Quando si parla della stazione geosismica collocata presso la diga del Vajont, bisogna in realtà distinguerne almeno tre:
- quella collocata presso la canonica di Casso nel 1957;
- quella installata all'interno della cabina comandi centralizzati a partire dal 1959;
- quella posta nei pressi di quest'ultima nel 1964.
Nel primo caso, l'esigenza fu quella di monitorare l'impatto sulle rocce circostanti da parte delle potenti esplosioni scaturite dai lavori di sbancamento per il sito di imposta della diga. In particolare, il massiccio ricorso agli esplosivi aveva reso necessario rimuovere i due fotoclinografi installati nel 1954 presso l'area del futuro cantiere. Il 25 febbraio 1957 una potentissima esplosione di 2276 kg di CD1M e di Dinamon creò preoccupazione e malumore in tutti gli abitanti della valle e costrinse la SADE a installare una piccola stazione geosismica al pianterreno della canonica di Casso che ha potuto evidenziare come l'esplosivo avesse impresso uno spostamento di tutto il terreno a causa di continue oscillazioni, sia di tipo verticale che di tipo trasversale. Con la fine dell'impiego degli esplosivi, la situazione geosismica parve tornare alla normalità, pertanto la stazione di rilevamento presso la canonica venne tolta.
Nel secondo caso, a seguito della frana di Pontesei del 22 marzo 1959, la SADE ordinò l'esecuzione di una campagna geosismica in sponda sinistra idrografica per accertare se la massa rocciosa sotto il monte Toc fosse autoctona o invece a sua volta l'esito di un'antica frana. Tale campagna prese avvio nel novembre 1959 ad opera di Pietro Caloi che fece collocare all'interno della cabina comandi centralizzati appena ultimata una terna di modernissimi fotosismografi "Girlanda" ad amplificazione elettromagnetica. Le conclusioni cui arrivò Caloi furono quelle di una formazione autoctona della massa rocciosa, che a suo dire presentava un elevatissimo modulo elastico a causa dell'estrema velocità di propagazione del suono rilevata dai geofoni. Tale massa era tuttavia sovrastata da uno strato di materiale incoerente di origine franosa, per uno spessore variabile tra i 10 e i 20 metri.

(credits P. Caloi, L'evento del Vajont nei suoi aspetti geodinamici, 1965)
Tale stazione era particolarmente indicata per il rilevamento delle c.s. microscosse a carattere locale e il suo delicato funzionamento era affidato a due validissimi collaboratori, i fratelli Giovanni e Giorgio De Vido, entrambi periti nella sciagura del 9 ottobre. Nei primi mesi del 1960 non furono rilevate attività sismiche degne di nota; la prima scossa venne invece registrata il 22 maggio 1960 alle ore 11:41:48, con epicentro alla base del monte Toc:

(credits P. Caloi, L'evento del Vajont nei suoi aspetti geodinamici, 1965)
Da quel momento - coincidente con l'effettuazione della prima prova di invaso - le microscosse rilevate dai sismografi della diga andarono aumentando di numero, tanto da indurre la SADE a disporre nuovi accertamenti specifici attraverso una nuova campagna di monitoraggio, sempre affidata a Caloi, il quale fece ampio uso di geofoni estesi su una superficie più grande rispetto a quella del 1959. Alla fine del 1960 - nel frattempo si era verificato anche il distacco del 4 novembre - il geologo fornisce una nuova relazione che va nel senso opposto a quella dell'anno prima: la struttura reputata inizialmente un potente strato di roccia compatta appare adesso diffusamente frantumata a causa dell'azione di quelle che Caloi ritiene forze di compressione e decompressione concentrate in un esiguo spazio di tempo, provocate dalla salita e dalla discesa dell'acqua del bacino: tale fratturazione arriva a estendersi fino a notevole profondità, passando dai 20 metri dello sfasciume superficiale a ben oltre i 100.

(credits P. Caloi, L'evento del Vajont nei suoi aspetti geodinamici, 1965)
Caloi è però molto chiaro nel distinguere i microsismi locali, generati dall'attività dell'uomo (in concreto, con le prove di invaso e di svaso del bacino) da quelli più profondi e intensi, di chiara origine naturale dovuta a una instabilità di tutta la zona delle Prealpi bellunesi.
Tuttavia, dalla prima scossa del 22 maggio 1960, il fenomeno sismico nell'area del Vajont sembra aumentare considerevolmente; oltretutto, le scosse sembrano legate all'attività di invaso e svaso poichè nel 1961 - anno in cui la SADE fece costruire la galleria di sorpasso frana - si contarono solo 3 scosse relativamente intense [1]
Il 10 agosto 1963 un torrione di roccia ubicato in corrispondenza del margine orientale della frana del 4 novembre 1960 si stacca e finisce nel lago, già a quota significativa poichè è in atto la terza prova di invaso. Tale distacco - seguito a breve distanza da un altro secondario - è tuttavia preceduto da un intensificarsi dell'attività sismica così come registrato dai sismografi della diga:



(credits P. Caloi, L'evento del Vajont nei suoi aspetti geodinamici, 1965)
L'attività sismica che precedette il distacco fu imputata al contrasto tettonico in atto nelle zone sottostanti il Toc, già evidenziato da quello che poteva essere definito uno sciame sismico che alternò scosse avvertite dalla popolazione ad altre registrate solo dai sismografi. Il 18 settembre 1963, durante una riunione tecnica tenutasi presso la cabina comandi, Caloi concordò di implementare il numero di sismografi aggiungendone due di più piccoli, in grado di monitorare più strettamente la situazione locale: recatosi a ritirarli a Tolmezzo il 7 ottobre, non fece in tempo a installarli.
Nel terzo caso, infine, l'installazione di nuovi sismografi in una nuova struttura provvisoria realizzata nei pressi del sito ove prima sorgeva la cabina comandi rispose all'esigenza di monitorare l'area del disastro al fine di valutare il comportamento degli strati più profondi del terreno. I rilevamenti iniziarono a maggio 1964 e fino all'agosto 1965 indicarono microscosse strumentali peraltro esterne all'area di frana. Tuttavia, dal settembre 1965 viene evidenziato un brusco risveglio sismico del settore sud-orientale della frana, della durata di alcuni giorni; alcune scosse furono avvertite anche dagli abitanti della zona. Era il segnale della ripresa di un'attività di contrasto tettonico sotto il monte Toc, ora alleggerito di una cospicua porzione del suo versante settentrionale. Dopodichè la situazione tornò definitivamente alla calma.


La costruzione che ospiterà i nuovi sismografi nel 1964, collocata in corrispondenza dei pozzi per gli ascensori montacarichi
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[1] dal 22 maggio 1960 al 1° aprile 1962 si conteranno 43 scosse sismiche, delle quali 28 nel 1960 e 12 nel 1962
