Ciao a tutti, stavolta faccio io una domanda, ho visto che un argomento così non è stato ancora affrontato sul forum!
Leggo di molti che sostengono come fosse l'acqua del lago a tenere ferma la frana; che cioè sarebbe bastato non svasare e probabilmente non sarebbe successo niente. Lo dice anche Marco Paolini nella sua performance teatrale sul Vajont. Poi leggo di altri che smentiscono questa teoria dicendo che ormai la frana era in movimento e nulla l'avrebbe più fermata.
Secondo voi come stanno le cose?
Messaggi: 363
Iscritto il: 25/01/2026, 11:44
Si possono solo avanzare ipotesi basate sui (pochi) dati oggettivi reperibili incrociando i vari studi di settore.
Il primo punto da cui partire è il movimento dell'intera massa franosa già durante la terza prova di invaso: esso offre un dato che per certi aspetti può essere falsante, vale a dire l'aumento della velocità di discesa man mano che svasavano. Su questo torniamo tra poco.
Il secondo punto riguarda i dati di riempimento dei tre piezometri rimasti attivi: a differenza delle precedenti prove di invaso (in cui il loro livello seguiva in modo abbastanza regolare quello del bacino), dal 26 settembre 1963 (quando iniziarono a svasare) il livello del bacino calava ma quello dei piezometri rimaneva costante.
Il terzo punto riguarda infine la piovosità elevatissima dell'agosto 1963, che aggiunse problemi a problemi.
Se incrociamo questi tre punti, possiamo concordare con quanto scritto nella perizia Selli-Trevisan, completato dallo studio Hendron-Patton, secondo cui l'intero ammasso di frana aveva raggiunto un livello di imbibizione tale da renderlo incapace perfino di cedere l'acqua al lago man mano che questo calava. Il versante settentrionale del Toc era diventato insomma incapace di dialogare con i sistemi geologici e idraulici che lo circondavano.
Tutto questo mi porta a propendere per il fatto che, anche con il lago al massimo invaso, la frana sarebbe comunque scesa con le medesime caratteristiche di velocità e angolazione, con risultati probabilmente ancora più catastrofici sui paesi di Casso, Erto e Longarone a causa del maggior quantitativo di acqua dislocato.
Il primo punto da cui partire è il movimento dell'intera massa franosa già durante la terza prova di invaso: esso offre un dato che per certi aspetti può essere falsante, vale a dire l'aumento della velocità di discesa man mano che svasavano. Su questo torniamo tra poco.
Il secondo punto riguarda i dati di riempimento dei tre piezometri rimasti attivi: a differenza delle precedenti prove di invaso (in cui il loro livello seguiva in modo abbastanza regolare quello del bacino), dal 26 settembre 1963 (quando iniziarono a svasare) il livello del bacino calava ma quello dei piezometri rimaneva costante.
Il terzo punto riguarda infine la piovosità elevatissima dell'agosto 1963, che aggiunse problemi a problemi.
Se incrociamo questi tre punti, possiamo concordare con quanto scritto nella perizia Selli-Trevisan, completato dallo studio Hendron-Patton, secondo cui l'intero ammasso di frana aveva raggiunto un livello di imbibizione tale da renderlo incapace perfino di cedere l'acqua al lago man mano che questo calava. Il versante settentrionale del Toc era diventato insomma incapace di dialogare con i sistemi geologici e idraulici che lo circondavano.
Tutto questo mi porta a propendere per il fatto che, anche con il lago al massimo invaso, la frana sarebbe comunque scesa con le medesime caratteristiche di velocità e angolazione, con risultati probabilmente ancora più catastrofici sui paesi di Casso, Erto e Longarone a causa del maggior quantitativo di acqua dislocato.
Ringrazio per l'analisi.
Nel frattempo mi sono letto il post sulla piovosità di agosto '63 e sull'effetto-crik provocato dall'acqua intrappolata sotto il pian del Toc. Davvero impressionante la quantità di forze in gioco quella notte.
Nel frattempo mi sono letto il post sulla piovosità di agosto '63 e sull'effetto-crik provocato dall'acqua intrappolata sotto il pian del Toc. Davvero impressionante la quantità di forze in gioco quella notte.
Messaggi: 131
Iscritto il: 16/02/2026, 15:22
E' vero, si legge spesso di questa teoria, fermo restando che vorrei sapere le reali capacità di trattenimento di un liquido contro un solido che vi scivola dentro.
Personalmente non ci ho mai creduto e da quando ho letto che tutto il versante settentrionale del Toc era intriso di acqua mi sono convinto anche io che le dimensioni del disastro a lago più alto sarebbero state se possibili ancora peggiori. Tanto per dirne una, penso che nè Erto nè Casso sarebbero sopravvissuti e che l'onda di risalita verso passo S. Osvaldo sarebbe stata notevolmente più alta.
Personalmente non ci ho mai creduto e da quando ho letto che tutto il versante settentrionale del Toc era intriso di acqua mi sono convinto anche io che le dimensioni del disastro a lago più alto sarebbero state se possibili ancora peggiori. Tanto per dirne una, penso che nè Erto nè Casso sarebbero sopravvissuti e che l'onda di risalita verso passo S. Osvaldo sarebbe stata notevolmente più alta.