🕰️3 luglio 1962 - Il prof. Augusto Ghetti consegna alla SADE la relazione dell’esame su modello degli effetti di un'eventuale frana nel lago-serbatoio del Vajont nella quale indica quota 700 m s.m.m. come di assoluta sicurezza.

Il 3 luglio 1962 il Prof. Augusto Ghetti, direttore dell’Istituto di Idraulica e Costruzioni Idrauliche dell’Università di Padova, consegna alla SADE la relazione dell’esame su modello degli effetti di un'eventuale frana nel lago-serbatoio del Vajont. Nella relazione, Ghetti descrive minuziosamente come sono state svolte le due serie di esperimenti: i piani di scivolamento utilizzati, i volumi di materiale fatti scivolare alle diverse quote del lago, i tempi di caduta del materiale franoso e l’altezza e il volume delle onde generate. Ghetti afferma anche che “già quota 700 metri s.m.m. può considerarsi di assoluta sicurezza nei riguardi anche del più catastrofico prevedibile evento di frana”.
A maggio 1963, tuttavia, Alberico Biadene, direttore del Servizio Costruzioni Idrauliche della SADE, decide di ignorare l'avvertimento e chiede di innalzare il livello del lago fino a quota 715 m. Quella quota non verrà mai raggiunta, perché da fine settembre 1963 inizia una corsa disperata contro il tempo per riportare il lago alla quota di “assoluta sicurezza”. L’obiettivo viene raggiunto: alle ore 22 del 9 ottobre 1963, il lago è a quota 700,4 m. Ma non sarà sufficiente. Gli esperimenti sul modello avevano previsto un tempo di caduta della frana di 60 secondi, ma la frana reale cade in appena 25 secondi, generando un’onda molto più alta, voluminosa e mortale di quella calcolata nei parametri utilizzati.