La tragedia del 9 ottobre continuò a mietere vittime anche dopo.

La valle del Vajont e la piana di Longarone si erano trasformati in un formicaio di soccorritori, ciascuno con i propri compiti e mansioni. La mattina del 10 novembre 1963 la parte alta del lago residuo era controllata dall'alto da un elicottero AB47J della società Agip Mineraria. Lo scopo del sorvolo era quello di sorvegliare la zona e di studiare gli accorgimenti ritenuti più adatti per la prevenzione di nuove possibili frane, dato atto che l'invaso residuo si era assestato a quote decisamente più alte, perciò pericolose anche per un'eventuale tracimazione verso Cimolais.

A bordo del velivolo c'erano tre persone:
• Giovanni Zanelli, comandante pilota
• Bruno Conforto, ingegnere minerario
• Filippo Falini, ingegnere minerario

Testimone oculare del tragico evento, Pietro Martinelli, boscaiolo, che in quel momento si trovava nel bosco della Zanolina intento a far legna.

L'elicottero fu visto sorvolare per tre volte l'area compresa tra passo S. Osvaldo e il pian del Tegn; nel dirigersi nuovamente verso il passo, il pilota non si avvide della presenza di un cavo in acciaio di una teleferica (risultata poi abusiva). L'impatto provocò la caduta dell'elicottero e la morte dei suoi occupanti.

Sul luogo (non segnalato e di non facile individuazione) è attualmente presente una croce in legno.

Le ricerche sul comandante Zanelli hanno permesso di ricostruirne una carriera di tutto rispetto: già maresciallo pilota nella Regia Aeronautica, aveva partecipato alla 2° G.M. con azioni di guerra di primo piano, riportando numerose onorificenze, tra le quali tre Croci di Guerra e due promozioni al merito. Concluse la sua carriera militare come istruttore di volo alla Scuola di Frosinone, congedandosi con il grado di Capitano. Nel 1958 - com'era consuetudine per molti ex piloti militari - venne assunto all'AGIP, accorrendo sul luogo del disastro fin dalle prime ore.
 
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