Ringraziamo sentitamente gli amministratori del sito ProgettoDighe per la concessione del materiale fotografico a corredo del presente articolo che vuole offrire solo un quadro di sintesi del progetto, rimandando per gli aspetti più strettamente tecnici al sito già citato.
La galleria di sorpasso frana è probabilmente il progetto più discusso dopo quello della diga, e che ancora oggi divide l'opinione pubblica sulla sua funzione e sulla sua realizzazione.
Venne concepito nel 1959 quando le prime indagini condotte da Edoardo Semenza e Franco Giudici portarono all'individuazione di una gigantesca paleofrana sul versante del monte Toc. La possibilità ancorchè remota che le acque del bacino artificiale potessero attivarla, dividendo il lago in due aree separate e quindi non in grado di essere utilizzate per gli scopi dell'impianto, indussero gli ingegneri della SADE (Carlo Semenza e Mario Pancini) a elaborare un sistema di bypass attraverso una galleria scavata in roccia dove convogliare le acque del bacino di monte verso il bacino di valle, a ridosso della diga: secondo il principio dei vasi comunicanti, in questo modo si sarebbe garantita comunque una quota costante dell'invaso e la sua fruibilità per la produzione di energia elettrica.

Lo schema della galleria di sorpasso frana tratto dallo studio Selli-Trevisan (1964)
L'opera fu realizzata a tempo di record tra il febbraio 1961 e il successivo mese di settembre, con entrata in funzione a ottobre. La celerità della realizzazione (con una condotta in galleria sul fianco destro del bacino, sotto gli abitati di Erto e Casso) fu garantita dalla cooperazione di ben due ditte specializzate, la "Monti" e la "Zadra".
Va precisato un dato importante: la galleria di sorpasso frana viene spesso confusa con la galleria di bypass. Si tratta di due cose diverse.
• Galleria di sorpasso frana
Orientamento Est -> Ovest, segue il vecchio tracciato della prima galleria di sorpasso passando sotto i paesi di Erto e Casso, scaricando l'acqua del lago residuo nella forra appena oltre la diga, in sponda destra. Serve a mantenere il livello del lago residuo a quota 635.
• Galleria di Bypass
Orientamento Nord -> Sud contiene la condotta in pressione verso il serbatoio di Val Gallina, "bypassando" (di qui il nome) il secondo ponte tubo oggi funzionalmente dismesso.
Dati tecnici galleria di sorpasso frana:
• lunghezza 1800 metri;
• diametro galleria 4,5 metri;
• quota di partenza 617,4 in località "Mulini delle Spesse";
• quota di arrivo 600,7 a ridosso della diga del Vajont
• due "finestre" di servizio collocate a ovest del Ponte di Casso (quota 613,9) e al vecchio ponte del Colomber (quota 608).

Costruzione della finestra di servizio presso il vecchio ponte del Colomber, ormai sommerso dall'acqua: in basso a destra si possono scorgere i resti delle fondazioni dell'albergo Colomber, demolito in precedenza. (ProgettoDighe, per gentile concessione)


1961. Le due foto di scavo della galleria di sorpasso frana. Sulla prima non vi è certezza sulla corretta collocazione della foto che potrebbe ritrarre tanto l'imbocco della presa realizzata a quota 617,4 appena oltre la località "Mulini delle Spesse" (che avrebbe garantito il collegamento tra i due settori del bacino divisi dalla frana) quanto la finestra di adduzione ubicata presso l'abitato del Colomber (seconda foto), questo perchè i siti erano molto simili e anche il confronto delle varie foto non permette una maggiore definizione dei particolari (credits archivio famiglia Semenza, si ringrazia il dott. Pietro Semenza per la concessione)
La potente onda di risalita verso monte causata dalla frana del 9 ottobre 1963 provocò la distruzione di alcune infrastrutture (ad esempio il ponte del Cerenton), sommergendo l'imbocco della galleria di sorpasso che rimase completamente ostruito.
L'impossibilità di scaricare a valle l'acqua che si stava progressivamente accumulando nel lago residuo (di seguito, lago C) già all'indomani del disastro creò un'ulteriore emergenza a causa della costante crescita di quota verso il passo di S. Osvaldo. Venne quindi realizzata in val Tuora una provvisoria stazione di pompaggio che, attraverso tubature in contropressione, riportasse la quota del lago C a livelli di sicurezza. Infatti il lago C aveva raggiunto ben presto una quota di ben 728 metri s.l.m., ben superiore perfino alla quota di massimo invaso garantita dalla diga e tale da mettere a rischio gli abitati di Erto e di Cimolais. La stazione di pompaggio funzionò H24 con una capacità di assorbimento di 2 mc/s dal bacino (poi aumentata a 2,5 mc/s) attraverso 10 elettropompe centrifughe ad asse inclinato telescopico in modo tale che le condotte potessero essere allungate o accorciate a seconda del livello del lago mediante l'impiego di carrelli. L'acqua così pescata veniva riversata in una prima vasca di laminazione da cui veniva di nuovo ripescata da due tubi metallici e fatta scorrere su alcune canalette in legno (oggi non più esistenti) fino al passo S. Osvaldo ove veniva immessa nel rio Tremeneggia e quindi nel torrente Cimoliana.
Tutte le opere realizzate in parallelo al ripristino della galleria di sorpasso oggetto di questo topic sono catalogate come scarichi lago residuo.

Questa aerofoto, scattata dall'Aeronautica Militare il 22 ottobre 1963, immortala il margine occidentale del lago residuo addossato alla frana del Toc che ne ostruisce completamente il deflusso a valle. La quota 746 è quella della linea tratteggiata; l'acqua si attesta a una quota di 728, molto alta soprattutto se si pensa che sarebbe stata 6 metri oltre il coronamento della diga....

La stazione di pompaggio (1964)

Una rara immagine della canaletta in legno che dalla vasca di laminazione della stazione di pompaggio trasferiva l'acqua in val Cimoliana (credits Archivio Zambet)
Tale struttura funzionò a ritmo serrato dal marzo all'agosto 1964 mentre si procedeva allo sgombero della galleria di sorpasso dai detriti di frana e alla costruzione di un nuovo imbocco. Le condotte, attraverso un complesso sistema di tubazioni anche in galleria, andavano in scarico in contropressione verso passo S. Osvaldo e quindi verso Cimolais. Per garantire la sicurezza anche in caso di improvvise piene del lago vennero creati tre punti di spillamento tramite cui riversare le acque in eccesso nella galleria di sorpasso e numerose vasche di contenimento.

Uno schema dei tre scarichi del lago residuo eseguito da Daniele Zamò per ProgettoDighe
I lavori per il ripristino della galleria di sorpasso previdero l'apertura di due nuovi punti di presa, il più elevato dei quali a quota 721 (scarico di massima quota) e l'altro leggermente più in basso a quota 640, con scarico in val Cimoliana. Verso la diga la galleria di sorpasso dal punto di presa di quota 635 va a scaricare dall'attuale finestra in roccia sul versante destro della forra, appena dopo lo sbarramento.

1979-1980: la costruzione del nuovo punto di presa del lago C, sovradimensionato per garantire il funzionamento anche in caso di piena. In basso a sinistra si nota l'imbocco della vecchia galleria di sorpasso del 1961 (credits Simone Aime)

Il nuovo punto di presa della galleria di sorpasso realizzato nel 1979 a quota 635: in fase di costruzione e come lo vediamo oggi (credits ProgettoDighe, per gentile concessione)

L'attuale punto di presa del lago C costruito nel 1979-1980. Il vecchio imbocco della galleria di sorpasso (1961) rimane sotto acqua

Il punto di presa a quota 640 (credits archivio fotografico Enrico Vicini)

Le due frecce rosse indicano i due punti di presa di quota 640 (a destra) e di quota 635 (a sinistra)

Il punto di presa a quota 721 (testo e foto di Davide Serpagli)
Lo scarico della galleria a valle della diga cade nella forra e di lì si ricongiunge al Piave attraversando un sistema di briglie per lo sghiaiamento dell'acqua.

Lo scarico della galleria di sorpasso a valle della diga. In basso si scorge l'accesso della galleria SADE (credits ProgettoDighe)
Interessante anche questo schema che riassume la posizione delle gallerie di sorpasso di vecchia e nuova realizzazione, con i relativi scarichi a valle della diga e le stazioni di spillamento:

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