Amministratore
Messaggi: 343
Iscritto il: 25/01/2026, 11:44
Avatar utente
Amministratore
Leopold Muller

Messaggio da giacal »

Leopold Muller

Salisburgo, 9 gennaio 1908
Salisburgo, 1º agosto 1988
Geomeccanico

Laureato in Ingegneria presso l'Università tecnica di Vienna, ottenendo in seguito il dottorato in Scienze tecniche.
I suoi approfonditi studi sulla geomeccanica delle costruzioni lo portarono presto a distinguersi a livello europeo anche per le tecniche innovative di accertamento e rilevamento dei dati.

Molto amico dell'ing. Carlo Semenza, costui lo incaricò nel 1957 di effettuare gli studi preliminari per l'impianto delle fondazioni e delle imposte della diga del Vajont, in sostituzione di Giorgio Dal Piaz, mantenuto come consulente. A seguito della frana di Pontesei, fu incaricato assieme a Edoardo Semenza di redigere un rapporto sulla struttura dei fianchi dell'invaso: il primo sopralluogo fu effettuato il 21/07/1959.

Nei suoi primi rapporti fu concorde con la perizia Semenza-Giudici individuando un'unica frana preistorica con andamento declive "a sedile". Fu in grado di confinare la frana nelle sue giuste proporzioni (la famosa "M"), ma ritenne che, proprio per le dimensioni imponenti di oltre 200 milioni di mc, un eventuale distacco sarebbe avvenuto in modo lento. Questo suo pensiero fu ribadito anche in sede processuale, sulla base del patrimonio informativo storico in tema di frane, tra le quali non si era mai annoverato un fenomeno di simili dimensioni sceso a una velocità stimata tra gli 80 e i 100 km/h.

Nel suo 15° e ultimo rapporto del 03/02/1961 le sue conclusioni furono drammatiche: con la descrizione geologica e geomeccanica della frana, fu chiaro nel ribadire il movimento di un'unica zolla, peraltro già in attività da milioni di anni poichè molestata dalle acque meteoriche e dalle infiltrazioni nevose al disgelo; solo che tali movimenti (certificati anche da lesioni alle malghe più vecchie) fino a prima degli invasi erano state di pochi millimetri all'anno; l'azione del lago aveva provocato l'imbibizione delle rocce fratturate ai piedi della frana, che si erano comportate come una gigantesca "spugna" che assorbiva l'acqua senza più cederla: questo fu evidenziato anche dai 4 piezometri collocati in corpo frana, dei quali uno subito messo fuori uso proprio dal movimento della zolla. Allo svaso del lago avrebbe dovuto corrispondere anche la diminuzione del livello dell'acqua nei piezometri, cosa che invece non avvenne. Inoltre, invasi e svasi concentrati in poco tempo avevano creato violente pressioni e contropressioni che avevano contribuito a un'ulteriore frattura delle rocce sottostanti.

Muller non consigliò tuttavia mai l'abbandono del progetto. Si limitò a offrire un ventaglio di soluzioni, alcune delle quali assolutamente impraticabili a causa dell'esorbito dei costi di realizzazione.

I suoi rapporti non vennero tenuti in considerazione dalla SADE, tanto che, alla morte di Carlo Semenza avvenuta il 30/10/1961, fu esonerato da Biadene che lo estromise da ogni ulteriore partecipazione al progetto.
Rispondi