🕰️17 dicembre 1969 - Si conclude il processo di primo grado ai responsabili del disastro del Vajont con condanne di entità inferiore rispetto alle richieste del pubblico ministero.

Il 17 dicembre 1969 si conclude il processo di primo grado ai responsabili del disastro del Vajont. Degli 11 imputati rinviati a giudizio dal giudice istruttore Mario Fabbri, solo otto arrivarono al dibattimento: gli ingegneri Greco e Penta, membri della Commissione ministeriale di collaudo, erano infatti deceduti rispettivamente nel 1964 e nel 1965, mentre l’ing. Mario Pancini, direttore dell’ufficio lavori del cantiere della diga del Vajont, si tolse la vita il giorno precedente l’inizio del processo.
Nonostante per quasi tutti gli imputati fossero stati richiesti 21 anni e 4 mesi di reclusione (ad eccezione dell'ing. Almo Violin per il quale gli anni di reclusione richiesti furono nove) per disastro colposo di frana, disastro colposo d’inondazione, aggravati dalla previsione dell’evento, e omicidio colposo plurimo aggravato, le condanne furono estremamente limitate. Solo gli ingegneri Alberico Biadene, Curzio Batini e Almo Violin vennero condannati a sei anni di carcere, di cui due condonati, esclusivamente per omicidio colposo plurimo, ritenuti colpevoli di non aver dato tempestivo allarme e di non aver disposto lo sgombero. Tutti gli altri imputati furono assolti perché il fatto non costituisce reato o per non aver commesso il fatto. La prevedibilità della frana non venne riconosciuta.
Bisognerà attendere la sentenza della Corte di Cassazione, nel marzo 1971, perché venga finalmente riconosciuta la prevedibilità della frana. Anche allora, tuttavia, le condanne furono contenute: solo gli ingegneri Biadene e Sensidoni vennero condannati rispettivamente a sei anni e tre anni e otto mesi di reclusione, con tre anni condonati per entrambi. Biadene fu rilasciato dopo due anni per buona condotta, mentre Sensidoni non scontò alcun periodo di detenzione a causa delle sue condizioni di salute, rimanendo ricoverato in una clinica romana.