Ci sono poi zone non toccate dal disastro, un tempo facenti parte di un piccolo "paradiso terrestre" fatto di prati, sole, alberi. Un posto dove i bambini salivano a giocare e gli adulti a far fieno per le bestie.

Uno di questi ha proprio un nome da favola: Col di Cuore.

E' una piccola località ubicata in sinistra idrografica, sopra la frazione di Prada, quest'ultima danneggiata dall'ondata di risalita del 9 ottobre 1963. Il suo nome affonda le radici in una antica storia secondo cui in mezzo al bosco si trovava proprio un prato a forma di cuore.

Oggi l'area è interamente coperta dal bosco.

Le poche testimonianze cristallizzate dagli amici del sito Le Vie della Memoria (che ringrazio per la condivisione del materiale) ci portano ai tempi bui della 2° Guerra Mondiale:

“Paura… I tedeschi sparavano, sentivi le pallottole che passavano sopra la testa… Tempi di guerra… E poi a San Martino i tedeschi hanno piantato una mitraglia e sparavano sul Col di Cuore, perché pensavano che lassù ci fossero i partigiani. Vedevi tutto un fuoco”. (Vittorio Filippin)

“Mi ricordo quando sono arrivati i tedeschi che hanno bruciato il Toc, mi ricordo bene. Gli ultimi giorni di settembre siamo andati sotto l’antro de la Frata, ad abitare. Abbiamo lasciato Prada, Erto e siamo andati su in un antro in Sciandìe, per andare in Col di Cuore. Era un antro grande e lì ci stava tutta la famiglia. C’erano anche altre due famiglie, quelli di Salèra e quelli del Fabo. Avevamo portato le vacche da quelli del Fabo in Col di Cuore, e mio papà andava ogni sera a governarle, poi tornava nell’antro. Mia mamma ogni tanto andava a fare il pane. Non siamo stati tanto, dieci giorni al massimo”. (Luigia Dalla Putta)

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(CREDITS SITO LE VIE DELLA MEMORIA)