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29 luglio 1960.
Edoardo Semenza prosegue gli approfondimenti del proprio studio sulla stabilità del versante sinistro, iniziato nella primavera del 1959 all'indomani della frana di Pontesei. Si sofferma in particolare sul rio Massalezza, quel torrente che scendeva dal Toc circa al centro della massa di frana e che ne costituirà l'imbrifero. Documenta così un dato allarmante: il greto del torrente - al momento della foto in secca - geologicamente si divide in due zone tra loro completamente diverse. Alla solida roccia in posto della sua destra idrografica (sinistra per chi guarda la foto) si oppone l'altra riva, che presenta roccia molto fratturata, a tratti milonitica, con il materiale incoerente trattenuto da marne e argille.
Al momento dello scatto di queste foto non si parla ancora della gigantesca paleofrana, che emergerà solo tra un paio di mesi con le prime fessurazioni a quote elevate, seguite dal primo distacco del 4 novembre 1960, e della quale si ignora ancora l'esistenza. Tuttavia l'individuazione di questo problema sul Massalezza è un nuovo preoccupante campanello d'allarme cui la SADE risponderà con una campagna geologica più invasiva, attraverso gli scavi di cunicoli di ispezione che penetreranno la montagna per centinaia di metri.
Le foto sono di proprietà della famiglia Semenza. Ringrazio il dott. Pietro Semenza per la concessione del materiale.

Nell'agosto del 1959 Edoardo riprenderà in mano questa foto per evidenziare la struttura del Colle Isolato, la cui conformazione geologica è completamente diversa da quella sottostante su cui è addossato. Il geologo è quindi convinto che in epoca preistorica sia già avvenuta una frana che si era staccata dal versante del Toc. I fatti gli daranno ragione.

16 agosto 1959
Edoardo Semenza (credits foto, si ringrazia il dott. Pietro Semenza) è nel pieno della sua campagna di studio della valle del Vajont, dove sorgerà il bacino artificiale. C'è stata la frana di Pontesei neanche 5 mesi prima, e molti dubbi si stanno affollando nella mente di papà Carlo, poco convinto dalla sicurezza con cui Dal Piaz aveva confermato che la val Zoldana e la valle del Vajont avevano un'orogenesi diversa.
Edoardo ha già individuato un primo problema: quello del Colle Isolato (tratteggiato in foto, presa dal ponte del Colomber verso monte, la diga sta sorgendo alle spalle del fotografo): una porzione di montagna appoggiata in destra idrografica, ma che geologicamente non c'entrava nulla, avendo invece le stesse caratteristiche della roccia in sinistra, lato monte Toc.
Il mese successivo allo scatto di questa foto, Edoardo scoprirà il secondo grande problema: il rio Massalezza, nel cui letto verrà trovata un'opposizione tra solida roccia in posto e roccia molto fratturata, addirittura milonitica, tenuta assieme da un'amalgama di marne e argilla. Il rio Massalezza costituirà infatti la "cerniera" della frana del 9 ottobre, agendo come imbrifero nei confronti del piano di scivolamento: ma questo si scoprirà solo dopo, con lo studio Selli-Trevisan del 1964....

A seguito della caduta della frana del 4 novembre precedente, avvenuta durante la prima prova di invaso a quota 650, si procede allo svaso del bacino riportando il livello dell'acqua a quota 590. Alla data dello scatto sono già iniziati i lavori di scavo della galleria di sorpasso frana che termineranno nel settembre successivo, con entrata in funzione al 5 ottobre.
La prima eccezionale fotografia - scattata dal sito ove si trovava un tempo l'albergo "al Colomber", come indicato dalla freccia rossa nella seconda foto - rende bene l'idea di molte cose tra cui:
- a sinistra della foto sono bene evidenti i segni lasciati dall'acqua a quota più alta; si nota anche il tracciato della strada vecchia per Erto, già interessata dalla prima sommersione. La stessa strada verrà nuovamente sbancata per consentire il transito dei mezzi di cantiere.
- al centro, dall'acqua emergono quelli che paiono detriti recenti, non evidenziati prima dell'inizio degli invasi. Si dovrebbe trattare di materiale detritico proprio della frana del 4 novembre, come spiegato anche da Edoardo Semenza a pag. 84 del suo libro "La storia del Vaiont". In tale caso, la vecchia forra sottostante risulterebbe già ostruita.
- sullo sfondo, la Punta del Toc che sarà a propria volta interessata da crolli marginali proprio in quel periodo.
Credits:
- prima foto, famiglia Semenza e K-Flash Edizioni (si ringrazia il dott. Pietro Semenza);
- seconda foto: ProgettoDighe.

- località Conteòna. Si tratta di un colle molto particolare che sorge adiacente all'antichissima frana di San Simone;
- la strada provinciale Longarone - Erto e la località Frasein;
- l'antichissima frana di Calcare del Vajont che verrà localizzata come il margine orientale della frana del 9 ottobre;
- la strada di circonvallazione del lago in località Punta del Toc - borgata Piarìn;
- la nicchia di distacco della futura frana del 4 novembre 1960. L’area appare ancora coperta dalla vegetazione.
Ringrazio come sempre Karim Manarin e la sua pagina Le Vie della Memoria per questi importantissimi contributi.

La foto di C. Manarin è del marzo 1960, rielaborata da Edoardo Semenza con precise indicazioni nel suo testo "Storia del Vaiont".
Ci troviamo in sponda destra del bacino, tra Casso e il Colle Isolato. Viene presa una porzione più settentrionale della paleofrana. È utile evidenziare sulla sinistra una nicchia di distacco di una frana staccatasi ai primi di quel mese e che ha interessato una zona dove nelle foto più vecchie già pubblicate sul gruppo c’era lo spigolo del Toc.
Di questa frana (che precede di 8 mesi quella del novembre 1960) ci sono pochissimi accenni.

Torniamo a parlare della frana di Pontesei e delle sue ormai innegabili similitudini con la frana del Vajont.
Questa foto è stata presa dal coronamento della diga di Pontesei il 23 o 24 marzo 1959 da I. Vielmo durante le operazioni di ricerca del corpo di Tiziani.
Ho indicato e numerato in rosso i particolari d'interesse:
1. la strada di servizio percorsa al momento della frana da Arcangelo Tiziani, dall'ing. Linari e dal geom. Marinello
2. le pendici prive di vegetazione usate da Linari e Marinello per mettersi in salvo; Tiziani si trovava un po' più indietro e non ebbe scampo. Le pendici sono rivestite con protezioni in vimini
3. i muri di contenimento della strada indicata anche al punto 6, trascinati dalla frana ben più a valle rispetto alla loro posizione originaria
4. il bosco sovrastante il corpo frana e trascinato da essa: al Vajont avverrà la stessa cosa con le due porzioni di bosco posti alle estremità delle due zolle
5. la nicchia di distacco della frana, molto simile alla "lama" costituita dal piano di scivolamento del Toc
6. la strada statale che risale la val Zoldana, interrotta dalla frana che ne ha trascinato via la porzione di cui al punto 3




A sinistra: 14 aprile 1960. A destra: 9 novembre 1960.
Ci troviamo sul fianco sinistro della valle, su Pian della Pozza. Ad aprile c'era già stato un primo piccolo movimento di circa una decina di metri della prima zolla di frana. Tale movimento non viene messo in diretta dipendenza con l'assorbimento dell'acqua del lago (che in quel periodo non era ancora arrivato a lambire il piano inferiore di slittamento della paleofrana), bensì con l'azione di sbancamento dei fianchi della valle destinati ad accogliere le spalle della diga.
La foto di destra evidenzia il margine superiore della frana del 4 novembre 1960 e il suo piano di slittamento. Geologicamente si notano le rocce stratificate dei "banchi di Socchèr": si trattava di quella "roccia compatta" già individuata da Dal Piaz e rilevata anche da Muller. Solo che Dal Piaz aveva ritenuto le rocce fratturate sovrastanti "sfasciume superficiale", mentre il piano di slittamento della paleofrana era costituito da uno strato continuo di argilla.
Paradossalmente, se si fosse stata individuata quest'ultima si sarebbe compreso il reale piano di slittamento dell'intera frana....



Le numerazioni riportate corrispondono a:
