Il Suo ruolo al Vajont.
Giorgio Dal Piaz
Giorgio dal Piaz è il geologo che ha seguito fin dall’inizio l’evolversi dei progetti sul Vajont attraverso analisi geologiche delle zone interessate.
Ordinario di Geologia all’Università di Padova e consulente SADE, nasce a Feltre (Belluno) il 29 marzo 1872. Nel 1897 consegue a Padova la laurea in Scienze Naturali col prof. Giovanni Omboni, che lo vuole al proprio fianco come assistente nell’Istituto geologico di quell’Ateneo. Nel 1902 ottiene la libera docenza; nel 1909 vince il concorso per la cattedra di Geologia dell’Università di Catania e subito è chiamato a Padova come successore di Omboni. Nel 1916 riceve il Premio Reale per la Mineralogia e la Geologia.
Era considerato uno degli esponenti di maggior rilievo in abito geologico. E’ lui che attraverso una relazione del 1928 consiglia all’ingegner Carlo Semenza la zona del Ponte Colomber quale sede più adatta alla costruzione di un’imponente diga a discapito della zona del Ponte di Casso per l’uniformità e la compattezza della roccia dei fianchi, ed in effetti per quel che riguarda il punto d’appoggio della struttura non aveva torto.
Le diverse relazioni che si susseguono negli anni a corredo dei diversi progetti presentati fino al 1957 non evidenziano particolari problematiche secondo il geologo anche quando, a partire dal 1948, Carlo Semenza chiede un parere tecnico riguardo ad un possibile aumento di altezza della diga: dai circa 207 metri in progetto in quel momento fino ad un’altezza di quasi 270 metri nella testa del progettista.

Lettera di Carlo Semenza a Dal Piaz del 11 ottobre 1948.
Il Geologo risponde con l’ormai famosa frase: “ ...le confesso che i nuovi problemi prospettati mi fanno tremar le vene e i polsi”, ma concludeva comunque che l’impressione d’insieme non era contraria ad un’eventuale innalzamento della diga.

Lettera di Dal Piaz a Carlo Semenza del 15 Ottobre 1948.
Il progetto comunque rimarrà invariato fino al 1957 e non verranno svolte altre indagini relative all’innalzamento della struttura fino al 1953, quando una serie di studi fatti eseguire da Giorgio Dal Piaz sotto l’abitato di Erto e nei pressi del passo Sant’Osvaldo rilevano che l’innalzamento dell’opera è possibile al massimo a quote dell’ordine di 725-730 metri sul livello del mare con un’altezza stimata della diga di circa 270 metri.
Sul lato opposto della valle invece individua alcune zone che possono essere soggette a franamenti ma di poco conto e tali da non pregiudicare la fattibilità del progetto.
Ci si attesta dunque nel 1957 ad una quota di massimo invaso di 722,5 ed un’altezza di oltre 260 metri. Ribadisce a corredo di quest'ultimo progetto le stesse conclusioni di precedenti relazioni sulla stabilità della zona.

Stralcio relazione geologica del 1948.
Porta la sua firma l'appendice alla relazione geologica del 1948 che accompagna il progetto "Grande Vajont" datata 31 gennaio 1957 e trasmessa al Ministero nel mese di aprile dello stesso anno e che vale per l'approvazione del progetto avvenuta nel mese di giugno, nonostante la relazione definitiva non fosse ancora pervenuta al Consiglio superiore dei Lavori pubblici. Appendice che Dal Piaz riconosce non essergli venuta tanto bene, tanto da richiedere l'intervento e l'integrazione del progettista Carlo Semenza.

Lettera di Dal Piaz a Carlo Semenza del 6 febbraio 1957.
Sempre sua la firma alla relazione definitiva e integrativa a quelle precedenti, trasmessa al Ministero a settembre nonostante il progetto fosse già stato approvato.
A seguito delle indagini di Edoardo Semenza svolte a partire dal 1959 in cui egli ipotizza la presenza di una possibile ed imponente frana, e a diversi movimenti e franamenti che si stavano verificando agli inizi del 1960, Dal Piaz interviene con una relazione datata 9 luglio 1960, in cui rileva che potrebbero essere possibili ulteriori franamenti, in quanto ogni variazione del livello del lago comporta un’azione di disturbo nella stabilità della sponda; fenomeni che indica essersi verificati in molti bacini lacustri all’avvio degli invasi. Per lui si tratta quindi di un normale processo di assestamento della sponda.

Stralcio relazione 9 Luglio 1960.
Ribadisce la totale sicurezza per quel che riguarda l’abitato di Erto, punto sul quale tutti i geologi erano unanimemente d’accordo. Infatti il paese non si è mai mosso in tutto l’arco temporale della storia, neppure dopo la caduta della frana sul Toc.
A corredo di questa relazione, in un’appendice del 24 dicembre 1960, pur rilevando la presenza di grosse e profonde spaccature tende ad escludere di trovarsi di fronte alla presenza di un’antica frana che già in passato abbia coperto il vecchio alveo del Vajont e si sia appoggiata alla sponda opposta, come invece ipotizzato da Edoardo Semenza. Dal Piaz dunque non crede alla presenza di un’antica frana, anche se le evidenze geologiche non lo portano ad escludere ulteriori franamenti all’interno del bacino.

Stralcio appendice del 24 dicembre 1960.
Dal Piaz però a questo punto della vicenda ha 88 anni e da parecchio tempo non svolge ricerche dettagliate di persona.
Il 17 ottobre del 1961 viene inaugurata la diga e durante il viaggio di ritorno, Dal Piaz è coinvolto in un incidente stradale in cui riporta gravi contusioni, non si riprenderà e morirà i 20 aprile del 1962. Come Carlo Semenza dunque un altro protagonista della storia esce di scena prima del verificarsi della catastrofe.
Davide Serpagli.
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