La notte del disastro si salva per una mera fatalità: si era recato a far visita al parroco di Casso e dal paese assiste alla frana, restandone anche ferito per la proiezione di detriti.
In quella visita a Casso viene accompagnato dal suo amico Bernardino De Lorenzi, con il quale si lasciano dandosi appuntamento di lì a un'ora per fare rientro alle baracche presso la diga. Mentre Castellano sale alla canonica, De Lorenzi si ferma al bar "K2" decidendo autonomamente di rientrare con anticipo alla diga, trovandovi la morte.
La testimonianza di Castellano è utile innanzitutto per descrivere il rumore della frana, simile a "una formazione di reattori"; ma è utile anche perchè descrive con assoluta precisione l'onda che arriva a lambire le case di Casso, stimandone un sovralzo di 80 metri rispetto alla quota in cui si trovava. Nell'occasione viene ferito alla testa probabilmente da un sasso.

