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Giancarlo Rittmeyer

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Giancarlo Rittmeyer

Trieste, 24 maggio 1933
Erto e Casso, 9 ottobre 1963
Topografo e geometra

Ottenuto il diploma di geometra nel 1952, viene assunto dalla SADE come topografo specializzato nell'ambito della costruzione di dighe e sbarramenti artificiali.
Nel 1958 aveva seguito i lavori di costruzione della diga del Vajont, realizzando accurate mappe topografiche dei versanti dell'invaso e delle zone adiacenti che si prestarono magnificamente per i rilevamenti planimetrici e altimetrici. Si era anche iscritto all'università di Venezia per il corso di laurea in architettura e al momento della tragedia era in dirittura di arrivo con la tesi.

Grazie alla sua professionalità e alla sua dedizione al lavoro si fece ben presto ben volere dagli ingegneri SADE, in particolar modo da Pancini e Biadene, del quale divenne una sorta di "uomo di fiducia", come vedremo tra poco.

E' stato uno dei massimi conoscitori del funzionamento della centrale di controllo, della quale fu apprezzato "cicerone" per numerose classi scolastiche in visita all'impianto, l'ultima delle quali solo pochi giorni prima della tragedia.

La sera del 9 ottobre 1963 si trovava a casa sua a Mestre, assieme alla moglie (incinta di una bimba che nascerà pochi mesi dopo). Verso le 19 fu contattato telefonicamente da Biadene che gli chiese di salire al Vajont poichè si riteneva ormai imminente il distacco della frana. Al riguardo, le informazioni che la SADE passò ai dipendenti e alle maestranze fino a tutto il 9 ottobre furono tranquillizzanti: insomma, tutti sapevano che la frana si sarebbe staccata, ma ciò sarebbe avvenuto in modo lento e con successivi franamenti di "fette" di montagna che non avrebbero avuto alcun impatto sull'impianto, nè tantomeno sulle aree abitate circostanti. Oltretutto, la quota dell'invaso di 700 metri s.l.m. ritenuta (a torto) di sicurezza era stata quasi raggiunta.

Verso le ore 22 tra Biadene e Rittmeyer intercorre l'ultima telefonata. Come verbalizzato in udienza del 12/02/1969, Biadene disse:

"L'ultima telefonata che ho avuto da lassù l'ho avuta da Rittmeyer [..] E ho chiesto a Rittmeyer, siccome lo conoscevo, intelligentissimo, e certamente era il migliore elemento, gli ho detto: come sono le cose? I fari sono funzionanti? I guardiani ci sono? Vedete venir giù qualcosa? Dalla frana che avete di fronte... perché, guardate dalla frana che avete di fronte... potrebbe darsi che cominci da lì, vedete qualche sasso che vien giù? Oppure verso monte vedete qualcosa? Lui mi disse: no ingegnere non vedo alcun segno, non vediamo niente ma stia tranquillo".

Al momento della frana, Rittmeyer si trovava verosimilmente nella centrale di controllo che fu spazzata via dalla furia dell'acqua. Il suo corpo non verrà più ritrovato. Di lui resta il ricordo in una lapide presente nella chiesa posta sul coronamento della diga, nella quale il suo cognome risulta storpiato in "Ritmajer".
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