Si tratta forse della testimonianza oculare del disastro più importante perchè permette di confermare ciò che la perizia Selli-Trevisan riuscì a stabilire nel 1964, cioè il distacco della frana in due momenti consequenziali: la frana principale riguarda circa i 3/4 dell'intera massa e va dal torrente Masalezza alla diga; la frana secondaria scende per trascinamento e riguarda la restante porzione orientale, a est del Massalezza, costituita da un bosco che va a sovrapporsi in posizione di quiete sopra la frana principale.
Quella sera verso le 21:40 i due operai stavano dormendo nei baraccamenti della ditta "Monti" quando furono svegliati dall'assistente della SADE Bruno Casagrande (morto nella sciagura) affinchè si recassero subito al bivio di Erto per costituire un blocco stradale, dal momento che la frana si stava muovendo. Raggiunsero il luogo in macchina, accompagnati dal geom. Rossi e da Mario De Florian (entrambi morti nel disastro). Il blocco fu costituito con due cavalletti e alcune lampade; l'ordine tassativo era quello di non far passare nessuno, ad eccezione dei veicoli delle Forze dell'Ordine.
Dopo circa mezz'ora i due operai avvertirono dapprima una serie di rumori e di vibrazioni del terreno che andavano aumentando; poi, improvvisamente, un fortissimo boato accompagnato da un violento sussulto del terreno e da un forte spostamento d'aria che li fece cadere. Riavutisi dallo spavento, si misero a correre verso la parte alta del crinale dove si trovavano.
Dopo alcuni minuti sopraggiunse una jeep dei Carabinieri e, alla luce dei fari, si accorsero che la strada era completamente allagata. Il tentativo di proseguire la marcia era impossibile perchè dopo pochi metri la strada non esisteva più. I Carabinieri proseguirono a piedi, tornando dopo alcune ore assieme ad alcuni abitanti dei paesi.
Fu Augusto Specia a parlare di due boati distinti, avvalorando così la ricostruzione Selli-Trevisan.
Riportiamo i verbali resi dai due sopravvissuti.



