🕰️20 febbraio 1968 - Il giudice istruttore Mario Fabbri deposita la sentenza del procedimento penale contro i responsabili del disastro.

Il 20 febbraio 1968 il giudice istruttore Mario Fabbri deposita la sentenza del procedimento penale contro 11 imputati: Alberico Biadene, direttore del Servizio Costruzioni Idrauliche dell’ENEL, Mario Pancini, direttore dell’ufficio lavori del cantiere della diga del Vajont, Pietro Frosini, ex Presidente della IV sezione del Consiglio superiore dei LL.PP., Francesco Sensidoni, Ingegnere Capo del Servizio Dighe, Curzio Batini, Presidente della IV sezione del Consiglio superiore dei LL.PP., Francesco Penta, Geologo, esperto del Consiglio superiore dei LL.PP., Luigi Greco, Presidente generale del Consiglio superiore dei LL.PP. ,Almo VIolin, titolare del genio civile di Belluno, Dino Tonini, direttore dell'ufficio studi del gruppo SADE, Roberto Marin, ingegnere della SADE, ed Augusto Ghetti, professore ordinario di idraulica e direttore della ricerca commissionata dalla SADE sugli effetti ondosi che avrebbe potuto causare la frana.Â
Solo otto imputati arrivarono al dibattimento: gli ingegneri Greco e Penta, erano infatti deceduti rispettivamente nel 1964 e nel 1965, mentre l’ing. Mario Pancini, si tolse la vita il giorno precedente l’inizio del processo.
L’accusa chiese 21 anni per tutti gli imputati (eccetto Violin, per il quale ne vengono richiesti 9). Tuttavia, la sentenza della Corte di Cassazione, nel marzo 1971, condannò solo gli ingegneri Biadene e Sensidoni rispettivamente a sei anni e tre anni e otto mesi di reclusione, con tre anni condonati per entrambi. Biadene fu rilasciato dopo due anni per buona condotta, mentre Sensidoni non scontò alcun periodo di detenzione a causa delle sue condizioni di salute, rimanendo ricoverato in una clinica romana.
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