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La frana del 4 novembre 1960 rivelò in tutta la sua portata la gravità della situazione che si stava creando nel bacino del Vajont: non si trattò solo del franamento nel lago di circa 800.000 mc di terra e roccia della porzione più avanzata della frana, ma anche dell'individuazione di fessurazioni nel terreno sul Pian del Toc a quote ritenute fino ad allora assolutamente sicure.

Già nel giugno 1960 la relazione Semenza - Giudici aveva evidenziato pesanti criticità, con l'individuazione di una paleofrana di dimensioni stimate attorno ai 200 milioni di mc di roccia.

Tutto questo aveva indotto la SADE a iniziare studi più approfonditi sul corpo frana. Ma ciò non era bastato. A inizio 1961 Carlo Semenza commissionò al prof. Augusto Ghetti lo studio su modello degli esiti di un'ipotetica frana sulle infrastrutture dell'impianto. Per ragioni logistiche e di opportunità, legate anche alla realizzazione di un modello in scala comunque di grandi proporzioni, fu scelta come ubicazione la centrale idroelettrica di Nove, ai piedi del Fadalto.

Il modello fu realizzato molto velocemente e già nel mese di marzo 1961 furono iniziate le prime prove.

Si riassumono di seguito i vari passaggi così come espunti dalla relazione Ghetti, presentata alla SADE il 4 luglio 1962. Di tale consegna (e quindi della relativa cognizione dei contenuti) la SADE non fece parola con nessuno, nemmeno con l'assistente governativo, nè con il Servizio Dighe, nè tantomeno con gli organi ministeriali.

Scala e dimensioni del modello
• 1:200
• lunghezza: 29 m; larghezza massima: 12 m; sommità: 1,80 m sul piano di campagna
• struttura muraria con superficie interna in cemento realizzata secondo le curve topografiche rilevate sul sito

Obiettivi
• Studio dell'entità dei prevedibili effetti (sovralzo ondoso e sfioro della diga) in relazione alle quote di riempimento dell'invaso.
• Numero totale di simulazioni effettuate: 19

Criteri valutativi
• Valutazione di un ammasso franoso distinto in due zolle, separate dal torrente Massalezza;
• Fronte complessivo di frana: 1000 metri per la prima zolla; 800 metri per la seconda zolla;
• Altezza complessiva della frana: 600 metri (da quota 600 a quota 1200 s.l.m.)
• Estensione longitudinale bacino: circa 5 km

Primo indirizzo
• Riproduzione della caduta di frana costituita da materiale incoerente (terreno e detriti di falda) in quanto ipotesi geologicamente più attendibile
• Non viene riprodotto uno scorrimento di tipo visco-plastico tipico di terreni argillosi a causa di difficoltà nella realizzazione dell'esperimento
• Materiale di simulazione utilizzato: ghiaia tondeggiante con diametro compreso tra 8-10 mm
• Piano di scivolamento: 30° e 42°
• Prova con piano di scivolamento a 30° e quota di invaso 722,50 (massimo invaso, sfioro coronamento); frana con doppio distacco a zolle separate partendo da quella più orientale (a est del Massalezza):
- tempo discesa prima zolla: 84 secondi
- tempo discesa seconda zolla: 90 secondi
- portata massima sfiorata: 26450 mc/s
• Prova con piano di scivolamento a 42° e quota di invaso 722,50 (massimo invaso, sfioro coronamento); frana con distacco della sola zolla più orientale (a est del Massalezza):
- tempo discesa: 85 secondi
- portata massima sfiorata: 30480 mc/s
- sovralzo oltre il coronamento della diga: compreso tra 18,8 e 22,1 metri con sfioro della sola parte centrale del coronamento
- sovralzo sulle sponde opposte: compreso tra 18,8 e 16 metri, questi ultimi a circa 800 metri dalla diga

Secondo indirizzo
• Riproduzione della frana sulla base degli studi geologici, con previsione di un piano di scivolamento concoide
• Materiale di simulazione utilizzato: ghiaia tondeggiante frammista a settori rigidi immersi nella stessa
• Simulazione distacco frana in due tempi
• Quote di simulazione (riempimento bacino): 722,50 - 700 - 670 s.l.m.
• Prova con piano di scivolamento a 42° e quota di invaso 722,50 s.l.m. (massimo invaso, sfioro coronamento); frana con doppio distacco e con impatto della seconda nel momento più sfavorevole (durante la nuova ascesa di livello successiva all'intumescenza iniziale):
- tempo di discesa totale: 127 secondi
- portata massima sfiorata: 20280 mc/s
- sovralzo oltre il coronamento della diga: compreso tra 15,9 e 27,5 m
• Prova con piano di scivolamento a 42° e quota di invaso 700 s.l.m.; frana con doppio distacco partendo dalla zolla più orientale:
- tempo di discesa della prima frana: 63 secondi
- sovralzo compreso tra 20,6 e 20,7 m; nessuno sfioro del coronamento
• Prova con piano di scivolamento a 42° e quota di invaso 670 s.l.m.; frana con doppio distacco partendo dalla zolla più orientale:
- tempo di discesa della prima frana: 61 secondi
- sovralzo massimo di 21 metri; nessuno sfioro del coronamento

Riassunto e conclusioni
• in considerazione della distanza tra la frana e la diga, viene esclusa qualsiasi perturbazione di ordine statico di quest'ultima
• sulla base degli studi geologici viene considerata come improbabile una discesa della frana in un'unica soluzione (quindi con un unico fronte), ritenendosi molto più verosimile il distacco della stessa in due tempi
• gli effetti del distacco delle due zolle sono i medesimi indipendentemente da quale si staccherà per prima
• Quota bacino 722,50 s.l.m. (massimo invaso, sfioro del coronamento) e velocità di caduta frana compresa tra 1,5 e 3 minuti:
- esiti di frana infausti indipendentemente dalla modalità di caduta
- sovralzi impegnativi dell'acqua sul coronamento, compresi tra 11,5 e 22 metri; sovralzi in sponda opposta: 27,5 metri
- portata massima di sfioro compresa tra circa 12000 e 30000 mc/s
• Quota bacino 700 s.l.m. e velocità di caduta frana compresa tra 1,5 e 3 minuti:
- portata massima di sfioro di circa 2000 mc/s
- sovralzo di 27 metri presso la diga e di circa 31 metri a 430 metri da essa con minimo sfioro del coronamento
• Quota bacino 670 s.l.m. e velocità di caduta frana compresa tra 1 e 1,5 minuti:
- sovralzo di circa 27,5 metri contenuto dallo sbarramento senza alcuno sfioro del coronamento
• Viene stabilita la quota di 700 m s.l.m. come "di assoluta sicurezza nei riguardi anche del più catastrofico prevedibile evento di frana
• Viene suggerito lo studio degli effetti nell'alveo del Vajont ed alla confluenza del Piave del passaggio di onde di piena di entità pari a quelle sopra indicate come possibili sfiori del coronamento: tale ultimo suggerimento non verrà mai seguito.
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