19 aprile 1971
di Roberto Minardi

Nella foto di sinistra la statua della "Spigolatrice di Sapri", realizzata da Emanuele Stufano nel 2021 sul lungomare della cittadina Salernitana.
Vuole essere un omaggio alla protagonista dell'omonima poesia di Luigi Mercatini in cui il maestro racconta la fallita spedizione di Carlo Pisacane, ed i cui versi iniziali sono "Eran trecento, erano giovani e forti, e sono morti!"
La foto a destra invece mostra...come gli ertani sapevano protestare anche con una certa cultura.
Dopo la frana del Toc che nel 1963 sconvolse la valle e distrusse Longarone, gli ertani veneto sfollati, per prudenza, e "sistemati" provvisoriamente in varie località; in breve tempo le amministrazioni proposero loro diverse soluzioni, per una definitiva rinascita della comunità ma tutte che -di fatto- contemplavano un trasferimento.
Ad alcuni andava anche bene, si trasferirono infatti in pianura nel nuovo comune di"Vajont", ed in altre piccole frazioni, ma una buona parte di loro voleva tornare nella propria valle, in un paese nuovo costruito a quota di sicurezza. I soldi c'erano, le promesse anche, ma i tempi si dilungavano inspiegabilmente senza che le amministrazioni ottemperassero agli impegni presi con i rappresentanti dei cittadini.
Sette anni di attese e di malcontenti, con la rabbia e la delusione che montavano ininterrottamente.
Il punto di non ritorno si raggiunse il 19 aprile 1971 esattamente 55 anni fa.
All'alba del trasferimento di tutto l'archivio comunale di Erto e Casso, (fino a quel momento sistemato provvisoriamente nel municipio di Cimolais, in Villa Olga) nel nuovo paese di Vajont, gli ertani si presentarono con catene e lucchetti per bloccare la partenza dei camion già carichi.
Ci furono momenti di tensione, interventi delle forze dell'ordine, i manifestanti si accamparono sul prato antistante le ville in tende ed automobili per rivendicare il proprio diritto a mantenere viva la propria comunità nei luoghi dov'era nata.
Il 23 aprile, al termine delle "5 giornate di Erto" si pose la firma su quella che passò alla storia come la "delibera del prato" (si, perché le autorità competenti dovettero accontentarsi di un tavolino sull'erba, per firmarla...) in cui veniva sancita definitivamente la scissione tra la comunità di Erto-Casso e quella di Vajont.
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