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Altre frane, cenni sulla nascita e sviluppo della geotecnica e sintesi delle più importanti relazioni sulla massa in frana del Toc, fino al 1963.

1903- Frana di Turtle Mountain-Frank (Canada). In 100 secondi una massa di 58 milioni di metri cubi scivola a valle con una velocità media di 120 km/h.
1916- Petterson e Hultvo, introduzione dello studio sulla stabilità dei terreni, in termini di meccanica e statistica tramite equazioni basandosi su approssimazioni cilindriche delle forme dei terreni, noto dopo il 1936, Fellenius, come metodo svedese dell'analisi di stabilità. 1954- Bishop, modifiche alle equazioni per tener conto della spinta di Archimede e delle pressioni interstiziali.
1925- Karl von Terzaghi (Praga, 2 ottobre 1883 – Winchester, 25 ottobre 1963). In “Erdboumechanik” fornisce un primo quadro teorico rigoroso della meccanica dei terreni. Questa, dice Terzaghi, non può raggiungere i suoi obbiettivi pratici se non è intesa come un mezzo per capire determinati problemi geologici. Afferma il principio delle tensioni efficaci, che nel tempo ha permesso di spiegare sempre meglio fenomeni come il cedimento, la resistenza al taglio e l'instabilità dei pendii.
1925-1929 Terzaghi, mentre lavora al MIT, ottiene che la geotecnica divenga parte fondamentale dell'ingegneria civile USA.
1933- Bingham e Reiner, per studiare i materiali rocciosi eseguono esperimenti su travi in cemento, notando l'incremento di flessione per sollecitazioni gravitative costanti.
1936- Terzaghi, nella sua introduzione al primo congresso internazionale sulla meccanica del suolo, dice che la geologia descrittiva non è in grado di rispondere al problema tecnico della sicurezza di un pendio, senza l'intervento di misure e calcoli.
1948- Terzaghi pubblica “Soil mechanics in engineering practice”, testo geotecnico fondamentale.
1953- Terzaghi, congresso internazionale di meccanica del suolo, sulle variazioni elastiche e permanenti dice che superato il livello critico la deformazione incrementa con il tempo.
1957- Goldstein e Ter Stepanian sul fenomeno del creep su argille, ricavarono che il creep conduce alla rottura anche senza l'intervento di altri fenomeni come rottura progressiva in materiale eterogeneo, incremento di forze attive ecc. Tali studi furono pubblicati tra il 1953 ed il 1961 negli atti dei congressi internazionali valendo, affermavano gli esperti, anche per materiali rocciosi.
1959- Frana di Madison River Canyon (USA), a seguito di un terremoto 30 milioni di metri cubi di roccia scivolano nel fiume sbarrandolo, in 2,5 minuti a 160 Km/h.
(1959- indagine geosismica Caloi-Spadea sul Toc, potente roccia in posto coperta da detrito superficiale. Verrà poi considerata una relazione errata nell'esecuzione o nell'interpretazione dei dati).
(1959/'60- indagine geologica Semenza-Giudici in val Vajont, rilevamento di una grande frana in sponda sinistra tra casera Pierin e la diga. Ipotesi della paleofrana. Difficilmente valutabili le conseguenze di un distacco se l'intera massa o parte di essa poggiasse su un piano anche debolmente inclinato verso il lago artificiale).
(1961- 15° rapporto Muller, prima relazione ufficiale dell'ingegnere austriaco sulla frana del Toc. Stima di 200 milioni di mc della massa franosa, possibili concause dei movimenti interferenze ancora da stabilire tra le pioggie ed il livello del lago. Rifiuto della paleofrana ma non della frana in se. Ipotesi del movimento a blocchi, di creep la parte nord-occidentale con distacco progressivo tipo ghiacciaio. Soluzioni possibili per salvare l'impianto: tunnel di drenaggi, svasi lentissimi. Nel 17° rapporto, in Maggio, il secondo sulla frana del Toc, si consigliano ulteriori indagini. Muller non si occuperà più della frana del Toc fino a disastro avvenuto).
1961- Suklje e Vidmar al congresso di Londra, studio sulla frana di Gradot in Macedonia (1956) e sul moto lento di creep che durava da decenni trasformatosi bruscamente in rottura improvvisa con grande velocità di discesa.
(1961- seconda indagine geosismica Caloi sul Toc, roccia fortemente fratturata almeno fino a 150 metri di profondità).
(1961- relazione ufficiale geologo di stato Penta, ipotesi 1- della lama superficiale con movimento lentissimo o 2- dell'improvviso distacco di una enorme quantità di materiale, suolo e sottosuolo. Consigliate altre indagini per orientarsi a favore dell'una o dell'altra: cunicoli, sondaggi e caposaldi. Una volta accertata la natura dei movimenti si potrà parlare di provvedimenti. La relazione Penta è l'ultima relazione geologica sulla frana del Toc fino a dopo il disastro).
1962- Terzaghi, sul crollo di roccia di Loen in Norvegia avente caratteristiche simili a quello di Gradot del 1956.
9 Ottobre 1963, Praga- Al congresso internazionale di geotecnica si discute sull'eventualità di dissuadere chi voglia costruire una diga dove è già caduta una frana o ci siano grandi probabilità che questo avvenga. Si decide alla fine di lasciare in mano alla responsabilità e coscienza di costruttori e controllori questa impegnativa scelta.>>

Rieccoci qua.
Sembra ci sia molto su cui riflettere, dopo aver riportato solo una infinitesima parte delle discussioni e scoperte fatte in ambito geotecnico prima del 9 ottobre 1963. Per il Vajont salta all'occhio come risulti la mancanza di una vera analisi di stabilità geomeccanica sulle rocce del Toc prima del disastro, nonostante la disciplina fosse in essere e lo stesso Terzaghi, già 40 anni prima, puntualizzasse come la geotecnica avrebbe dovuto aiutare a sbrogliare quei nodi che la geologia “classica” non riusciva a sciogliere. La più normale delle domande è: perchè?
Una prima risposta sommaria è il tempo: un'analisi geomeccanica completa che dia risultati affidabili richiede dati anch'essi completi e nel momento in cui le indagini furono interrotte, diciamo nell'autunno 1961, la mole di dati disponibili non lo era.
A seguire mi sono posto un quesito: quanto erano affidabili? Ai tempi si dava un valore assoluto ai calcoli geomeccanici?
Forse no.

Scrive il professor L. Suklje ancora nel 1970: “malgrado tanti sforzi fatti negli ultimi anni per chiarire il processo della rottura progressiva e malgrado i preziosi risultati già ottenuti, Skempton, nella sua relazione all'ultimo congresso internazionale (Mexico City, 1969) ha dovuto concludere che (cit.) ancora non abbiamo a disposizione metodi quantitativi per prevedere i valori della resistenza che i pendii oppongono alla rottura progressiva”.
Lo scritto di Suklje è piuttosto chiaro, direi, sullo stato dell'arte geotecnica e geomeccanica di quegli anni, in pieno e rapido divenire, fatto di scoperte, correzioni, conferme.
Penso che le indagini geotecniche e geomeccaniche, cioè tutta quella serie di analisi stratigrafiche in situ e in laboratorio, completate da calcoli matematici per arrivare a stabilire le caratteristiche meccaniche delle rocce e capire o predire i loro comportamenti su terreni e versanti rocciosi, dettero al Vajont il loro contributo non come certezze assolute ma sotto forma di indicazioni di grande valore per le imposte della diga, alle quali si aggiunsero anche quelle geofisiche del prof. Caloi. La diga rimasta in piedi nonostante l'accaduto è portavoce del successo anche di tutte le analisi eseguite sulla roccia d'imposta.
Spostandoci dalla diga alle sponde del lago non ho trovato, banalmente perchè non ce ne furono, analisi del grado di stabilità del Pian della Pozza, di casera Pierin, del letto del Massalezza, insomma, del Toc e mi sono fatto qualche altra domanda sul perchè considerando che altre indagini, geologiche e geosismiche, tra il '60 e il '61 erano già partite prima di finire bruscamente:
1- una lettera di Carlo Semenza a Francesco Sensidoni della Commissione di collaudo, sulle più recenti analisi stratigrafiche del sottosuolo di Erto è datata 1961, poco tempo prima della scomparsa dell'ingegnere e come si sa, questo accadimento mise definitivamente fine a tutte le indagini in corso, per caso o volontà. Forse era nella sua mente una piena indagine geomeccanica sulle rocce della frana? Non lo sapremo mai.
2- L'ufficio di Leopold Muller, nella sua seconda e ultima relazione sul Toc risalente al '61 (in maggio, 17° rapporto) raccomandava di continuare gli studi per sciogliere i dubbi esistenti. Pur non facendone cenno, quelle ulteriori indagini avrebbero incluso analisi complete?
3- In un suo scritto del 1958, Francesco Penta faceva sapere di non essere un grande sostenitore dei geotecnici, a suo parere allontanatisi dalla vera essenza della geologia. Questa sua predisposizione ebbe un qualche peso?
Domande per le quali non esiste una risposta certa.

Eppure vorrei descrivervi come poteva essere fatta una tale relazione sul Toc e a quali risultati poteva portare: l'esempio sarà una che mi ha particolarmente colpito, quella del 1966 del professor Alois Myslivec, dell'accademia cecoslovacca delle scienze.
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