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Edoardo Semenza

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Edoardo Semenza

Vittorio Veneto, 24 agosto 1927
Ferrara, 31 maggio 2002
Geologo

Figlio dell'ing. Carlo Semenza, allievo del prof. Giorgio Dal Piaz, si laurea all'Università di Padova nel 1955 diventando assistente alla neonata cattedria di Scienze naturali dell'Università di Ferrara.
La sua carriera si sviluppò interamente in ambito universitario, dove ottenne innumerevoli riconoscimenti. Da sempre appassionato dello studio della geologia di Alpi e Prealpi venete, ne sottoscrisse un elevato numero di elaborati tuttora considerati imprescindibili nello studio della materia.

Iniziò a occuparsi del progetto Vajont fin dall'apertura del cantiere della diga, nel 1957, con i primi studi sulla tenuta delle fondazioni e delle imposte affiancato dal geomeccanico Leopold Muller. Ma fu all'indomani della frana di Pontesei (22/03/1959) che ricevette l'incarico di stilare, assieme a Franco Giudici, un rapporto sulla struttura dei fianchi del bacino. Già alla fine del 1959 Semenza fu in grado di individuare e circoscrivere una gigantesca paleofrana sul fianco sinistro dell'invaso, tesi avvalorata anche dallo stesso Muller. In assenza di ulteriori approfondimenti tecnici era tuttavia impossibile in quel momento individuarne il piano di scivolamento, la sua inclinazione e, in generale, il comportamento dinamico in caso di caduta. Tuttavia già questo bastava per sollevare un grosso problema che andava a toccare l'opportunità stessa di realizzare un impianto di simile portata in quella zona.

La relazione Semenza-Giudici creò all'interno della SADE un autentico terremoto che divise il consiglio di amministrazione in due schieramenti antitetici, dei quali prevalse purtroppo quello che privilegiava la salvaguardia del progetto, che andò così avanti.

Ulteriori approfondimenti geologici di Semenza evidenziarono un altro fattore che aumentò la gravità della situazione: l'individuazione di uno strato argilloso più o meno potente e a sviluppo costante chiamato "Fonzaso con argille", in cui l'argilla aveva colmato le fratture delle rocce sottostanti il corpo di frana. Il comportamento dell'argilla a contatto con l'acqua si sarebbe quindi trasformato in lubrificante, potenziale acceleratore del movimento franoso.

Le posizioni di Semenza lo portarono quindi in urto sia con il consiglio di amministrazione SADE, sia con il suo maestro Giorgio Dal Piaz, che ne sconfessò i risultati anche dopo i sopralluoghi successivi alla prima frana del 4/11/1960, quantificata in 800.000 mc di roccia che portarono Dal Piaz a parlare - in una lettera inviata a Carlo Semenza - di "sfasciume superficiale" sovrastante uno zoccolo di "roccia compatta".

Edoardo Semenza si interessò professionalmente alla frana del Vajont anche dopo il 9 ottobre 1963, scrivendo sull'argomento alcuni testi molto illuminanti, tra i quali l'introvabile "La storia del Vaiont raccontata dal geologo che ha scoperto la frana", ed. K-Flash. In esso l'autore, attraverso l'analisi di una mole immensa di dati geologici magnificamente spiegati, ricostruisce con la massima onestà intellettuale la situazione antecedente il disastro e la dinamica di quest'ultimo.
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