
Edoardo Semenza in una foto successiva al disastro (ricolorata da Paolo DF)
Il suo ruolo al Vajont
Edoardo Semenza è il Geologo che ha scoperto la frana, è il figlio dell’ingegnere e progettista della diga Carlo Semenza. nasce a Vittorio Veneto il 24 agosto 1927. Svolge i suoi studi all’Università di Padova dove si laurea in Geologia.
Edoardo Semenza ha avuto un ruolo determinante e di primo piano in tutta questa vicenda. Troppo spesso dimenticato o passato in secondo piano a favore di Müller, quest’uomo è stato il primo che, attraverso studi e analisi dettagliate, è arrivato a ipotizzare la presenza di una frana, mettendone in evidenza anche possibili dimensioni prima ancora che si manifestasse.
Edoardo entra in scena nel luglio del 1959, a questo punto della vicenda la diga del Vajont è in costruzione e, a grandi linee quasi a metà dell’opera.

Diga nel Luglio 1959 (Foto TORNO; archivio Simone Aime)
Le indagini obbligatorie sulle sponde erano state eseguite a corredo dei vari progetti già a partire da metà degli anni 20, e non avevano portato alla presenza di particolari problematiche. Sia Dal Piaz che Muller avevano individuato diverse zone soggette a pericolo di franamento nella zona del Toc ma tali da non pregiudicare la realizzazione del progetto.
A seguito della frana avvenuta a Pontesei nel marzo del 1959 e diverse problematiche che si stavano verificando al paese di Vallesella affacciato sulle sponde del lago di Pieve di Cadore, la SADE decide di effettuare una serie di indagini più approfondite al Vajont al fine di determinare la tenuta delle sponde alle sollecitazioni degli invasi, considerando il fatto che a Pieve di Cadore l’infiltrazione dell’acqua nel terreno stava provocando lo slittamento dell’abitato di Vallesella verso il lago. Le indagini dovevano tenersi su entrambe le sponde per verificare sia la tenuta del paese di Erto sulla sponda destra, sia quella delle pareti del Monte Toc sulla sponda sinistra. Da tener presente che queste indagini non erano soggette o decise da alcun ente pubblico ma interne alla SADE per propria valutazione. La SADE commissiona questa serie di indagini al geotecnico Leopold Muller, che già si stava occupando della tenuta delle spalle della diga, il quale redige una serie di studi che lo stesso Edoardo dovrà svolgere sulle sponde del bacino. Sul versante sinistro, già dopo un mese dall’inizio dei suoi studi, nell’agosto del 1959, Edoardo scopre gravi ed evidenti segni di instabilità sulla sponda del Toc.
Sul versante destro, pur non evidenziando anomalie pericolose, evidenzia due masse anomale che hanno caratteristiche diverse dal resto del versante e che hanno invece molte somiglianze geologiche con il versante opposto. Battezza la parte più ad est con il nome di “Colle Isolato”

(Foto di E. Semenza 1959)
Queste osservazioni lo portano ad ipotizzare la presenza di un’antica frana che già in passato abbia coperto l’alveo del Vajont. Con gli anni poi il fiume si sarebbe scavato un nuovo alveo fino ad assumere la conformazione conosciuta nel 1959, lasciando parte di quell’antica frana sul lato destro della valle. Esprime questa sue ipotesi attraverso uno schizzo schematico sul suo taccuino alla fine dell’agosto 1959.

Schizzo di Edoardo Semenza riguardo all’ipotesi di caduta di un’antica frana. (E. Semenza)
I: Antica situazione pre frana
II: Caduta dell’antica frana all’interno dell’alveo del Vajont
III: Conformazione del 1959 dove il torrente Vajont, attraverso migliaia di anni di erosione si è scavato il suo nuovo alveo.
Egli ipotizza dunque che con l’avvio del bacino artificiale questa vecchia frana possa rimettersi in movimento e rioccupare nuovamente la gola del Vajont portando a gravi conseguenze vista la presenza del lago. Ritiene inoltre possibile un’elevata velocità di franamento qualora il piano di scivolamento della massa sia particolarmente inclinato. Egli valuta questa possibile massa instabile in 50 milioni di metri cubi di roccia.

(Archivio E. Semenza)
Edoardo mette a corrente il Padre ed il geotecnico Muller delle scoperte fatte e ritiene opportuno anche estendere le indagini a quote superiori rispetto a quelle esaminate fino a quel momento. Prima di consegnare alla SADE la relazione con le proprie conclusioni, Edoardo riceve una comunicazione dal padre che lo invita a far esaminare la relazione anche a Dal Piaz e successivamente rivedere, attenuandole, alcune parti dello scritto.

(archiviodigitale-icar.cultura.gov.it)
La relazione viene consegnata alla SADE nel giugno del 1960, quasi un anno dopo l’inizio delle indagini. I movimenti che nel frattempo vengono registrati da caposaldi installati dal maggio 1960 a seguito della prima prova d’invaso sembrano dare conforto alle ipotesi di Edoardo, ma Dal Piaz propende più per un assestamento della sponda, normale, secondo, lui all’avvio di bacini artificiali.
Anche Muller sembra non dare conforto alle ipotesi di Edoardo, afferma che la frana, se effettivamente presente, sia una frana di neo formazione. Si decide a questo punto di proseguire con nuovi rilievi. Queste indagini, sempre svolte da Edoardo in base alle indicazioni fornite da Muller, si svolgono tra luglio e agosto del 1960. Edoardo non solo conferma la presenza di una frana antica ma addirittura ne estende le dimensioni, ipotizza però che il piano di slittamento sia a forma di sedile, il che scongiurerebbe un’elevata velocità di caduta all’interno del bacino.

(Foto E.Semenza)
Ad ottobre, poco dopo quindi la formulazione delle sue considerazioni, si apre una grande fessura a forma grossomodo di M di oltre 2 chilometri di lunghezza a definire il perimetro ipotizzato da Edoardo.

(E.Semenza Novembre 1960)
Nel frattempo, con il primo invaso in corso i movimenti aumentano ed il 4 novembre del 1960 una frana dell’ordine di 700000 metri cubi cade nell’invaso fortunatamente non provocando danni. Evidentemente si era mosso qualcosa di molto profondo che aveva portato al conseguente franamento della parte marginalmente più esposta.

(E. Semenza Novembre 1960)
A questo punto Carlo Semenza si rende conto che le conclusioni del figlio debbano essere prese sul serio e si convince che effettivamente si sia in presenza di una grossa massa in movimento.
In questo momento della storia la costruzione della diga è giunta al termine, e qualsiasi cosa ci sia sulla sponda del toc non ci si può più fermare. Nel febbraio del 1961, in base alle ricerche concluse di Edoardo Semenza, Muller redige un rapporto nel quale stima in 200 milioni di metri cubi la massa di materiale in movimento.
Sempre nel 1961 lo scavo per la realizzazione della galleria di Bypass, progettata da Carlo Semenza per collegare i due diversi laghi che si sarebbero formati dopo la caduta della frana, evento ritenuto ormai inevitabile, porta alla luce detriti alluvionali alla base del colle isolato, altro non erano che i residui alluvionali del vecchio alveo del Vajont. Questa scoperta è un ulteriore e decisiva prova della correttezza dell’ipotesi di Edoardo.
Oltre allo studio della massa in movimento, Edoardo viene coinvolto anche per ricostruire un possibile piano di scivolamento da utilizzare sul modello fatto costruire dalla SADE per prevedere le possibili conseguenze che provocherebbe la caduta della frana sulla diga. Dopo una prima serie di esperimenti con piano uniformemente inclinato a 30 e a 42 gradi, nella seconda serie di prove viene infatti modificato il piano secondo le ipotesi formulate dal geologo.
Edoardo non svolge altri studi fino a dopo la caduta della frana, quando viene chiamato, insieme al professore Daniele Rossi, per effettuare indagini su altri possibili franamenti dopo la caduta della massa. Il timore riguarda la zona della Costa delle ortiche il così detto “diedro” della frana.

(D. Serpagli )
Si teme infatti un ulteriore crollo di questa parte del monte Toc che, franando nel lago residuo, arrivato a lambire la parte più bassa di Erto, possa provocare ondate che mettano in pericolo le case del paese. Per questo motivo gli abitanti di Erto vengono allontanati dal paese.
Le analisi di Edoardo portano a valutare Questa zona come sicura in quanto presenta un andamento degli strati tale da renderne altamente improbabile il crollo, completamente differente rispetto alla parte adiacente franata. Purtroppo le assicurazioni di Rossi e Semenza sulla non pericolosità della Costa delle Ortiche, fondate sulla loro conoscenza della geologia, non vengono accettate dai responsabili ENEL, di conseguenza la popolazione di Erto è tenuta lontana dal Paese per diversi anni. Questa parte del monte Toc non si è mai mossa fino ai giorni nostri, testimonianza della correttezza delle affermazioni di Semenza e Rossi.
Ancora oggi non si parla abbastanza di questa figura. Il perimetro della frana lo si definisce spesso ancora con il termine “M di Müller”, dando al Geotecnico il merito della scoperta della frana. Ma bisogna dare il giusto merito a chi, attraverso studi ed analisi è arrivato ad ipotizzare la presenza, poi confermata, della paleofrana sulla sponda del Toc.
Davide Serpagli
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