All'indomani della frana del 9 ottobre si creò immediatamente l'emergenza del riempimento del lago residuo, rimasto privo di emissario ma tuttavia ancora alimentato sia dai vari corsi d'acqua, sia dalle piogge.

La frana aveva inoltre mantenuto una quota d'invaso più alta (728 metri s.l.m., molto più alta perfino della quota di massimo invaso prevista) e il pericolo di eventuali tracimazioni verso la val Cellina era molto più di una mera eventualità. Il problema si sarebbe ulteriormente aggravato con l'approssimarsi della stagione invernale e il successivo disgelo.

Ecco dunque che a tempo di record (novembre 1963 - febbraio 1964) venne realizzata una stazione di pompaggio completa delle relative tubazioni in grado di svuotare il lago residuo mantenendolo a un livello di sicurezza. Contemporaneamente, su passo Sant'Osvaldo vennero erette alte murature costituite da "gabbie" di pietrame in grado di salvaguardare gli abitati e le strutture oltre il passo medesimo.

centrale



Il progetto venne realizzato in val Tuora, in fianco destro del bacino, a quota 756.

Come si vede dalla foto sottostante, la struttura lavorava su due stadi:
• A - STADIO 1 - sistema di tubi di pescaggio telescopici, in grado di adattarsi al livello dell'invaso comandati da 10 elettropompe
• B - sala pompe. Alle sue spalle, non visibile, fu realizzata una grande vasca di contenimento delle acque pescate dal bacino e destinate a essere convogliate dal secondo stadio verso la val Cimoliana nel torrente omonimo
• C - STADIO 2 - ulteriori condotte destinate a scaricare in contropressione le acque accumulate nella vasca attraverso un primo sistema di canalette esterne in legno e successivamente in galleria fino al torrente Cimoliana, comandate da 14 elettropompe

pompa1

La funzione di questa struttura provvisoria doveva dare il tempo agli operai di sgombrare la galleria di sorpasso dai detriti di frana e di realizzare le nuove opere di presa destinate a convogliare in pianta stabile nel bypass le acque del bacino: tali opere sarebbero state costruite rispettivamente a quota 721 per il massimo invaso e a quota 640 per la regolazione ordinaria.

La stazione di pompaggio entrò in funzione il 20 febbraio 1964 e proseguì fino al successivo mese di agosto, quando le opere di presa e il ripristino della galleria di sorpasso furono terminati. Disponeva di 10 elettropompe centrifughe ad asse inclinato telescopico in funzione H24 e in grado di aspirare ciascuna 2 mc/s di acqua riversandoli nel vascone in calcestruzzo costruito dietro la sala macchine. Da qui, tramite appositi collettori e 14 elettropompe, l'acqua veniva nuovamente aspirata e convogliata in prima battuta in due grosse tubature metalliche e poi su canaletta in legno esterna fino alla galleria di scarico verso il Cimoliana.

canaletta

La descrizione specifica dei lavori e dei criteri tecnici di funzionamento dell'intero impianto di scarico sono consultabili QUI 

Oggi l'intera struttura non esiste più. Permangono a testimonianza alcuni manufatti in calcestruzzo ormai ricoperti dalla vegetazione e le tubazioni in galleria.

Un claustrofobico viaggio all'interno delle tubazioni e delle gallerie in roccia è visibile QUI

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