Uno dei luoghi comuni da sfatare è la presunta intromissione di una centralinista di Longarone in una telefonata tra i tecnici della diga e addirittura Alberico Biadene a Venezia.
Come tutte le leggende, anche questa nasce da un fatto realmente avvenuto, tuttavia in qualche modo rivisitato e consegnato alla storia per verità assoluta. Un po' come accadde con la leggenda della corriera fantasma.
Prima di addentrarci nel racconto, va premesso che Longarone offriva un servizio di centralino dedicato dalle 7 alle 22, dopodichè il servizio veniva preso in carico dal centralino di Belluno. La dislocazione di un centralino diurno a Longarone era stata decisa per l'aumento delle attività commerciali, ma soprattutto per la presenza del cantiere della diga e degli uffici SADE, che necessitavano di collegamenti immediati. Il centralino era di quelli con contatti a spinotti multipli per i singoli abbonati della zona.
La leggenda - ripresa anche nell'orazione di Marco Paolini - ci consegna una centralinista che la sera del 9 ottobre per caso si era intromessa in una telefonata già in corso tra i geometri alla diga e l'ing. Biadene. In questa telefonata il personale alla diga esprimeva viva preoccupazione per il movimento della frana. La centralinista si era dunque intromessa chiedendo se vi fosse pericolo per Longarone, visto che in paese aveva una bambina piccola; gli interlocutori - forse lo stesso Biadene - la rassicurarono dicendo di stare tranquilla.
Diciamo subito che in questa storia, di vero c'è solo la frase pronunciata dalla centralinista. Ma che va rivista e ricontestualizzata alla luce delle sommarie informazioni da lei rese alla Polizia Giudiziaria il successivo 21 ottobre. Oltretutto, il regolamento vietava ai centralinisti di ascoltare le comunicazioni telefoniche, figuriamoci se si sarebbero potuti anche intromettere....
La centralinista si chiama Maria Capraro e, assieme alla sorella Elsa, lavora al centralino di Longarone. Il 9 ottobre lavora dalle 10:30 alle 14:00 e dalle 18:00 alle 22:00.
Verso le 21:45 il telefonista della SADE in servizio alla diga chiese alla Capraro di essere messo in contatto con una serie di abbonati di Longarone, in particolare con la ditta MEC MARMI che era ubicata quasi in corrispondenza dell'uscita della forra del Vajont, poichè non era escluso che durante la notte dalla diga potesse tracimare dell'acqua che, scendendo a valle, avrebbe potuto preoccupare gli operai in servizio.
Fu in quell'occasione che la Capraro chiese al telefonista SADE se ci fosse pericolo per Longarone, dato che aveva una bambina; e fu il centralinista SADE (poi perito nel disastro) ad assicurarle che per Longarone non vi era pericolo. La Capraro si informò sull'andamento della frana e il centralinista le rispose che durante il pomeriggio vi era stato un abbassamento di circa 30 cm sul versante del monte Toc e che il canale verso Soverzene risultava ostruito, ma, essendo il bacino stato abbassato di 10 metri, non vi era comunque pericolo. Al termine della conversazione la Capraro riuscì a passare al centralinista SADE le utenze richieste.
Maria Capraro si salvò miracolosamente dal disastro: lasciò gli uffici verso le 22:20, dopo avere riordinato i cartellini telefonici della giornata e rientrò a casa, che si trovava fortunatamente fuori dall'area colpita dall'ondata.
(Articolo di Gianmarco Calore)
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