"Il giardino dell'Eden"
Così Marco Paolini definisce la sponda sinistra, quella del Toc, in contrapposizione a quella destra, quella dei paesi, decisamente più arida.
Alberi da frutto, ottimo legname, pascoli abbondanti, fieno a volontà, animali da cacciare.... Molti avevano deciso di trasferirsi stabilmente su quel versante, rendendo abitabili le casere estive e organizzandosi con latterie "turnarie" per il conferimento del latte munto dalle proprie vacche.
Questa foto è stata scattata tra la fine degli anni Cinquanta e i primissimi anni Sessanta, penso addirittura prima della prima prova di invaso. Immortala Pian de la Paùsa e - probabilmente - una porzione del rio Massalezza che si vede a sinistra.

Sotto il profilo della frana, Pian de la Paùsa fa parte del "sedile"; lo "schienale" è costituito da quel piano inclinato che vedete sovrastare l'area; il bosco sottostante degrada invece fino alla forra che sarà colmata dal lago. Il rio Massalezza sarà individuato da Edoardo Semenza come "chiave" della frana, cioè il punto di origine generato dall'imbrifero che da esso partiva.
Tutto questo oggi non esiste più.
Ringrazio come sempre la pagina Le Vie della Memoria e Karim Manarin per il materiale concesso.
APPROFONDIMENTI
Questo nome ricorre molto spesso nei testi specializzati sullo studio della frana, soprattutto nel testo di Edoardo Semenza "La storia del Vaiont scritta dal geologo che ha scoperto la frana". Pian de la Paùsa e Pian del Canevèr sono in realtà la prosecuzione del medesimo sito, dalle medesime caratteristiche orografiche e orogenetiche. Coincide infatti con l'inizio del c.d. "sedile" della frana, quel tratto pianeggiante collocato al termine del ripido schienale di frana e subito prima del lago. Costituisce infatti la gigantesca zolla che sarà spinta in avanti dal distacco più alto di frana.
Il nome Canevèr fu aggiunto al cognome di molte famiglie per indicare la loro collocazione abitativa: ad es. famiglia Manarin "Canevèr".
L'area risultava particolarmente florida, tanto che alcuni abitanti di Casso vi si erano trasferiti in pianta stabile per tutto l'anno, attrezzandosi con stalle e latterie turnarie. La zona era infatti sfruttata sia per la fienagione che per l'allevamento del bestiame, ma anche per la rigogliosità degli alberi da frutto e per l'ottima qualità del legname. Le comunicazioni tra le due sponde in caso di necessità avvenivano con l'esposizione di alcuni segni bianchi che - avvistati da Casso - facevano partire qualche giovane di buona volontà che in un'ora di cammino era in grado di arrivare sul posto.
Il medesimo percorso veniva fatto dai bambini che vivevano in sponda sinistra per raggiungere la scuola a Casso e poi per tornare a casa: e ciò con qualunque condizione climatica!
Con la costruzione della diga, l'area fu interessata dall'apertura della strada di circonvallazione. Essa finì completamente distrutta dalla frana del 9 ottobre.
Le foto che seguono fanno parte dei fondi fotografici Le Vie della Memoria che ringrazio per la gentile concessione.
La foto prende di infilata pian de la Paùsa e pian del Canevèr
Pian de la Paùsa e Costa delle Ortiche in una foto successiva alla frana del 4 novembre 1960
Pian de la Paùsa in una foto presa nel 1960, con i lavori per la strada di circonvallazione in atto
A sinistra Frasèin e a destra Pian de la Paùsa (1960). La montagna sullo sfondo è il monte Certen
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