Non emergono novità particolarmente interessanti, se non lo scambio di telefonate con Alberico Biadene la sera del 9 ottobre e il ricordo della sua ultima visita al Vajont la mattina dell'8 ottobre, quando ebbe modo di rilevare le fessurazioni lungo la strada circumlacuale in sponda sinistra.
La sua testimonianza è tuttavia utile per i toni molto edulcorati con cui l'ingegnere dipinge lo scenario a 24 ore dalla frana; e ancora di più per le sue dichiarazioni conclusive (spontanee e non richieste dagli inquirenti) con le quali cerca un'estrema difesa dei colleghi ingegneri indagati, attribuendo tra le righe la disgrazia a un evento assolutamente imprevedibile, a quella imponderabile forza della natura che diventerà il cavallo di battaglia sia del collegio difensivo degli imputati, sia della prima commissione (sconfessata dal giudice istruttore Mario Fabbri).
Leggiamo insieme le dichiarazioni.


