Testimonianza di Antonio Parolo, tratta dal nostro gruppo Facebook
Autunno 1963 — Il Vajont: L’Onda che Entrò nella Scuola
La lunga estate calda era finita.
La Bassa Padovana era tornata ai suoi ritmi antichi:
• la trebbia che aveva finito il suo lavoro
• il Landini che riposava sotto la barchessa
• il cortile pieno di granturco a essiccare
• il mosto diventato vino nelle botti da 7 ettolitri
• il maiale che mangiava ingordo
• le mucche pezzate che ruminavano nella stalla
• anatre, oche, galline che rovistavano nel cortile
Mia madre controllava i cavoli cappucci dietro il pagliaio, tra i filari di merlot e clinton.
Quelli avrebbero pagato le spese di dicembre.
Era un mondo ordinato, ciclico, prevedibile.
Un mondo che sembrava eterno.
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1. La scuola di mattoni e la maestra Andreose
La mattina andavo alla scuola di mattoni, quella solida, antica, con le finestre grandi.
La maestra Andreose era la nostra finestra sul mondo.
Ci parlava di:
• Roma e Giulio Cesare
• il Piemonte e la Francia
• il Monte Bianco, più alto dei nostri colli
• la Terra come una palla che gira intorno al Sole
• il Sole che non era un focolare, ma una fornace di fuoco vero
Era una donna che portava il mondo in classe, ogni giorno.
E noi, con le biciclette, la Degora, gli alberi, le ginocchia sbucciate, completavamo quel mondo con la nostra esperienza.
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2. La mattina diversa
Ma una mattina la maestra Andreose non era la stessa.
Parlava con le altre maestre.
Sussurravano.
Erano turbate.
Poi ci disse:
“È successa una cosa terribile.
Una montagna è caduta dentro un lago con una diga.
L’acqua ha distrutto tutto.
Sono morti tanti bambini nel sonno.”
Il Vajont era entrato nella nostra aula.
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3. La diga, gli ingegneri, il drago d’acqua
La maestra cercò di spiegarci:
• cos’era una diga
• cos’era un lago artificiale
• chi erano gli ingegneri
• come si costruisce con ferro e cemento
Ma soprattutto cercò di farci capire l’onda.
La mimava con le braccia, come una scopa di saggina che spazza via tutto:
• case
• alberi
• persone
• bambini
Era un drago d’acqua, un mostro che nessuno aveva previsto.
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4. Chi ha la televisione alzi la mano
La maestra chiese:
“Chi ha il televisore a casa?”
Io alzai la mano.
Da poco nostro padre ne aveva comprato uno, anche se si rompeva spesso e costava soldi — soldi dei cavoli cappucci.
La maestra disse:
“Guardate il telegiornale questa sera.
Così capirete.”
Era un ordine dolce, un invito a entrare nel mondo.
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5. La chiesa, Don Gino, la preghiera
Uscito da scuola, quasi andai in chiesa da solo a pregare per i bambini morti nel sonno.
Poi ci andai nel pomeriggio con l’amico di via Roma.
Don Gino ripeté le parole della maestra:
• tanti bambini morti
• tanti genitori
• tanti nonni
• pregare per tutti
• pregare anche per gli ingegneri
Era un dolore che il paese non aveva mai visto.
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6. La sera del telegiornale
Quella sera, attorno al tavolo della cucina:
• la polenta sulla piastra di legno
• lo spezzatino come fosse festa
• il fratello maggiore che accende il televisore
E poi le immagini:
• la montagna spezzata
• il lago svuotato
• la diga ancora in piedi
• la valle rasa al suolo
• tronchi enormi trascinati come stecchini
• case diventate pietre
• silenzio
La maestra Andreose aveva mimato l’onda.
Ma la televisione la mostrava davvero.
Mia madre disse:
“Finalmente la televisione serve a qualcosa.”
Mio padre:
“Non potevano stare più attenti?”
Poi, come sempre, la vita riprese il suo corso:
le gemelle Kessler, la scala di legno, la luce che si spegneva da un solo interruttore.
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7. Le sere dopo
Per molte sere, mio fratello spiegò con il televisore acceso e per sentito dire cosa era successo.
Ogni sera il numero dei morti aumentava.
La maestra Andreose ci disse:
• che nessuno si aspettava una cosa così
• che gli ingegneri avevano sbagliato
• che avrebbero imparato
• che serviva corrente elettrica per le fabbrichette del Veneto
• che tanti padri emigravano in Lombardia perché lì la corrente c’era
Era una lezione di geografia, di economia, di vita.
Ma soprattutto di umanità.
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8. La verità profonda
Il Vajont, per me bambino, non fu solo un disastro.
Fu:
• la scoperta della fragilità del mondo
• la scoperta della potenza della natura
• la scoperta della responsabilità degli adulti
• la scoperta del dolore degli altri
• la scoperta del ruolo della televisione
• la scoperta che anche il Veneto poteva soffrire
E fu anche la scoperta che la maestra Andreose non era solo un’insegnante.
Era una guida.
Una madre collettiva.
Una donna che sapeva trasformare un disastro in una lezione di vita.
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9. E poi venne novembre
E la televisione ci portò dritti negli Stati Uniti d’America.
Era l’inizio di un mondo nuovo, globale, immediato.
Il Vajont era stato il primo grande dolore visto in diretta.
L’America sarebbe stata il primo grande stupore.
E io ero lì, con gli occhi spalancati, a imparare il mondo.
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Iscritto il: 25/01/2026, 11:44
Letto tutto d'un fiato, sembra quasi di sentire il profumo della polenta appena fatta o l'odore del gesso sulla lavagna..
Complimenti all'autore che mi ha accompagnato in questo tuffo nel passato, non vi nascondo che una lacrima mi è scesa..
Complimenti all'autore che mi ha accompagnato in questo tuffo nel passato, non vi nascondo che una lacrima mi è scesa..