Collocata in sponda sinistra appena più a est della frazione Pineda, contendeva con quest'ultima il primato della maggiore bellezza e floridezza del territorio. Costituita infatti da prati semi-pianeggianti, era adibita in prevalenza a frutteto. Era un'area di sosta temporanea nel periodo tardo primaverile ed estivo della transumanza e della fienagione.
Il collegamento tra le due sponde della valle avveniva tramite un ponticello in legno che collegava le mulattiere dei due versanti.
Negli anni cinquanta, grazie a un consorzio degli abitanti, l'area fu fornita di energia elettrica dalla centrale di Claùt.
Grazie alla sua posizione leggermente più elevata rispetto a la Pineda, questa frazione fu parzialmente risparmiata dall'ondata di risalita generata dalla frana del 9 ottobre. Si contarono comunque 9 morti.
Testimonianza di Bortolo Della Putta:
“Vai a letto che quelli del Colombér stanno in guardia e sapranno il da farsi. Mi ero appena addormentato quando sentii una specie di terremoto, mi alzai di scatto e accesi la luce. Subito intuii che era franato il Toc. Mentre infilavo i pantaloni, mancò la luce e arrivò una grande ondata che aveva già spazzato via le case più basse di Prada. Feci per scendere le scale, l’acqua mi arrivava fino a metà corpo. Mia sorella si trovava nel corridoio e mi disse: – Siamo morti. Io rimasi in silenzio; sentii l’acqua che scendeva, aprii la finestra e vidi solo alberi che galleggiavano sull’acqua dietro la casa. Aspettai ancora un po’ quindi scesi dalla finestra poichè in casa c’era ancora acqua. Salii verso il prato, poi mi ricordai di Magaréta. Ritornai in camera entrando dalla finestra, la presi in braccio perchè era svenuta. Uscii camminando sopra i tronchi d’albero che erano incastrati dietro la casa e la distesi sul prato. Poco dopo rinvenne e cominciò a piangere disperata. Dalla strada, in lontananza, vidi i fari di un’auto in sosta sotto Mela, mi avvicinai però era abbandonata. Fu proprio con la luce dei fari che vidi che mancavano le case sottostanti la mia. Erano rase al suolo e si vedevano ancora le onde alzarsi di decine di metri. In dieci minuti, tutte le persone dei dintorni si erano radunate insieme ai loro familiari rimasti vivi, vicino alla casa Mela. Io, assieme ad altri, raccolsi delle fascine e accesi un fuoco per scaldare noi e i bambini; poi ci avviammo in cerca di superstiti verso Marzàna. Trovammo solo tronchi d’albero e fango. A Erto, ogni tanto, si udiva il motore di qualche auto. Sentimmo mia sorella che chiamava Magaréta, pensava che io non fossi rientrato da Montereale. Io le risposi e lei mi chiese se eravamo tutti vivi, io le dissi di sì anche se sapevo che c’erano dei morti. Sul Toc si sentivano ancora le rocce che cadevano nel lago. Ci eravamo accorti che mancavano le Spesse, parte di San Martino e Pineda e che, dove c’era il buco della valle del Colombèr, era pieno di fango. Fra i rumori si sentiva quello di una sirena e immaginammo quanta gente fosse morta anche a Longarone. Tornammo da Mela assieme agli altri e aspettammo l’alba; ci rendemmo così conto della gravità del disastro. Quando spuntò il sole, guardando verso Erto ci chiedevamo come fosse stato possibile: era una cosa orribile. C’era tanta ghiaia, tanto materiale e tanti sassi. Poi verso le quattro arrivò una barca che veniva dal Giavàt (Le Spesse) e arrivò nella Val di Fortunè. Ci chiesero se qualcuno voleva salire fino a Erto. Salimmo io, Franca de Benéto con i suoi due figli; la bambina che era più piccola la tenne lei e il bambino lo presi io, in braccio. Ci mettemmo tutti il salvagente perché le onde e il legname che galleggiavano nell’acqua facevano spostare la barca in qua e in là. Arrivai a Erto, presi alcune cose che sarebbero servite ai superstiti e ripartii subito senza neanche avvisare i miei altrimenti non mi avrebbero dato il permesso di tornare in Prada. Alla sera ci riunimmo nella casa di Mela, dicemmo il rosario e andammo a dormire nel fienile perché la casa era ancora bagnata.“
Fonte testimonianza e foto: associazione ONLUS EcoMuseo Vajont
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Prada all'inizio dell'invaso
(credits sito EcoMuseo Vajont)
