Questa domanda si rincorre spesso nei vari gruppi di discussione: quanti furono gli operai deceduti per infortunio durante i lavori di costruzione della diga?
La risposta è drammaticamente laconica: non c'è un numero certo poichè la cifra oscilla dai 6 riportati nei bollettini SADE ai 15 e più riportati da altre fonti secondarie senza tuttavia avere riscontro, ma magari solo per sentito dire.
I bollettini SADE, frammentati e discontinui, parlano appunto di 6 operai caduti, così ripartiti:
1. Lavori iniziali per approntamento cantiere (1956, 10 luglio)
• Luogo: forra del Vajont.
• Causa: crollo di materiale detritico
• Vittime: 2 operai (Giuseppe Fancello e Gelindo Dalla Vecchia).
• Fancello morì sul colpo; Dalla Vecchia dopo 21 giorni in ospedale).
2. Incidente nella galleria di scarico (1957, 1 febbraio)
• Luogo: Galleria di scarico sul versante di Erto.
• Causa: Esplosione di mine durante i lavori di scavo.
• Vittime: 3 operai (Luigi Corona, Romano Miuzzo e Giovanni Rizzi).
• Corona morì sul colpo; Miuzzo e Rizzi a distanza di mesi in ospedale.
3. Caduta dall’argine della diga (1958, 7 gennaio)
• Luogo: Corpo diga, durante le gettate di calcestruzzo.
• Causa: Caduta da impalcatura metallica a più di 100 metri d’altezza.
• Vittima: 1 operaio (Giovanni Miana) investito dal getto di aria compressa di un compressore che stava riparando e perciò scagliato nella forra. Cfr. edizione de Il Gazzettino dell'8 gennaio 1958. [1]
• Questo incidente portò a un breve blocco dei lavori e alla revisione dei ponteggi.
Questi caduti devono essere tenuti naturalmente distinti dalle 1910 vittime del 9 ottobre, tra le quali sono da ricomprendere invece i 30 dipendenti ENEL - Servizio Idroelettrico, i 10 dipendenti ENEL - Servizio Costruzioni Idrauliche presenti all'interno della Cabina Comandi, i 20 dipendenti dell'impresa "Monti" che a vario titolo si trovavano al Vajont al momento della frana.
Tuttavia la cifra sopra riportata non tiene conto degli operai morti in circostanze "collaterali". Precisiamo che i dati di seguito riportati non hanno trovato riscontro tra le fonti primarie (eccezion fatta per il punto 4), ma sono citati unicamente su base pluri-testimoniale (fonte de residuo) o attraverso frammentarie notizie riportate agli atti del comune di Erto-Casso e di Longarone e negli archivi processuali digitalizzati. Si tratta comunque di dati abbastanza generici, tanto è vero che - a differenza dei precedenti - manca la convergenza perfino sulla data esatta del fatto. Oltretutto, alla già difficile quantificazione precisa degli operai deceduti si aggiunge purtroppo anche una commistione con altri infortuni mortali avvenuti nel corso di lavori di costruzione di dighe vicine o dipendenti dal loro funzionamento: un esempio è dato da Arcangelo Tiziani (deceduto il 22 marzo 1959 a Pontesei a seguito della frana caduta in quel bacino), che alcune fonti secondarie fanno rientrare genericamente tra i caduti del Vajont.
Infine, non deve stupire l'assenza di notizie riportate in cronaca locale o nazionale dai principali quotidiani, sia perchè all'epoca la conoscenza dell'evento non era così immediata come avviene oggi, sia perchè tutte le notizie in uscita dal cantiere e dirette verso gli organi di stampa venivano filtrate e veicolate dalla società committente attraverso stringati e frammentari bollettini. A questo si aggiunga che in quegli anni l'attenzione dei mass-media riservata al benessere delle maestranze e alla tutela sull'ambiente di lavoro era molto scarsa, per non dire assente.
Li riportiamo comunque per completezza di cronaca.
4. Crollo di un ponteggio e travolgimento da materiale (1959, 4 agosto)
• Luogo: Parete sinistra del cantiere.
• Causa: Cedimento di un argano e caduta di materiali.
• Vittime: 2 operai (Antonio Nicolai, e n.n.).
5. Folgorazione in cabina elettrica (1960)
• Luogo: Centrale di derivazione del torrente Vajont.
• Causa: Contatto accidentale con un cavo ad alta tensione.
• Vittima: 1 tecnico elettricista.
6. Precipitazione in un pozzo presso la camera di manovra di quota 640 (9 settembre 1960)
• Luogo: galleria per le opere di presa
• Causa: mancanza di ancoraggi.
• Vittima: 1 operaio (Giuseppe Filippin Baccon) [2]
• Note: esiste tuttora una lapide commemorativa murata all'esterno della camera di manovra a quota 640. Essa recita:
Qui trovò morte onorata Giuseppe Filippin Baccon n. 4-2-1908 - m. 9-9-1960
in segno di perenne ricordo questo marmo i suoi cari posero
7. Incidente stradale (1960)
• Luogo: Strada di circonvallazione del lago
• Causa: Ribaltamento di un camion trasporto materiali
• Vittima: un autista del mezzo pesante
Il numero di 6 caduti viene ripreso anche da fonti secondarie (es. quotidiano Corriere delle Alpi) mentre altre fonti giornalistiche (es. quotidiano La Nazione) parlano di 9 deceduti.
Le lapidi sotto riportate (collocate presso l'odierna chiesetta di S. Antonio presso il coronamento diga) fanno una "summa" di caduti sul lavoro e di persone che a vario titolo si trovavano alla diga al momento del disastro. Nella lapide dei caduti sul lavoro i luoghi indicati per ciascun caduto sono quelli di nascita. Come si vede, manca la citazione di Antonio Nicolai e del suo collega deceduto nella medesima circostanza.
(Articolo di Gianmarco Calore)
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[1] l'evento è stato ricordato anche da Martinelli nel film "Vajont, la diga del disonore".
[2] ricerche a cura del team di ProgettoDighe
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La lapide commemorativa di Giuseppe Filippin "Baccon" presso il punto di presa provvisorio a quota 640 dove avvenne il suo infortunio mortale (credits Alessandro Bonitti)
