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Bellissima tesi, disponibile pubblicamente online, realizzata da Matteo Ortez per la laurea in ingegneria civile all'Università di Padova, dove analizza la propagazione lungo la valle del Piave dell’onda di sommersione
generata dal disastro del Vajont:

Tesi_Orzes_Matteo.pdf
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"La mente è come un paracadute: funziona solo se si apre" - Albert Einstein

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Al riguardo sono impressionanti i primi rilievi in carta effettuati dal Magistrato alle Acque di Belluno sullo studio dell'andamento dell'onda di sommersione su Longarone e su Pirago.
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Questa è probabilmente la prima aerofoto scattata la mattina del 10 ottobre 1963 da un elicottero dei Vigili del Fuoco che sta sorvolando l'area di frana in corrispondenza della diga.

Sulle sponde della forra si può notare l'altezza raggiunta dall'onda e - sul fondo - il deposito dei detriti che prosegue senza soluzione di continuità fino allo sbocco sul Piave: questo strato di detriti ricopre un'altezza variabile tra i 35 e i 20 metri rispetto al fondo forra originario.

In corrispondenza dell'uscita della forra si rileva (ed è la prima volta) la presenza di un laghetto più piccolo che si è già scavato un emissario sul lago molto più grande, corrispondente all'impatto dell'onda sul greto del Piave. Oltre esso, il nulla.
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1964.

In un'atmosfera di incredulità per quanto accaduto pochi mesi prima, la parola passa nuovamente ai tecnici, chiamati a valutare molti fattori in tempi ristretti: solo a citarne alcuni, la stabilità del versante del Toc (con l'incognita del "diedro" ritenuto a rischio crollo); il ripristino della galleria di sorpasso (che dovrà in tempi brevissimi scaricare a valle della diga il surplus di acqua del lago C, a rischio tracimazione, riportandolo a quota di sicurezza); la tenuta stessa del manufatto (sul quale si sono addossati milioni di metri cubi di frana, con un sovralzo di 168 metri sul coronamento).

La foto (credits Simone Gat Pitois Aime) è stata scattata appena a valle della diga, in sponda destra idrografica: ritrae da sinistra l'ingegner Brescancin (ENEL) e - in camicia bianca - l'ingegner Giuseppe Torno della ditta omonima, costruttore della diga. Le altre tre persone non sono note.

La foto permette di rilevare due particolari:

- sullo sfondo, proprio a fianco del basco indossato dall'uomo a destra, si intravvede una delle incastellature della teleferica che dal greto del Piave portava all'impianto di betonaggio di Moliesa gli inerti da assemblare per il calcestruzzo: essa è rimasta incredibilmente illesa; i plinti in calcestruzzo che sorreggevano tali strutture sono visibili ancora oggi nel bosco che da Casso scende verso Codissago attraverso il "troi de Sant'Antoni";
- l'impressionante levigatura lasciata dall'acqua sulla roccia, portata "a vivo", che risale ancora per molte decine di metri alle spalle delle persone ritratte. Dai segni lasciati sulle rocce è stato stimato un sovralzo dell'ondata sul coronamento diga di più di 200 metri.
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Grazie per questa foto incredibile! Quindi qui dovremmo essere circa 200 metri SOPRA il coronamento della diga??
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Petrektek ha scritto: 03/06/2026, 17:54 Grazie per questa foto incredibile! Quindi qui dovremmo essere circa 200 metri SOPRA il coronamento della diga??
Metro più, metro meno....
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