Troppo spesso si parla a sproposito dell'ing. Carlo Semenza, addossandogli colpe che non ebbe e detraendone l'indiscusso spessore professionale.
Molto meno si parla di un altro ingegnere, la cui impresa omonima da lui fondata fu l'autentica punta di diamante dell'edilizia industriale italiana, sia nei nostri confini che all'estero: Giuseppe Torno.
Solo le puntuali ricerche di Simone Aime hanno permesso la redazione di questo articolo che contribuisce in modo rilevante alla corretta collocazione di fatti e personaggi.
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๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐ ๐๐ ๐
๐๐๐๐: ๐๐๐๐๐๐๐ ๐ ๐๐๐๐๐
di Simone Aime
๐ช๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐ ๐ฎ๐๐๐๐๐๐๐ ๐
๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐
A forza di guardare decine e decine di album fotografici della TORNO, recuperati a Castano Primo nei vecchi fabbricati dellโimpresa, ho capito che dietro quelle immagini โ cantieri sospesi tra roccia e cielo, uomini appesi alle pareti delle valli, strutture che nascevano come linee nette dentro paesaggi immensi โ cโera un modo di costruire che non era solo tecnica: era cultura, disciplina, identitร .
E piรน li osservo, piรน diventa chiaro che dove leggevi SADE, quasi sempre leggevi TORNO. Due firme che camminavano insieme.
E qui va detto con chiarezza: ๐
๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐ ๐บ๐จ๐ซ๐ฌ ๐ ๐บ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐ฝ๐๐๐๐๐. ๐ณ๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐ฬ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐ฬ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐, ๐๐๐ฬ ๐๐๐๐๐, ๐๐๐ฬ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐.
Basterebbe leggere un poโ, informarsi, invece di fermarsi โ come ormai รจ di moda โ ai titoli, tenere i paraocchi, seguire il gregge ed essere giudici e giuria sui social.
Perchรฉ oggi basta un commento per condannare, basta un post per decidere chi รจ colpevole.
Capire, invece, richiede tempo, studio, memoria.
E soprattutto richiede una cosa che sembra sparita: ๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐.
E il rispetto non significa condividere unโidea.
Significa riconoscere che unโidea puรฒ non piacere, puรฒ non essere la propria, puรฒ non essere popolare โ ๐๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐.
E soprattutto richiede ๐๐๐๐๐๐
๐๐๐๐ che se oggi possiamo ricaricare il telefono, guardare la televisione, accendere la luce, far partire la lavatrice, ricaricare una macchina elettrica e vivere circondati da comoditร che sembrano scontate, รจ anche grazie a loro. Hanno creato le basi del nostro benessere odierno.
A Semenza, alla SADE, alla TORNO, e a tutti quei pionieri visionari di inizio '900 che hanno scavato gallerie a mano, montato condotte in quota, costruito centrali in valli che allora erano solo silenzio e pietra.
ร grazie a chi ha immaginato unโItalia che potesse crescere davvero, e a chi quella visione lโha trasformata in cemento, acciaio, energia. Ma soprattutto in BENESSERE.
Carlo Semenza rimane una delle figure piรน autorevoli e visionarie dellโingegneria idraulica del Novecento.
La sua opera alla SADE non fu soltanto progettazione: fu costruzione di un modello di sviluppo capace di trasformare territori complessi in sistemi energetici moderni e integrati.
Semenza concepiva le infrastrutture come un equilibrio tra tecnica, paesaggio e comunitร , anticipando una sensibilitร che oggi definirei contemporanea.
E, a parere mio (e non solo), sotto la sua gestione il progetto Vajont sarebbe potuto andare diversamente.
Accanto a lui, Giuseppe Torno e la sua omonima impresa, dotata di attrezzature allโavanguardia per l'epoca, sempre aggiornato e al passo con i tempi portavano nei cantieri una forza concreta, una precisione che diventava gesto quotidiano, una fiducia e rispetto reciproco nel lavoro che si percepisce ancora oggi sfogliando quelle fotografie. Non solo, la TORNO (tramite la consociata CONSONDA-ICOS) eseguiva studi e perizie geologiche per conto della SADE (o altri committenti) dove si sarebbero impostate le opere.
SADE e TORNO operavano con continuitร e coerenza, sempre nel rispetto l'un l'altro, in Italia e oltre i confini nazionali, portando competenze, metodi e capacitร realizzative in contesti internazionali.
Semenza immaginava visioni e soluzioni tecniche avanzate, la Torno le traduceva in strutture solide, precise, durature.
Un binomio che ha segnato unโepoca e contribuito a definire standard ingegneristici riconosciuti ben oltre lโItalia.
๐ฐ๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐
๐๐ ๐ฝ๐๐๐๐๐, ๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐โ๐ฐ๐๐๐๐๐, ๐๐๐๐๐ ๐
๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐, ๐
๐ ๐๐ ๐ท๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐, ๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐
๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐
๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐, ๐๐๐๐
๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐, ๐๐๐
๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐, ๐๐๐๐๐
๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐
๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐
๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐ ๐
๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐. Sempre non uno ma ben due passi avanti.
Era unโidea che non tutti oggi condividono โ e va bene cosรฌ โ ma va rispettata.
Perchรฉ ogni progetto nasce dentro il suo tempo, dentro le sue necessitร , dentro la sua visione del futuro.
In un contesto gestionale coerente con lโimpostazione originaria, il bacino avrebbe potuto evolvere in una risorsa turistica e ambientale di rilievo: un lago alpino destinato alla valorizzazione, alla fruizione e alla crescita del territorio circostante.
Oggi non sarebbe memoria del 9 ottobre, ma luogo vivo, espressione di un equilibrio tra ingegneria e territorio che Semenza e la Torno avevano saputo costruire altrove, in Italia e nel mondo.
La tenuta strutturale della diga, confermata anche di fronte a un evento di eccezionale intensitร , testimonia la qualitร del progetto e dellโesecuzione.
Lโereditร di Semenza, della SADE e della Torno continua a rappresentare un riferimento per la cultura ingegneristica contemporanea: un patrimonio tecnico e umano che appartiene alla storia delle grandi infrastrutture italiane e internazionali.
E alla fine, dietro le grandi opere, dietro le sigle, dietro le relazioni tecniche, restano due uomini.
Carlo e Giuseppe: uno che immaginava, uno che costruiva.
Due personalitร diverse, unite dalla stessa idea di futuro.
Due sguardi che osservavano la montagna non come un ostacolo, ma come un interlocutore.
Due mani โ una sul progetto, una sul cantiere โ che hanno lasciato un segno profondo, umano, silenzioso.
Un segno che non fa rumore, ma resta.
Resta nelle valli, nelle opere, nei profili delle dighe.
Resta nel silenzio della montagna, dove lโingegneria diventa memoria.
E mi sembra di sentirli:
ยซ๐๐๐๐๐ก๐ ๐บ๐๐ข๐ ๐๐๐๐? ๐๐๐๐ ๐ถ๐๐๐๐.
๐ถ๐๐๐ ๐ ๐๐ ๐๐๐ ๐ ๐ ๐ ๐๐๐๐ก๐๐๐๐?
๐๐ ๐ ๐๐๐ฃ๐๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐ก๐ข๐ ๐๐๐ข๐ก๐.ยป
ยซ๐ถ๐๐๐ ๐ถ๐๐๐๐, ๐๐๐ ๐ ๐ข๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐.
๐ท๐๐๐๐ ๐๐ข๐๐๐๐ ๐ฃ๐๐๐๐๐ ๐ก๐ ๐๐๐๐ง๐๐๐๐ ๐ ๐๐๐ฃ๐๐๐๐ ๐ข๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ก๐ก๐. ๐๐ ๐๐๐ก๐ก๐ ๐ ๐ข ๐๐ ๐๐๐๐ฃ๐๐๐ก๐๐ฃ๐ยป
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Complimenti a Simone per questo articolo!
Imprese fatte per costruire bene in giro per il mondo, la "Torno" non ebbe praticamente rivali e l'accuratezza dei suoi manufatti รจ lรฌ a mostrarcelo dopo tanti anni.
Oggi per fare una diga come quella del Vajont servirebbero anni e anni e forse nemmeno verrebbe fuori con le sue caratteristiche di robustezza...senza parlare del giro di intrallazzi che caratterizza ogni opera pubblica italiana!
Imprese fatte per costruire bene in giro per il mondo, la "Torno" non ebbe praticamente rivali e l'accuratezza dei suoi manufatti รจ lรฌ a mostrarcelo dopo tanti anni.
Oggi per fare una diga come quella del Vajont servirebbero anni e anni e forse nemmeno verrebbe fuori con le sue caratteristiche di robustezza...senza parlare del giro di intrallazzi che caratterizza ogni opera pubblica italiana!
Mi associo ai complimenti al moderatore per questa analisi di una delle imprese costruttrici piรน importanti di quel periodo, e dei rapporti esistenti con l'ingegnere ideatore della diga.
Documentandomi sulla "Torno", pare che alla base della sua chiusura ci sia stato proprio il fatto di non essersi voluti piegare alle logiche tangentizie dell'Italia degli anni Novanta.
Documentandomi sulla "Torno", pare che alla base della sua chiusura ci sia stato proprio il fatto di non essersi voluti piegare alle logiche tangentizie dell'Italia degli anni Novanta.