La tragedia del Vajont, in un'epoca in cui il moderno concetto di Protezione Civile era ancora sconosciuto, dimostrò tutto il grande cuore degli Italiani. Non solo i Corpi dello Stato, ma anche i semplici cittadini collaborarono spalla a spalla in un'incessante opera di volontariato. 

Per il massimo rispetto che portiamo verso i sopravvissuti, i familiari delle vittime e in generale nei confronti della sensibilità di chiunque non verranno postate foto dal contenuto scabroso.

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Centro Comando Avanzato VVF

Centro Comando Avanzato VVF

Il Centro Comando Avanzato dei VV.F. allestito presso la fabbrica "Faesite": dalla foto si può notare come la fabbrica sia stata soltanto sfiorata dalla gigantesca ondata di discesa lungo il Piave (credits: Quaderni di Storia Pompieristica)

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La Croce Rossa Italiana sul luogo del disastro (fonte come da didascalia)

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I soccorsi sulla spianata ove prima sorgeva Longarone: il Piave è tornato a scorrere e i militari devono procedere attraverso strutture provvisorie realizzate con quanto era a portata di mano (foto originale di Bepi Zanfron, ricolorata da Roberto Minardi)

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I soccorritori cercano di recuperare quanto ancora integro, ma anche semplici ricordi di chi ha perso tutto

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La pietosa opera di recupero delle salme. Un compito gravoso che mise a dura prova moltissimi soccorritori, alcuni dei quali dovettero essere sostituiti per l'insorgenza di crisi nervose

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I militari dell'Esercito aiutano i superstiti nel recupero dei loro effetti personali, cercando di individuare ove prima sorgeva la loro abitazione

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Gli abitanti di Erto e Casso vengono evacuati con gli elicotteri provenienti dalle basi USA di Aviano e Vicenza

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La vicinanza ai sopravvissuti, in cui ciascun soccorritore vide un proprio caro

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Una foto che vale più di ogni parola...

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Il militare Serafino Scartoni, conducente di uno dei mezzi pesanti per trasporto ruspe giunti a Longarone (concessione della famiglia)

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Giorni successivi al disastro. Uno scatto del fotoreporter del quotidiano "Il Giorno" immortala un'immagine iconica: un sacerdote recita una preghiera dove un tempo sorgeva la chiesa parrocchiale di Longarone, di cui restano solo gli scalini; su di essi, un militare consuma un pasto frugale prima di riprendere le operazioni di ricerca

 

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I soccorsi si spinsero ovunque c'erano tracce del passaggio dell'onda di discesa. Qui siamo appena a sud di Longarone, a sinistra si vede il ponte della ferrovia (foto Gabriele Milani/Archivi Rcs, credits Corriere della Sera)