Area ubicata in sponda sinistra, decentrata verso est e perciò appena al di fuori del movimento di frana.
Per la sua posizione era la zona maggiormente frequentata, anche per la particolare floridezza dei terreni, tanto che alcune famiglie decisero di stabilirsi in loco. Era collegata all'altra sponda da un piccolo ponte in legno; la "la Pineda" partivano poi i sentieri che portavano sulla fiancata del Toc verso pascoli e boschi (località casera Vasèi).
La zona era talmente frequentata che i bambini frequentavano sul posto la scuola, trovandosi nelle case private. Appena l'anno prima del disastro la SADE aveva donato un piccolo stabile da adibire a scuola: vi si tenne un unico anno scolastico, il 1962/63. Oggi questa scuola - miracolosamente risparmiata - è un'abitazione privata.
Gli espropri colpirono prevalentemente la parte bassa dell'area, costringendo gli abitanti ad emigrare fuori dalla valle del Vajont.
La notte del 9 ottobre l'ondata causata dalla frana dilavò l'intera area e produsse 7 morti, 6 dei quali ritrovati nei giorni successivi.
Testimonianza di Nives Filippin:
“La mia casa fu distrutta dalla furia dell’acqua. Io ero piccola. E’ stato il nonno Felice Ditin a raccontarmi. Era nel cortile davanti alla sua casa che l’acqua aveva risparmiato e sentiva chiamare: “Mama, mamma!” Ero io disperata… tutta avvolta nel fieno e per fortuna senza neppure un graffio. Anche mia sorella Giovanna era viva, ma sotto le macerie.”
Fonte: testimonianza e foto tratte da associazione ONLUS EcoMuseo Vajont
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Pineda, prima e dopo il disastro: l'angolazione della foto è la stessa....

Inverno 1962-1963: una foto della classe delle elementari. Sullo sfondo la diga
(credits sito "EcoMuseo Vajont")
