In base agli studi fatti sull'azione di dilavamento delle sponde del bacino, sull'altezza rilevata su di esse e sulla posizione dei detriti trascinati nel lago residuo, immortalati dalle foto aeree dell'Aeronautica Militare, si è potuto stabilire che tale onda di risalita non ebbe un andamento rettilineo sull'asse longitudinale del lago, quanto piuttosto fu caratterizzata da continui rimbalzi da una sponda all'altra, fino al completo esaurimento della sua energia cinetica a ridosso della frazione di San Martino.
Tale ricostruzione viene avvalorata anche dalle testimonianze degli abitanti sopravvissuti rese in sede di istruttoria, i quali parlarono di un fortissimo rumore prolungato nel tempo, come di giganteschi "schiaffoni" che l'onda assestava alle sponde del bacino quando vi impattava.
La foto qui sotto ricostruisce l'andamento sia delle due ondate dirette, una delle quali lambì il paese di Casso e l'altra tracimò la diga, sia dell'ondata di risalita verso est.
[1] una stima molto accurata e attendibile, calcolata sulla base della velocità di svaso, fissa a 700,30 la quota del lago al momento del distacco della frana.
