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I soccorsi

Messaggio da giacal »

La tragedia del Vajont, in un'epoca in cui il moderno concetto di Protezione Civile era ancora sconosciuto, dimostrò tutto il grande cuore degli Italiani. Non solo i Corpi dello Stato, ma anche i semplici cittadini collaborarono spalla a spalla in un'incessante opera di volontariato. 

Fin dai minuti successivi alla distruzione di Longarone, i sopravvissuti si gettarono in quell'inferno di fango e macerie rischiando la loro stessa vita, in un buio appena rischiarato dalla luna. Alcuni dei sopravvissuti estratti dalle rovine del paese devono la vita proprio a queste persone. Il medico di Longarone (che per un tragico scherzo del destino morirà qualche tempo dopo per il crollo di uno dei ponti provvisori), gli operai della "Faesite", miracolosamente scampata al disastro perchè solo sfiorata dall'onda di discesa, ma anche tanti Longaronesi annichiliti da quella che fu per loro la fine del mondo.

Poi arrivarono i soccorsi veri e propri: poche ore dopo, gli Alpini e le prime colonne dei Vigili del Fuoco, ma anche militari dell'Arma dei Carabinieri e della Polizia Stradale. E poi l'Esercito, con il Genio e il Corpo di Sanità; la Croce Rossa Italiana; il 2° Reparto Celere di Padova; la SETAF americana delle basi di Aviano e di Vicenza. I soccorsi presero quindi una loro precisa struttura organizzativa, per evitare sovrapposizione di compiti e - di contro - mansioni non adempiute o trascurate. Furono organizzati i Centri Comando Avanzati, i posti di pronto soccorso, i punti di raccolta delle salme cui si dovette provvedere con drammatica urgenza.

Molti dei soccorritori rimasero sul posto per lungo tempo, in una continua alternanza di personale in quelle che con linguaggio tecnico venivano definite "aggregazioni"; quasi altrettanti decisero volontariamente di rimanere tra quelle popolazioni con cui si era instaurato un legame fraterno, destinato a rinsaldarsi ancora di più man mano che i mesi passavano.

Ma nei giorni immediatamente successivi al disastro non vi furono solo i soccorritori diciamo "di prima linea"; ve ne furono quasi altrettanti nelle retrovie, con compiti non meno importanti: lungo il Piave le popolazioni rivierasche continuarono incessantemente nell'opera di recupero dei corpi che venivano portati a valle dalla corrente; chi potè ospitò le persone evacuate, con particolare riguardo per donne e bambini cui si cercò di assicurare una sorta di seconda famiglia.

Furono inoltre recuperate le varie suppellettili rimaste ancora fruibili, tra cui la statua della Madonna Immacolata della chiesa parrocchiale di Longarone, miracolosamente ritrovata quasi intatta a molti chilometri di distanza.
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Il grande cuore di tutti gli Italiani...
A proposito dei soccorritori "di secondo livello" ho letto da qualche parte che l'imprenditore Achille Lauro fece arrivare un cospicuo assegno per la ricostruzione delle scuole del paese, per garantire ai bambini una continuità di crescita...

Sarebbe interessante saperne di più circa l'organizzazione logistica dei vari reparti intervenuti.
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Re: I soccorsi

Messaggio da Agid »

Articolo tratto dalla 5^ pagina de "LA STAMPA" del venerdì 11 ottobre 1963. Uno dei 2 giornali recuperati qualche giorno fa.
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Girovagando per gli archivi storici dei quotidiani ho trovato questa foto pubblicata da La Stampa di Torino: una coppia di elicotteri penso su Longarone, a giudicare dalle case portate via fin dalle fondazioni...
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