Il processo di primo grado
(di Paolo Ruggeri)
Il 28 novembre 68 inizia ante la Corte d'Assise di L'Aquila il processo del Vajont.
Alla sbarra sono chiamati 11 imputati dei quali se ne presenteranno solo 8 essendo nel frattempo morti per cause naturali Penta e Greco, membri della Commissione di Collaudo e Pancini, funzionario Enel, morto suicida la notte prima dell'udienza.
Gli 8 presenti sono: Sensidoni e Frosini della Commissione di Collaudo, Marin e Tonini rispettivamente direttore generale Sade e capo ufficio Studi, Batini capo servizio dighe, Violin capo Genio Civile di Belluno, Ghetti, consulente Sade e Biadene, vice direttore Enel Sade.
Come si ricorderà il processo era stato trasferito dalla Suprema Corte di Cassazione da Belluno a L'Aquila per legittima suspicione, istituto giuridico usato quando c'è la presunzione che i giudici possano essere influenzati dalla vicinanza ai luoghi dei gravissimi fatti oppure che, per lo stesso motivo, si possano creare problemi per l'ordine pubblico. Quindi il Procuratore capo di Belluno Mandarino e il giudice istruttore Fabbri trasferiscono a L'Aquila oltre 15.000 documenti raccolti in 256 faldoni e escono di scena.
Il Pubblico Ministero del capoluogo Abruzzese formula accuse pesantissime: disastro colposo, frana con previsione dell'evento, inondazione e omicidi colposi plurimi. Non starò qui a dilungarmi sul processo che si concluse il 17 dicembre del 69. Le pene richieste dal pm abruzzese Troise erano state severissime: 21 anni e 4 mesi per tutti gli imputati escluso Violin per il quale ne richiese 9. La Corte, presieduta dal giudice Del Forno, fu di diverso avviso e limitò le condanne a solo tre imputati, Biadene, Batini e Violin che ebbero 6 anni di cui 2 condonati.
Io mi limiterei solo a un breve commento su due aspetti: il primo è che per la prima volta lo Stato ha processato e condannato se stesso poiché Batini e Violin erano due funzionari di Stato, uno capo del Servizio Dighe e l' altro capo del Genio Civile di Belluno; il secondo è che non fu accolto il principio tanto caro al giudice Fabbri e cioè quello della previsione dell'evento.
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Un fotogramma tratto da un documentario RAI ritrae l'interno del tribunale de L'Aquila ove si sta svolgendo il processo di primo grado per la tragedia del Vajont.
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Il mandato di cattura emesso il 21 febbraio 1968 dal giudice Fabbri nei confronti di Alberico Biadene e di Dino Tonini (credits atti processuali digitalizzati) e la notizia titolata dalla stampa.
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