostruzione e lo sviluppo dei comuni della provincia di Sondrio e della adiacenti zone delle province di Bergamo, Como e Brescia.
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[1] trattasi infatti di più frane cadute in momenti successivi. Solo la frana del monte Zandilla è stata stimata sull'ordine dei 40 milioni di mc.
[2] meglio conosciuta come frana del Pizzo Coppetto
[3] decisione di cui si assunse la responsabilità politica l'allora ministro della Protezione Civile Remo Gaspari che aveva sostituito proprio durante l'emergenza in corso il suo predecessore Giuseppe Zamberletti e che per tale decisione fu aspramente criticato
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