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1964.

Nello studio della frana viene coinvolta anche la Fondazione Lerici, che in quel periodo aveva sede a Milano. Si tratta di un'importante organizzazione scientifica specializzata in prospezioni geofisiche per lo studio del sottosuolo grazie a innovative tecniche non invasive. Il suo "battesimo" avvenne nel 1956 con gli studi archeologici a Tarquinia.

La Fondazione porta il nome di Carlo Maurilio Lerici, industriale nel campo degli acciai speciali che aveva lavorato in Svezia, dove aveva appreso molti dei sistemi di studio nel campo delle estrazioni minerarie, importandoli in Italia e applicandoli nel campo delle ricerche geominerarie.

Con lo sviluppo della costruzione di bacini idroelettrici, a partire dal secondo dopoguerra, la Lerici divenne un punto di riferimento non solo a livello nazionale, ma anche estero, grazie anche alla cooperazione con il Politecnico di Milano, per la ricerca delle falde acquifere e dei minerali solidi; ben presto tale tecnologia sarà applicata anche per la ricerca degli idrocarburi e nel campo della nascente geotermia.

Sono stati impiegati pressoché tutti i metodi di prospezione, dai gravimetrici e magnetici a quelli elettrici ed elettromagnetici, dalla sismica di rifrazione applicata in ricerche di obiettivi a piccola profondità, alla sismica di riflessione e rifrazione per la ricerca di giacimenti di metano e petrolio fino alla profondità di alcuni km.

Il suo intervento al Vajont fu di fondamentale importanza per lo studio dell'intera area di frana, non solo presso la diga ma anche a Longarone, ai fini della ricostruzione del paese.
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Aspetto molto interessante! Immagino anche i rischi che questi tecnici devono avere corso stazionando su una massa ancora in assestamento... Si sa di più sul tipo di studi o accertamenti tecnici che fecero?
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