Ci sono foto e cartoline viaggiate che ci consegnano autentici spaccati di vita quotidiana di Longarone e delle zone limitrofe prima del disastro del 9 ottobre.
Una vita quotidiana fatta di semplicità, fatica, speranza. Ripercorriamola assieme.
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Fine anni Cinquanta.
Questa eccezionale fotografia (estrapolata da una cartolina viaggiata) immortala la nuova variante stradale (1956) che dal ponte SACAIM, permetteva di raggiungere la diga, quindi i paesi di Erto e Casso e infine la Valcellina.
La foto in oggetto inquadra l’imbocco della seconda galleria di San Antonio Alte provenendo da Codissago: la località inquadrata è il cosiddetto Belvedere.
In lingua cassana : Pieda del Carpe.
Credits foto: Flavio Torino Avila; si ringrazia Alessandro Bonitti per le utili indicazioni.

1 agosto 1959
L'Aeronautica Militare scatta questa aerofoto (ricolorata da Paolo DF) sulla verticale di Faè, immortalando la fabbrica della faesite e l'intero parco della Vil,a Protti: all'interno del rettangolo disboscato sorge la gigantesca sequoia che resisterà all'ondata in discesa verso valle.

1960 circa.
Abbiamo parlato del famoso bar "da Beppino", una struttura ricettiva di transito lungo la strada che portava a Erto. Non ci troviamo però lungo il vecchio tracciato che saliva in sinistra idrografica, bensì sul versante opposto, dove ora sorge la palestra di roccia sotto il paese di Casso, in corrispondenza di una delle gallerie oggi non più esistenti.
Prima della nuova collocazione - avvenuta con l'apertura della nuova strada statale 251 - il bar si trovava nell'abitato del Colomber da cui venne sfrattato prima della sommersione del sito.
Nella foto (credits Simone Gat Pitois Aime), un giovane Alessandro Trabucchi dell'impresa Torno, tra i più grandi ed esperti capicantiere dell'epoca. Il luogo di scatto della foto si è prestato a mille individuazioni, ma solo grazie a Alessandro Bonitti riusciamo a dargli la corretta collocazione.
Di tutto ciò che vedete in foto non è rimasto nemmeno uno stuzzicadenti....

Fine anni quaranta.
Cartolina viaggiata che immortala Longarone presa probabilmente dalla strada vecchia per Erto.
L'angolazione permette di accertare come l'odierna strada statale 51 "d'Alemagna" passasse in quel tempo appena sotto i binari della ferrovia, più vicina al Piave. Da essa si distacca la strada che porta a ponte Campelli e quindi verso il Vajont.
Credits: Lorenzo Dal Cortivo

Anni Quaranta.
Una suggestiva veduta della forra del Vajont presa da Longarone permette di apprezzare alcuni particolari: in basso a sinistra, il cartonificio Protti (poi Cartiere di Verona), la vecchia strada Campelli che portava unicamente verso Dogna e verso la vecchia strada per Erto che si intravvede inerpicarsi.
Non c'è traccia di alcun cantiere e la forra appare in tutta la sua selvaggia bellezza. Sullo sfondo, l'imponente mole del monte Certen.
Credits: Lorenzo Dal Cortivo

1950 circa.
Questa cartolina viaggiata (credits Lorenzo Dal Cortivo) ritrae la stazione di Longarone. E' interessante la dicitura "nuova arteria" che probabilmente si riferisce al passaggio in centro paese della statale Alemagna, che oggi corre a quota più elevata verso occidente, oppure di una sua adduzione. Del resto, il traffico veicolare di quei tempi era davvero scarso e il passaggio vicino alla stazione era importante anche per l'interscambio delle merci.
Sullo sfondo, la punta aguzza del Piz Gallina.

Longarone, anni Trenta (?)
Questa cartolina (credits Lorenzo Dal Cortivo) ritrae la stazione e il centro del paese. Sullo sfondo a sinistra Castellavazzo e a destra Codissago. In mezzo, il Piave.
Tutto ciò che si vede in primo piano sarà distrutto la sera del 9 ottobre; delle due frazioni più a monte resteranno le case a quota più alta.

1920, circa.
Il ritorno alla normalità dopo la prima guerra mondiale passa anche per l'emozione del ripristino dei collegamenti ferroviari interrotti dall'esercito austriaco in ritirata.
La cartolina (credits Lorenzo Dal Cortivo) immortala l'arrivo del primo treno della linea Belluno - Longarone. Il paese si sente da quel giorno meno isolato.

Un cenno a parte merita villa Malcom.
Si trovava tra Codissago e Castellavazzo e fu interamente spazzata via dall'ondata del 9 ottbre.
Costruita a metà del 1700 dalla famiglia Stefani, fu acquistata dalla famiglia Wiel che la cedette a sua volta al baronetto inglese sir Malcom (da cui prese definitivamente il nome) il quale si era innamorato della bellezza dei luoghi. Egli la ampliò dotandola di un grande parco percorso da una fitta rete di viali, con un laghetto dei cigni e con un numero elevato di piante tra cui molte esotiche.
Per molti anni la villa fu il centro della vita mondana del Medio Bellunese grazie alle feste che vi venivano organizzate. Fu anche il punto di incontro per i vari escursionisti che di lì partivano per visitare le zone circostanti o per arrampicare sulle falesie.
Nel corso del tempo la villa passò di mano più volte. Nel 1963 era stata acquistata dalla ditta tessile "Lampugnani" di Caerano San Marco (TV) che la adibì ad alloggio per il personale dipendente che aveva accettato di trasferirsi a Longarone. La notte del 9 ottobre vi trovarono la morte 31 dipendenti. Della villa fu trovato solo uno dei due leoni in pietra che si trovavano all'inizio della scalinata di accesso e un pezzo di muro che fu donato alla "Lampugnani" in memoria del personale deceduto.
Con la ricostruzione di Longarone, dove sorgeva la villa fu edificato un ritrovo chiamato "Malcom", una specie di discoteca molto in voga in quegli anni, dove si esibivano dal vivo alcune band.
Per approfondimenti e curiosità chiedi pure QUI
Cartolina viaggiata (credits Lorenzo Dal Cortivo), ricolorata da Roberto Minardi.

1920 circa.
Alla stazione di Longarone viene inaugurato il ripristino della linea ferroviaria precedentemente interrotta dall'esercito austriaco in ritirata. Il primo treno della nuova linea Belluno - Longarone viene accolto dalla popolazione in festa.
Sullo sfondo, l'aguzzo Piz Gallina.
Credits Lorenzo Dal Cortivo

Strada Campelli.
Non so se all'epoca della foto quella strada si chiamasse già con il nome di Stefano Campelli che nel 1620 si assunse l’onere di fabbricare il ponte che attraversava il Piave verso la zona di Vajont.
In ogni caso, questa è la strada che - dopo essere stata ricostruita nel 1964 - percorriamo quando da Longarone saliamo verso la diga. Dopo il disastro, tutta l'area in primo piano sarà sostituita dal profondo lago causato dall'impatto dell'ondata di tracimazione appena fuoriuscita dalla forra.
Credits Lorenzo Dal Cortivo

1963, primi di ottobre.
La foto è stata scattata verosimilmente dal cantiere di Molièsa e ritrae il bacino durante il periodo convulso dello svaso che precedette il disastro.
Si può notare che la sua quota è ancora a livelli significativamente alti, sicuramente sopra quota 700, anche in relazione alla quota della strada di circonvallazione.
Sullo sfondo, il massiccio e imponente monte Certen.
Credits Lorenzo Dal Cortivo

Anni Cinquanta.
Cartolina viaggiata che prende Longarone dall'area sovrastante la stazione ferroviaria (di cui parleremo diffusamente nei prossimi giorni) verso nord: sullo sfondo si intravvede la frazione di Castellavazzo e - a destra del pino - quella di Codissago.
Credits Lorenzo Dal Cortivo

1963, 15 agosto.
La famiglia Sonego si reca sulla diga del Vajont in occasione del Ferragosto, approfittando di una delle rare pause del maltempo che flagellò quel mese, contribuendo a creare quella tempesta perfetta che si scatenerà il 9 ottobre.
La diga riscuote rispetto e ammirazione, catalizzando l'attenzione e la curiosità di molti turisti che si recano a visitare quella che all'epoca era l'eccellenza dell'ingegneria idraulica italiana.
La foto (credits Roberto Sonego per gruppo FB "Longarone scomparsa", Lorenzo Dal Cortivo) permette di apprezzare nel dettaglio la ringhiera del coronamento. In quel momento la quota del lago era ancora in aumento per la terza priva di invaso che verrà interrotta il 27 settembre quando ci si rese conto che il movimento franoso era diventato inarrestabile.


Anni Cinquanta.
La vista della frazione di Codissago presa dalla destra Piave in questa cartolina viaggiata.
Dalla sua ubicazione rispetto al fiume ben si comprende quali furono i risultati nefasti dell'ondata di risalita che per circa 2 km percorse controcorrente il corso d'acqua.
Credits Lorenzo Dal Cortivo

1919.
La guerra è ormai alle spalle, ma i collegamenti con il fondovalle e con l'Ampezzano sono stati interrotti dall'esercito austriaco in ritirata. I Longaronesi non pongono indugi e prestano il loro aiuto al Genio Ferrovieri del Regio Esercito Italiano, subito intervenuto per il ripristino della viabilità. Questa bella foto immortala la sovrapposizione del ponte ferroviario su quello stradale in corrispondenza dello sbocco del torrente Maè verso il Piave.
Credits Lorenzo Dal Cortivo

1919 - collaudo del ponte ferroviario sul torrente Maè.
Dopo che il Genio Ferrovieri del Regio Esercito Italiano ha ripristinato il collegamento ferroviario con Longarone, il nuovo ponte viene sottoposto a collaudo alla presenza di numerosi Longaronesi accorsi sul posto per l'evento.
Credits Lorenzo Dal Cortivo

1918.
Un'altra foto del ponte ferroviario sul torrente Maè, in discesa dalla val Zoldana, dinamitato dall'esercito austriaco in ritirata.
In secondo piano, il ponte stradale è stato invece già ripristinato e sopravviverà non solo all'ondata di discesa del 9 ottobre 1963 ma anche alle alluvioni del novembre 1966: in quell'occasione la furia delle acque del Maè demolirà un nuovo manufatto creato parallelamente al vecchio per consentire il transito dei veicoli a doppio senso, provocando la morte del medico condotto di Longarone, Gianfranco Trevisan.
Oggi questo ponte, pur esistendo ancora, è fuori servizio.
Credits Lorenzo Dal Cortivo

1918.
La 1° Guerra Mondiale ha lasciato i suoi segni anche in val del Piave. Longarone ha patito le distruzioni provocate dall'esercito austriaco in ritirata, che si sono accanite in modo particolare con le infrastrutture di trasporto: strade, ponti, ferrovie.
Qui, il ponte ferroviario sul torrente Maè (lo stesso che, scendendo dalla val Zoldana, 40 anni dopo porterà una nuova diga, quella di Pontesei) dopo essere stato dinamitato. Sarà ricostruito molto velocemente grazie al Genio Ferrovieri del Regio Esercito Italiano.
Credits Lorenzo Dal Cortivo

Estate 1959.
Vita normale a Longarone. Siamo in via Pians, questi ragazzini sorridono al fotografo e al loro futuro. Poco distante, la diga del Vajont è quasi terminata. C'era già stata la frana di Pontesei, in quello stesso periodo Edoardo Semenza stava svolgendo gli studi commissionati dal padre sulle sponde del bacino: i primi nuvoloni della tempesta si stavano ammassando all'orizzonte.
Credits Lorenzo Dal Cortivo

Ci sono paesi e frazioni di cui ci si occupa troppo poco. Eppure erano importanti centri dotati di piccole industrie che contribuivano in modo rilevante all'economia della valle.
In questa cartolina viaggiata negli anni Cinquanta vediamo Codissago preso da sudest; in alto a sinistra il birrificio di Longarone, Roggia, le case di Costa e in alto a destra Castellavazzo.
Credits Lorenzo Dal Cortivo

Cartolina dei primi del Novecento. Sono le 10:10 del mattino e in piazza Umberto I c’è mercato: è venerdì. A destra, i quattro piani del Bar Centrale dominano il lato sud, facendo da contraltare alla bellissima facciata neoclassica della chiesa, con le quattro lesene, il portale e la nicchia con la statua della Madonna in pietra grigia di Castellavazzo. Da sopra il timpano spunta anche il campanile, mentre a destra, all’incrocio con piazza Jacopo Tasso, il cancello di accesso al piccolo cimitero che seguiva fino alla Prima guerra mondiale il perimetro dell’edificio sacro. Credits Lorenzo Dal Cortivo, collezione personale

Una splendida accoppiata di cartoline viaggiate negli anni Cinquanta immortala Longarone dal belvedere (credits Lorenzo Dal Cortivo, collezione personale)

1961 circa: una cartolina viaggiata immortala lo splendido ponte Therenton e - sullo sfondo - il paese di Erto. Il lago è già a quota significativa. Il ponte sarà interamente distrutto dall'ondata di risalita che arrivò a un'altezza di circa 40 metri. (Credits Lorenzo Dal Cortivo, collezione personale)

1960, una cartolina di Erto e del bacino artificiale durante la prima prova di invaso (credits Lorenzo Dal Cortivo, collezione personale)

Anni Trenta del Novecento: un collage di foto in un primitivo "grandangolo" di Longarone preso da sinistra Piave (credits gruppo FB "Longarone scomparsa")

Una bellissima aerofoto di Longarone nei primi anni Cinquanta (credits Lorenzo Dal Cortivo, collezione personale)

Un'altra cartolina presa da destra Piave verso nord, con la chiesa parrocchiale sullo sfondo (credits Lorenzo Dal Cortivo, collezione personale)

Una cartolina che immortala Longarone tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta: si notano il cartonificio Protti e le poche case che costituivano il centro del paese (credits Lorenzo Dal Cortivo, collezione personale)

Uno spaccato della vita quotidiana di Erto in questa cartolina dei primi anni Cinquanta (credits Lorenzo Dal Cortivo, collezione personale)

Anni Cinquanta, cartolina viaggiata che immortala il paese di Erto. La foto potrebbe risalire anche al secondo dopoguerra. Credits Lorenzo Dal Cortivo, collezione personale

Il centro di Longarone tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento in una cartolina viaggiata (credits Lorenzo Dal Cortivo, gruppo FB "Longarone scomparsa")

Primi del Novecento, cartolina viaggiata. Credits: Antonella De Nardi

Longarone, anni Trenta del Novecento: la stazione del paese. Credits: Antonella De Nardi

Anni Cinquanta, cartolina viaggiata: panorama di Longarone preso verosimilmente dai pressi del cartonificio Protti. Credits: Samuele Hlede

Anni Cinquanta, panorama del centro di Longarone. Credits: Samuele Hlede

Inizio Novecento: il centro di Longarone, con piazza Margherita. Credits: Samuele Hlede

Anni Cinquanta. Longarone e la forra del Vajont. L'edificio è quello delle "Cartiere di Verona", completamente spazzato via dall'onda
Credits: Lorenzo Dal Cortivo, credits: gruppo FB "Longarone scomparsa"

1917: una foto di Longarone presa da sud verso nord da parte dei militari austriaci. Credits Ezio Tormena

1917: una foto di Longarone presa dai militari austriaci e che immortala la forra del Vajont e, sulla sinistra, i primi manufatti del cartonificio Protti.
Credits Ezio Tormena

1917: una foto del paese di Erto scattata dall'esercito austriaco. Si nota il Toc innevato; da questa prospettiva si può vedere la frana giacente ai suoi piedi, probabilmente staccatasi in tempi immemori da quel "taglio di coltello" che si nota verso la vetta. Credits Ezio Tormena

Ci sono parole. E ci sono fotografie.
Le due foto sono state scattate più o meno dallo stesso punto.
A sinistra, la Longarone bella, pulita, ordinata dei primi anni Cinquanta: la sua stazione ferroviaria, con la gente venuta a mettersi in posa per l'occasione, per una foto che probabilmente sarebbe diventata una cartolina, indossando l'abito buono, quello della domenica.
A destra, semplicemente il nulla. Dopo l'apocalisse l'uomo tenta di riprendersi quel territorio violentato. Non ci sono abiti della domenica, non c'è quella tranquilla spensieratezza dei paesi di montagna. C'è solo una Hiroshima attraverso la quale passa il primo treno diesel che ripristina i collegamenti tra la pianura e il Cadore. Tutto è provvisorio, precario, fragile.
(Foto di sinistra: credits Pro loco Longarone; foto di destra: rivista "Voci della Rotaia", luglio 1964)
