La tragedia del Vajont, in un'epoca in cui il moderno concetto di Protezione Civile era ancora sconosciuto, dimostrò tutto il grande cuore degli Italiani. Non solo i Corpi dello Stato, ma anche i semplici cittadini collaborarono spalla a spalla in un'incessante opera di volontariato.
Per il massimo rispetto che portiamo verso i sopravvissuti, i familiari delle vittime e in generale nei confronti della sensibilità di chiunque non verranno postate foto dal contenuto scabroso.
Leggi e commenta sul forum QUI
-----------------------------------------------

Una delle prime foto scattate da Bepi Zanfron poco prima della mezzanotte tra il 9 e 10 ottobre: una guardia della Polizia Stradale e militari del Corpo degli Alpini scavano tra le macerie (credit: forum Polizia nella Storia)

L'organizzazione dei soccorsi, con il coordinamento di più Corpi dello Stato, richiede meticolosa precisione affinchè ogni palmo di terreno venga setacciato: il sistema più efficace sembra essere quello "a pettine", con più file di militari disposte parallelamente tra loro. Sullo sfondo, gli abitati di castellavazzo e Codissago. Credit: Giovanni Kranz



La meritoria opera di soccorso prestata dal Corpo degli Alpini resta ancora oggi un diamante di rara bellezza incastonato nei ricordi delle popolazioni colpite dal disastro. Credits: archivio storico Corriere della Sera RCS.

L'Esercito Italiano, intervenuto in forze, coopera nelle operazioni di soccorso. Diventa imperativo prevenire la diffusione di epidemie e, all'opera pietosa di recupero delle salme, si affianca quella del recupero e smaltimento delle carcasse degli animali.

Il Corpo degli Alpini provvede a montare le tende per il personale. La decifrazione esatta dei luoghi è estremamente difficile, si può solo dire che la foto è presa verso nord e che la porzione di strada ancora visibile sulla sinistra potrebbe essere ciò che rimane della s.s. 51 d'Alemagna. Credit: Paolo DF

L'attraversamento del Piave viene garantito dai militari e dai Vigili del Fuoco attraverso le imbarcazioni in dotazione. Credit: Paolo DF

Longarone, ottobre 1963.
Il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza (odierna Polizia di Stato) invia sul posto il Battaglione Soccorso Pubblico del 2° Reparto Celere di Padova e gli uomini del 5° Reparto Mobile di Vicenza. Viene allestito il campo-base per il coordinamento radio, nominativo "Volpe 1". La Polizia, chiamata principalmente per i peculiari compiti istituzionali di tutela della pubblica sicurezza, si trovò a cooperare fin dall'alba del 10 ottobre con tutti gli altri soccorritori nella ricerca dei superstiti, nel soccorso ai feriti e nel recupero dei corpi delle vittime. Foto scattata da Bepi Zanfron; Credit: Paolo DF

I militari del 2° Reparto Celere Guardie di P.S. impegnati nei soccorsi. L'ufficiale in primo piano a sinistra è il colonnello di P.S. Gaetano Genco, fondatore del 2° Celere e in quel momento nominato Ispettore della IV° Zona Circoscrizionale, sul posto con funzione di coordinatore. Foto di Lorenzo Manigrasso, credit forum Polizia nella Storia

Una Fiat AR51 del 2° Reparto Celere Guardie di P.S. sul luogo del disastro: ci troviamo dell'area di Longarone in destra Piave, all'altezza dei "murazzi"; sullo sfondo, la frazione di Castellavazzo. Foto di Bepi Zanfron, credit forum Polizia nella Storia

Una foto passata alla storia: la linea ferroviaria Belluno - Longarone - Calalzo completamente distrutta. Su di essa si aggirano i militari del 2° Reparto Celere Guardie di P.S. (credit: forum Polizia nella Storia)

Una guardia di P.S. del 5° Reparto Mobile di Vicenza tra le macerie di Longarone. Foto di Lorenzo Manigrasso; credit forum Polizia nella Storia

I militari del Corpo delle Guardie di P.S. durante l'attività di soccorso. Due guardie si aggirano tra le macerie di un edificio per cercare di recuperare ogni elemento utile alla successiva identificazione delle vittime. Foto scattata da Bepi Zanfron; credit: Paolo DF.


Fin dalle prime luci dell'alba si cerca di ripristinare la viabilità interrotta per agevolare l'arrivo dei soccorsi via terra. I militari ritratti appartengono al Battaglione Soccorso Pubblico del 2° Reparto Celere Guardie di P.S. di Padova; sullo sfondo della prima foto, un elicottero AB47 probabilmente del 2° Reparto Volo dell'Esercito di Bolzano (credit: forum Polizia nella Storia)


I militari del 2° Reparto Celere Guardie di P.S. concorrono attivamente nella ricerca e recupero delle salme, affiancando Vigili del Fuoco, Alpini e militari dell'Esercito: un compito pietoso che mise a dura prova i nervi di ragazzi molto giovani. Queste sono le uniche immagini che pubblichiamo su questo argomento. Foto di Lorenzo Manigrasso, credit forum Polizia nella Storia





A Longarone il Corpo delle Guardie di P.S. concorre nell'evacuazione dei superstiti che hanno patito la distruzione o il grave danneggiamento delle proprie abitazioni. Molti di loro non faranno più ritorno al paese. Foto di Bepi Zanfron, credit forum Polizia nella Storia


Militari del 2° Reparto Celere di Padova impegnati tra le macerie nella ricerca e recupero di ogni effetto personale utile all'identificazione delle vittime che venivano recuperate. Foto di Bepi Zanfron; credit: Paolo DF

Militari del 2° Reparto Celere di Padova sul luogo del disastro a bordo delle Fiat AR51 in dotazione. In secondo piano si intravvede il gigantesco lago lasciato dall'impatto dell'ondata di tracimazione e - sullo sfondo - le case di Codissago. Foto scattata dalla guardia di P.S. Lorenzo Manigrasso; credit: Paolo DF

Longarone, ottobre 1963.
Una Compagnia di Alpini percorre a piedi ciò che resta del vecchio tracciato della s.s. 51 d'Alemagna, quasi interamente distrutto. Sullo sfondo, l'uscita della forra che porta evidenti i segni lasciati dall'ondata di tracimazione. In volo, un elicottero Sikorsky S58 della USAF. Credit: Paolo DF

Longarone, notte tra il 9 e il 10 ottobre 1963.
Una delle foto scattate ai primi soccorritori che si affacciarono su Longarone poco dopo il disastro, in condizioni operative estremamente precarie. Al momento non è ancora chiara la portata della sciagura: lo diventerà con le prime luci dell'alba. Credit: Giovanni Kranz

Le attività di soccorso videro la partecipazione massiccia anche di strutture private, ciascuna per le proprie competenze. L'industriale Giovanni Borghi, titolare della Società Italiana Refrigeranti IGNIS, non esitò a mettere a disposizione il proprio elicottero personale, un Agusta Bell 45J2 appena acquistato e registrato. Credit: Paolo DF

L'evacuazione degli abitanti di Casso ad opera di un elicottero Sikorsky S58 USAF è uno dei momenti più drammatici dei giorni successivi al disastro: la gente deve abbandonare in fretta tutto ciò che ha, verso una destinazione lontana, piena di incognite. Credit: Paolo DF

La foto è molto bella anche se offre una prospettiva molto "schiacciata", tipica delle macchine fotografiche dell'epoca. Tuttavia permette di vedere bene la frana alle spalle della diga e i segni lasciati dall'ondata di tracimazione nella forra; in primo piano un elicottero Sikorsky S58 USAF e una Fiat AR51, probabilmente dell'Arma dei Carabinieri in base agli "stanag" riportati sotto il parabrezza. Credit: Archivio Storico Corriere della Sera RCS

Longarone, ottobre 1963.
La USAF mette a disposizione anche un elicottero Kaman HH43B utilizzato per il trasporto sul posto delle attrezzature sanitarie di prima emergenza. Credit: Paolo DF

Il 2° Reparto Volo dell'Esercito Italiano di stanza a Bolzano mette subito a disposizione i piccoli e maneggevoli Agusta Bell 47, indispensabili per i sorvoli di ricognizione dell'area del disastro. In questa foto due civili - probabilmente funzionari appartenenti a qualche Ente - prima del decollo. Credit: Paolo Bersagliere (figlio del pilota).

La dislocazione degli Agusta Bell 47 del 2° Reparto Volo dell'Esercito Italiano sull'area del disastro. Di particolare impressione la casa alle spalle dei piloti, dalla quale è stata asportata di netto un'intera sezione che vi era addossata. Credit: Paolo Bersagliere.

Ancora una foto dei piloti militari degli Agusta Bell 47 del 2° Reparto Volo dell'Esercito Italiano inviati a Longarone. Credit: Paolo Bersagliere.




Longarone, ottobre 1963: in primo piano, un elicottero Sikorsky S58 della base americana di Aviano sorvola a bassa quota l'area dove prima sorgeva il paese; analoga operazione sta effettuando l'elicottero AB412 in secondo piano. I velivoli si rivelarono indispensabili sia per la rapida evacuazione dei superstiti, sia per il soccorso ai feriti, ma anche per l'individuazione delle salme (credits quotidiano La Stampa)



Il Centro Comando Avanzato dei VV.F. allestito presso la fabbrica "Faesite": dalla foto si può notare come la fabbrica sia stata soltanto sfiorata dalla gigantesca ondata di discesa lungo il Piave (credits: Quaderni di Storia Pompieristica)

La Croce Rossa Italiana sul luogo del disastro (fonte come da didascalia)

I soccorsi sulla spianata ove prima sorgeva Longarone: il Piave è tornato a scorrere e i militari devono procedere attraverso strutture provvisorie realizzate con quanto era a portata di mano (foto originale di Bepi Zanfron, ricolorata da Roberto Minardi)

I soccorritori cercano di recuperare quanto ancora integro, ma anche semplici ricordi di chi ha perso tutto

La pietosa opera di recupero delle salme. Un compito gravoso che mise a dura prova moltissimi soccorritori, alcuni dei quali dovettero essere sostituiti per l'insorgenza di crisi nervose

I militari dell'Esercito aiutano i superstiti nel recupero dei loro effetti personali, cercando di individuare ove prima sorgeva la loro abitazione

Gli abitanti di Erto e Casso vengono evacuati con gli elicotteri provenienti dalle basi USA di Aviano e Vicenza

La vicinanza ai sopravvissuti, in cui ciascun soccorritore vide un proprio caro

Una foto che vale più di ogni parola...

Il militare Serafino Scartoni, conducente di uno dei mezzi pesanti per trasporto ruspe giunti a Longarone (concessione della famiglia)

Giorni successivi al disastro. Uno scatto del fotoreporter del quotidiano "Il Giorno" immortala un'immagine iconica: un sacerdote recita una preghiera dove un tempo sorgeva la chiesa parrocchiale di Longarone, di cui restano solo gli scalini; su di essi, un militare consuma un pasto frugale prima di riprendere le operazioni di ricerca

I soccorsi si spinsero ovunque c'erano tracce del passaggio dell'onda di discesa. Qui siamo appena a sud di Longarone, a sinistra si vede il ponte della ferrovia (foto Gabriele Milani/Archivi Rcs, credits Corriere della Sera)
