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All'indomani del disastro l'Aeronautica Militare inizia un immenso lavoro di documentazione fotografica e altimetrica, destinato a concludersi nel successivo mese di aprile e che confluirà nel materiale di istruttoria del giudice Fabbri, consultabile qui: https://archiviodigitale-icar.cultura.g ... il/2640344

Si tratta di centinaia di fotografie prese da quota fissa, che permettono di accertare i danni provocati dalla frana su tutto il bacino, dal coronamento diga ai margini più orientali del lago residuo, con la relativa modificazione dello stato dei luoghi e con il rilevamento di quote altimetriche della nuova orografia.

E' prima di tutto importante confrontare la foto del lago residuo nella sua interezza (presa il 22 ottobre 1963) con le quote altimetriche delle cartine aeronautiche e con lo studio della direzione delle ondate:

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Analizziamo adesso i fotogrammi più salienti partendo dal margine più orientale del lago e spostandoci verso la diga.

Immissione del torrente Vajont nel bacino
La foto mostra l'immissione del torrente Vajont nel bacino artificiale. Siamo nel margine più orientale, ciò nonostante i segni di impatto dell'onda di risalita sono bene evidenti. Il lago in questo punto si attesta a una quota di ben 759 metri s.l.m., circa 36 metri più in alto del coronamento diga.

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San Martino
La frazione ha ricevuto l'impatto più violento dell'onda di risalita, che si è andata a infrangere sul margine più orientale del lago. I segni sul terreno sono evidenti al pari della quota massima di dilavamento di 742 metri s.l.m., 20 metri più in alto del coronamento diga.

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Ponte del Mesazzo
Il torrente Mesazzo è uno degli affluenti in sinistra Vajont nella parte più orientale del bacino; dal rifugio Casera Ditta scende attraverso un canale che si allarga fino al suo sbocco nella valle del Vajont, lasciando alla sua sinistra le località di Pineda e di Prada. Come si vede dalla fotografia, oggi non intercetta nemmeno più il lago residuo, tenuto a quota molto più bassa dal sistema di gallerie di sorpasso e di bypass di cui si è parlato in altro topic.

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La costruzione della strada di circonvallazione del lago previde la realizzazione di due ponti in calcestruzzo: quello sul Mesazzo e quello un po' più a monte, chiamato ponte del Cerentòn, che l'onda di risalita distrusse completamente. Le foto seguenti mostrano il lago C (o lago residuo) a quote d'invaso decisamente maggiori, destinate a crescere ulteriormente poichè alimentate dal torrente Vajont, dai suoi affluenti e dal disgelo, oltre che dalle piogge di stagione. Mostrano inoltre gli ampi segni di dilavamento delle sponde adiacenti da parte dell'onda di risalita che per puro caso mancò il ponte, evitandone la distruzione.

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Margine occidentale di frana
In risalita verso la diga l'Aeronautica fotografa l'ostruzione del lago da parte del margine di frana più orientale. La quota di 746 attestata sulla foto fa riferimento alla vecchia strada, confermando comunque l’altezza del lago a quote preoccupanti. Di qui i timori per una possibile tracimazione del lago verso la val Cimoliana attraverso il passo di S. Osvaldo e l'impellente necessità della realizzazione della centrale di pompaggio.

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Frasein (o Fraseign)
Località situata in sponda destra nel punto di inizio della forra del Vajont che portava alla diga. La foto aerea immortala la giunzione del margine di frana con la sponda destra e la conseguente scomparsa della forra preesistente.

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Le Spesse
Ugualmente in sponda destra, la foto certifica le quote massime di passaggio dell'onda di risalita, arrivata a toccare quota 770, circa 50 metri più in alto del coronamento diga....

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Erto e San Rocco
Miracolosamente salvatosi dall'ondata diretta provocata dalla frana (che rimbalzò contro uno sperone roccioso), patisce i danni maggiori nelle frazioni più basse. Nella foto si nota anche la gigantesca massa di detriti addossata alla sponda.

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Diga del Vajont, Bosco Vecchio, forra e Casso
La foto denuncia tutta la violenza delle ondate provocate dalla frana: quella diretta verso Casso, quella di ritorno verso il monte Toc e gli effetti in forra. Mostra anche i 6 giganteschi coni alluvionali provocati dalla violenta azione di drenaggio dell'acqua verso gli strati inferiori dell'ammasso.

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Uscita forra e Dogna
La foto evidenzia il tracciato dell'onda di circa 25 milioni di mc che ha attraversato la forra verso Longarone, addirittura sovrastandola in altezza; l'impatto con il greto del Piave è denotato dal lago creatosi appena oltre il ponte delle Roste, lago che arrivò a una profondità di circa 40 metri. La seconda foto (ricolorata da Roberto Minardi) è drammaticamente semplice: tutto quello che è verde non è stato toccato dall'acqua, tutto quello che è chiaro invece sì...

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1 - la forra del Vajont a valle della diga (fuori campo), con le sponde ampiamente dilavate e levigate dalla potenza dell'acqua
2 - via Dogna
3 - l'immensa pozza lasciata dall'impatto dell'onda: essa è localizzata esattamente di fronte all'attuale Pro Loco, punto informazioni (quando passate di lì, fateci un pensiero...)
4 - l'area dove sorgeva la cartiera "Cartiere di Verona"

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Mattina del 10 ottobre 1963.
Questa è probabilmente una delle prime aerofoto scattate subito dopo il disastro da parte di un elicottero dei Vigili del Fuoco in sorvolo sull'area di frana.

Permette di osservare:
1) il fondo della forra completamente ricoperto da detriti e sedimenti
2) un piccolo lago formatosi all'uscita della forra, con un suo emissario verso il lago più grande lasciato dall'impatto dell'onda sul greto del Piave: è la prima volta che si nota questo particolare
3) il lago che riempie la voragine causata dall'impatto dell'onda

Le linee rosse indicano i margini superiori del dilavamento delle sponde di forra lasciate dall'ondata: se ne noti il sovralzo rispetto alla diga.

Fonte: quaderni di storia pompieristica in www.impronteneltempo.org
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Queste immagini rendono più di tante parole.. un sovralzo statico, ma anche un sovralzo dinamico a quanto posso capire... La diga appare un qualcosa di minuscolo e insignificante, se poi pensiamo a un uomo su quel coronamento, poco più che un granello di sabbia, l'immagine dell'ondata deve essere stata veramente apocalittica, non trovo altre parole..

La forra deve avere quindi fatto come una sorta di canna di fucile, comprimendo e caricando la massa che vi si è incanalata con un'energia cinetica inimmaginabile..
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Ottobre 1963, dopo l'apocalisse.

Un'altra significativa aerofoto scattata sulla verticale della frana, a ridosso della diga.
Si può notare il margine superiore di rimbalzo dell'ondata principale, contenuta dalla parete verticale della falesia. L'edificio quasi sullo strapiombo è la scuola elementare del paese, rimasta danneggiata.

Dell'area di cantiere di Molièsa non resta nulla se non alcune tracce dei basamenti in cemento armato dove si sviluppava la via di corsa della teleferica.
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1963, lago residuo.

Un'altra aerofoto a colori permette di notare il livello significativamente alto del lago residuo che al suo culmine arrivò a quota 728 (oltre 6 metri il coronamento diga); i segni di dilavamento delle sponde causati dall'ondata di risalita che ha cancellato tutte le frazioni che si affacciavano sull'invaso si va ad esaurire contro il margine orientale avendo ancora forza e altezza sufficienti per distruggere il ponte Therenton che sovrapassava l'immissione del torrente Vajont.
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