🕰️31 gennaio 1957 - La SADE presenta al Ministero dei Lavori Pubblici la variante al progetto dell’impianto del Vajont dando origine al Grande Vajont, segnando una svolta decisiva nella storia dell’opera.

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Il 31 gennaio 1957 la SADE presenta al Ministero dei Lavori Pubblici, tramite il Genio Civile di Belluno, la richiesta di approvazione della variante nota come “Grande Vajont”.
Questa prevede l’innalzamento della diga di oltre 45 metri, consentendo di triplicare la capacità dell’invaso, che passerebbe da 50 a 150 milioni di metri cubi d’acqua.

L’intervento consentirebbe inoltre lo sfruttamento del nuovo salto idraulico, reso possibile dal maggiore volume d’invaso, attraverso la realizzazione della nuova centrale in caverna del Colomber, con restituzione delle acque nella condotta esistente verso la Centrale di Soverzene e un conseguente incremento della produzione di energia elettrica.

In questa nuova configurazione, la posizione baricentrica dell’impianto del Vajont all’interno del complesso idroelettrico Piave–Boite–Maè–Vajont, unita alla notevole capacità di invaso, avrebbe permesso all’opera di svolgere un ruolo di integrazione e regolazione dei bacini del Piave e del Cellina, migliorando l’efficienza energetica complessiva dei due sistemi e aumentando la disponibilità di risorsa idrica a fini agricoli.

Tuttavia questo ruolo non verrà mai realmente svolto: la sera del 9 ottobre 1963, il disastro del Vajont interromperà bruscamente quasi duemila vite umane ed ogni prospettiva operativa dell’impianto, trasformando un’opera concepita come fulcro del sistema idroelettrico in uno dei simboli più drammatici della storia industriale italiana.