La mattina del 4 novembre 1960, in un giorno insolitamente mite per il periodo, dalla parte più prospicente il bacino in sponda sinistra a circa 300 metri dalla diga si stacca una frana stimata tra i 700.000 e gli 800.000 mc di roccia che provoca un moto ondoso di qualche metro che - dopo avere attraversato il lago - si va a infrangere direttamente in sponda destra e indirettamente sulla diga stessa.
Non si lamentano danni a cose o a persone. In quel momento il bacino è a quota 650 s.l.m..
Questa frana è il secondo segnale (dopo quello lanciato dalla frana di Pontesei di 2 anni prima) che evidenzia tutta la problematicità della sponda sinistra dell'invaso: infatti nella parte alta del pian del Toc si apre una fessurazione lungo l'intera parte sommitale, per una lunghezza stimata superiore ai 2 km, con un andamento che ricorda lontanamente la lettera M e per una larghezza variabile dai pochi a qualche decina di centimetri.
La SADE incaricò subito geologi (Edoardo Semenza, Franco Giudici), geomeccanici (Leopold Muller) e geofisici (Pietro Caloi) per uno studio approfondito del problema. Il risultato sarà tra i più impietosi poichè si inizia a parlare apertamente (E. Semenza) di una gigantesca paleofrana stimata sull'ordine del 200 milioni di mc..
Se ne ignora tuttavia la profondità e l'esatto piano di scivolamento; ignoranza che si protrarrà fino al giorno del disastro e che mise tutto il team di esperti completamente fuori strada, su posizioni definite "tranquillanti" e nella convinzione di riuscire a governare la frana fino al momento della sua caduta definitiva.
Proprio sulla base di questi falsi convincimenti viene progettata la galleria di sorpasso (costo superiore al miliardo di lire, 1/10 dell'intero progetto), destinata a far funzionare comunque l'impianto anche in caso di separazione del bacino in due settori da parte della frana. E sempre tali falsi convincimenti porteranno a concentrare tutta l'attenzione sui paesi in sponda al lago, senza mai minimamente sospettare un possibile problema anche su Longarone.
Tra le tante foto che sono state scattate a questa "piccola" frana proponiamo questo scatto eccezionale, preso immediatamente dopo: si possono notare le acque torbide alla base della frana, i segni biancastri in sponda destra sotto l'abitato di Casso, ma soprattutto il segno nero lasciato sulla diga (e che si asciugherà poco dopo la foto): quest'ultimo ha un'altezza di circa 10 metri.
La foto (ricolorata da Roberto Minardi) è pubblicata sul libro di Elsa e Rico Mazzucco "Vajont, storia della valle", edito dagli Autori e disponibile nelle librerie on-line.
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Impressionante... La foto ricolorata rende perfettamente l'idea.
Senza voler fare il difensore di nessuno, ma da semplice "uomo della strada"...osservo che il piano di scivolamento è molto pronunciato, quasi verticale e che la zolla distaccatasi è sostanzialmente di dimensioni ridotte. Questo può avere messo fuori strada - o contribuito a farlo - gli ingegneri e i geologi che propesero per un distacco tipo creep (a fette)?
Nel senso: se invece la frana fosse stata diversa, magari più grande, con un distacco verticale rispetto alla superficie del lago, avrebbero potuto propendere per un tipo di frana diverso?
Senza voler fare il difensore di nessuno, ma da semplice "uomo della strada"...osservo che il piano di scivolamento è molto pronunciato, quasi verticale e che la zolla distaccatasi è sostanzialmente di dimensioni ridotte. Questo può avere messo fuori strada - o contribuito a farlo - gli ingegneri e i geologi che propesero per un distacco tipo creep (a fette)?
Nel senso: se invece la frana fosse stata diversa, magari più grande, con un distacco verticale rispetto alla superficie del lago, avrebbero potuto propendere per un tipo di frana diverso?
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Difficile dare una risposta, non vi riuscirono i geologi almeno fino allo studio Selli-Trevisan, ma maggiormente addirittura fino allo studio Hendron-Patton di vent'anni dopo...
Vennero ignorati troppi aspetti, a partire dalla mancata individuazione del piano di scivolamento...
Vennero ignorati troppi aspetti, a partire dalla mancata individuazione del piano di scivolamento...