🕰️19 luglio 1961 - L'ing. Egidio Indri invia al prof. Augusto Ghetti una lettera nella quale fornisce le condizioni iniziali per effetturare gli esperimenti su modello degli effetti di un'eventuale frana nel lago-serbatoio del Vajont.

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Il 19 luglio 1961 l’ing. Egidio Indri della SADE invia al prof. Augusto Ghetti, direttore dell’Istituto di Idraulica e Costruzioni Idrauliche dell’Università di Padova, una lettera con alcune informazioni necessarie per svolgere le prove sul modello in scala della valle del Vajont, al fine di valutare l’entità dell’onda generata dalla caduta della frana nel bacino artificiale. 

Nella lettera vengono indicati i diversi livelli del lago sui quali effettuare le prove e viene specificato che il volume di materiale da utilizzare non dovrebbe superare i 50 milioni di m³, corrispondente al volume d’invaso disponibile al fronte della frana. Non vengono fornite indicazioni sul piano di scivolamento da adottare, che sarà comunicato successivamente da Edoardo Semenza dopo aver assistito alla prima serie di prove, e viene suggerito di considerare un tempo di caduta “dell’ordine di qualche minuto”. Ciononostante, il prof. Ghetti utilizzerà per le prove anche il tempo “eccezionalmente ridotto” di un minuto. 

I risultati degli esperimenti verranno consegnati a luglio dell’anno seguente e, nella relazione, quota 700 m verrà indicata come “di assoluta sicurezza nei riguardi anche del più catastrofico prevedibile evento di frana”. Nonostante l’accortezza prestata dal prof. Ghetti nel ridurre i tempi di caduta rispetto a quelli indicati dalla SADE, nella realtà la frana cadrà in 25 secondi, modificando i risultati ottenuti nelle prove di diversi ordini di grandezza.