Chi pensa che la diga sia "semplicemente" un muro di calcestruzzo inerte, destinato a creare un invaso compie un grossolano errore di valutazione.

Ogni diga o sbarramento artificiale è dotato al suo interno di un'infinità di strumenti di controllo, la maggior parte dei quali "annegati" nel calcestruzzo al momento della costruzione del singolo concio. Si trattava di un'operazione delicatissima poichè, una volta effettuato il getto, non era più possibile modificare la posizione o l'orientamento del singolo strumento di misura, la cui installazione errata avrebbe potuto impedirne il funzionamento o fornire valori completamente errati.

La diga del Vajont non fece eccezione e, anzi, in considerazione della sua mole e della sua particolare struttura, fu dotata di decine di strumenti di controllo che ne dovevano certificare in ogni momento la dilatazione, la temperatura, la pressione, l'inclinazione e ogni altro valore necessario al corretto funzionamento dell'impianto.

In massima parte i valori venivano trasmessi in analogico alla cabina comandi centralizzati; tuttavia per la consultazione di alcuni di essi i tecnici dovevano scendere più volte al giorno nelle camere di manovra degli scarichi di fondo e mezzofondo sfruttando i due pozzi montacarichi che dalla cabina comandi scendevano in roccia rispettivamente per 50 e 150 metri.

In questa sezione affronteremo questo interessante argomento, anche grazie alla bellissime fotografie depositate presso l'Archivio ENEL di Napoli e rintracciate dal nostro Simone Aime.

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derivazione

Diga del Vajont. Q. 562 concio VII. Scatola di derivazione. Confluiscono nella scatola i cavi del teledilatometro, del tensiometro e dell'estensimetro. Ovviamente tutto poi inglobato nel getto del concio. Archivio ENEL G. Colombo. Napoli.

 

termometri

Si parla spesso dei termometri presenti nel corpo-diga. Ma come sono fatti i termometri interni di una diga? Anzi, come fanno a mettere un termometro e tenerlo fermo se sopra gli getti in un colpo solo 4 m³ di calcestruzzo? Eccolo qui, uno dei tanti nella diga del Vajont: Termometro n° 10, concio VII, q. 562. Visibile anche il collegamento alla scatola di derivazione. Ovviamente poi tutto inglobato nel calcestruzzo. Archivio ENEL G.Colombo. Napoli

 

CONCIO1

Diga del Vajont. Concio VII-q.ta 562-centro.
In primo piano da sx: pressiometro n° 255 e II estensimetro isolato n° 3118. Archivio ENEL G. Colombo-Napoli.
 
CONCIO2
Diga del Vajont. Concio III-q.ta 562-valle.
Teledilatometro n° 379 tra pulvino sinistro e concio III (in foto la parte annegata nel pulvino): questi strumenti misurano i movimenti della diga rispetto alla parte fissata alla roccia. Archivio ENEL G. Colombo-Napoli
 
blocco
Alcune strumentazioni venivano preparate in anticipo, dentro un blocco di calcestruzzo della stessa composizione di quello della diga. Un pezzo “gemello”, prefabbricato, che poi veniva inglobato nel getto principale. Così gli estensimetri restavano dove dovevano stare, senza possibilità di errore.
In foto: Concio VII, quota 625. Blocco prefabbricato con gruppo di estensimetri, visto da valle.
Archivio ENEL G. Colombo – Napoli.