Quando si parla di "ponte-tubo" riferito alla diga del Vajont, si tende a confondere due strutture simili. Anzi, tre se si vuole considerare anche il ponte SACAIM di cui si parlerà in altro topic.
Come abbiamo detto, il progetto Grande Vajont prevedeva il collegamento di più bacini idroelettrici al fine di alimentare con continuità la centrale di Soverzene, all'epoca la più potente in esercizio. Per questo motivo erano state costruite apposite condotte che si snodavano per chilometri, sia a vista sia in galleria.
Nel 1948 (quindi ben prima dell'inizio dei lavori della diga) l'impresa Tissi & C. ricevette la commissione di lavori specifici per il collegamento dal bacino di Pieve di Cadore a Soverzene. Si trattò di lavori per l'epoca a dir poco titanici, da realizzarsi in una forra molto impervia. La struttura (progettata dall'ing. Prearo) era costituita da un ponte a campata unica in calcestruzzo armato con una luce di 58 metri ad un'altezza di 31 metri dal fondo della gola, e furono proprio le armature a creare i maggiori problemi poichè si trattava di sollevare con tiranti in acciaio strutture di notevoli dimensioni, da "centrare" con assoluta precisione prima di effettuare i getti. Il ponte avrebbe poi dovuto sopportare un tubo di mandata (sempre in calcestruzzo armato) con diametro interno di 4 metri e dello spessore di 48 centimetri.
I lavori terminarono molto rapidamente nel 1951 e nello stesso anno, dopo il collaudo, fu messo in funzione.
L'intera struttura fu completamente spazzata via dall'ondata del 9 ottobre 1963.
Ed è probabilmente qui che nasce la confusione con il secondo ponte-tubo (attualmente ancora presente ma non più in funzione), realizzato nel 1964 in tutta emergenza per garantire continuità di produzione alla centrale di Soverzene. In questo caso la struttura fu realizzata in acciaio. Sotto il tubo di mandata venne realizzata anche una strada di collegamento tra le due sponde della forra. All'inizio degli anni Ottanta, a causa del crollo di un piastrone di roccia che colpì uno dei piloni di sostegno, si palesarono gravi problemi di stabilità che portarono alla dismissione di questo secondo ponte-tubo e al convoglio dell'acqua in una condotta realizzata in galleria sotto la frana a monte della diga. Oggi il ponte-tubo è transitabile esclusivamente nell'ambito delle visite guidate organizzate con autorizzazione dell'ENEL.
Fonte: Luigi Rivis, La storia idraulica del Grande Vajont
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